Ungheria: Orban cerca alleati nel Partito Popolare Europeo

Pubblicato il 2 aprile 2020 alle 13:45 in Europa Ungheria

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Il premier dell’Ungheria, Viktor Orban, ha contattato i membri del Partito Popolare Europeo, di cui egli fa parte, per cercare sostegno nella disputa sorta con il leader del gruppo, Donald Tusk. 

Nello specifico, secondo quanto rivelato da EurActiv, tra i politici contattati da Orban vi è la leader del partito alleato tedesco, il CDU, Annegret Kramp-Karrenbauer, a cui ha chiesto supporto per non far agire gli altri membri del gruppo politico europeo in linea con quanto suggerito da Tusk, il quale aveva proposto di rivalutare l’alleanza con Orban. 

Secondo il premier ungherese, rivela il Financial Times, Tusk ha espresso preoccupazioni prive di fondamento in merito all’impegno democratico di alcuni Paesi Europei. Come il leader del PPE, anche 13 Stati dell’UE hanno evidenziato il rischio della violazione dei principi democratici e dello stato di diritto, rilasciando un comunicato congiunto. Nello specifico, gli Stati che avevano firmato il comunicato congiunto, cioè Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia, non avevano menzionato espressamente l’Ungheria, ma avevano ripreso le principali critiche attratte dalla legge approvata dal Parlamento di Budapest in materia di criteri di necessità e proporzionalità.  

Nonostante le preoccupazioni di Tusk siano state condivise da altri Paesi dell’UE, l’atteggiamento dell’ex premier polacco è stato fortemente criticato da Orban, il quale ha accusato l’ex presidente del Consiglio europeo di spargere semi di divisione all’interno del gruppo politico del Parlamento europeo e di perseguire “giochi politici” interni. 

Secondo quanto evidenziato, giovedì 2 aprile, dal Financial Times, la lettera indirizzata a Kramp-Karrenbauer risale in realtà allo scorso venerdì, quando Orban stava ancora ultimando la bozza di legge sull’estensione dello stato di emergenza in Ungheria.  

Tuttavia, EurActiv ha specificato, il 2 aprile, che anche Tusk ha inviato una lettera ai suoi colleghi dell’EPP. Nello specifico, l’ex presidente del Consiglio europeo ha ricordato la già avviata discussione in merito all’espulsione del partito di Orban dal gruppo politico europeo, la quale ha più volte trovato l’opposizione di alcuni dei membri del PPE. A tale riguardoTusk ha dichiarato che, dopo aver affrontato il tema prioritario, ovvero la lotta contro la pandemia, il gruppo politico europeo tornerà su tale questione, invitando i suoi colleghi a riconsiderare la propria posizione. 

La legge sull’estensione dello stato di emergenza in Ungheria era stata approvata dal Parlamento ungherese lo scorso 30 marzo, con 137 voti a favore e 53 contrari e consente ad Orban di governare per decreto. Nonostante i tentativi dell’opposizione volti a far inserire al governo un limite temporale nella legge, questa è stata approvata nella sua forma originaria, consentendo ad Orban di governare per decreto a tempo indeterminato. In aggiunta, vi è la possibilità di condannare alla reclusione o alla radiazione dall’albo i giornalisti indipendenti che pubblicano notizie ritenute false o contrarie a quanto approvato dal governo. Da parte sua, rispondendo alle critiche, il premier ungherese ha promesso che utilizzerà i poteri straordinari ottenuti “in modo proporzionale e razionale”.    

La nuova legge estende lo stato di emergenza proclamato lo scorso 11 marzo a data da destinarsi e consente al premier di governare per decreto fino a nuove misure. Per quanto riguarda l’assenza di una scadenza, il portavoce di Orban, Zoltan Kovacs, ha dichiarato che il governo ha deciso di non includere una data di termine data la possibilità che si ammalino i parlamentari di Budapest. In aggiunta, rispondendo alle critiche in merito alle minacce alla libertà di stampa, Kovacs ha dichiarato che si tratta di dichiarazioni irresponsabili e distorte.      

Principalmente, commenta il Guardian, le critiche attirate dalla misura presentata dal Governo derivano dalla condotta di Orban nel corso dei suoi dieci anni di premiership. Nello specifico, sono state molteplici le accuse rivolte al premier nel corso di tutto il suo mandato da parte di oppositori politici e esperti, i quali hanno più volte segnalato i tentativi di Orban di danneggiare i valori democratici e di erodere lo stato di diritto.  In aggiunta, durante i suoi anni di premiership, sottolinea il France24, Orban ha trasformato l’Ungheria in molteplici livelli, sia politico, sia giudiziario, sia costituzionale. Il premier di Budapest ha anche avuto divergenze con le istituzioni europee, le organizzazioni non governative e gli attivisti per la tutela dei diritti dei cittadini, principalmente per via delle sue politiche in materia di immigrazione, democrazia e stato di diritto. È in linea con ciò che Budapest è stata richiamata da Bruxelles per aver infranto i valori fondanti dell’Unione Europea.      

In tale contesto, un ex giornalista ungherese rifugiato in Austria, Paul Lendvai, ha sottolineato come fino ad ora quello di Orban sia stato uno “Stato ibrido”, a metà tra la democrazia e la dittatura. La paura di Lendvai, tuttavia, è che le nuove misure di Orban possano dar vita alla “prima dittatura dell’Unione Europea”. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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