Turkmenistan: vietato parlare di coronavirus

Pubblicato il 2 aprile 2020 alle 8:35 in Asia Turkmenistan

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Il governo del Turkmenistan, la ex-repubblica sovietica, che confina con l’Iran, uno dei primi paesi a rilevare contagi di massa fuori dalla Cina, ha bandito la parola coronavirus dal vocabolario ufficiale. Inizialmente, quando l’epidemia colpiva solo il gigante asiatico, le autorità sanitarie di Ashgabat hanno pubblicato volantini su Covid-19. Hanno spiegato le misure igieniche per proteggersi da infezioni e sintomi. Questi documenti non sono più distribuiti e ora l’amministrazione evita di fare riferimento alla pandemia. La parola non è stata proibita da nessuna legge ma, di fatto, è vietata, denunciano Reporters sans frontières e alcuni media indipendenti: le autorità perseguitano coloro che parlano in pubblico del coronavirus, inclusi alcuni che indossano maschere per la strada nella capitale, Ashgabat. Secondo le autorità, non vi sono infetti in Turkmenistan.

“Ufficialmente, il Turkmenistan sta vivendo un momento di grandezza e felicità, quindi un tale problema non può esistere” – afferma Farruch Jusupov, capo di Radio Azatlyk, il servizio  locale di Radio Free Europe, finanziato dall’amministrazione statunitense, che opera da Praga in turkmeno e in russo, dei pochi media indipendenti che mantengono collaboratori nel paese, che occupa l’ultimo posto nell’indice mondiale della libertà di stampa secondo Reporters sans frontières. “Gli infiltrati del Ministero della Sicurezza Nazionale sono ovunque per monitorare che la gente non parli della pandemia” – aggiunge Jusupov, che assicura che i suoi giornalisti sul campo, che hanno smesso di firmare le loro cronache per la sicurezza, hanno assistito uno di questi arresti.

Nel frattempo, l’amministrazione del presidente Gurbanguly Berdymukhammedov. che ha sostituito il Turkmenbashi, Saparmurat Niyázov, ex leader comunista proclamatosi presidente a vita del Paese, scomparso nel 2006, ha adottato misure per prevenire la diffusione del virus, che ha già ucciso oltre 42.000 persone in tutto il mondo. Tali misure comprendono la chiusura dei confini, la sospensione dei voli e la chiusura delle scuole, l’estensione delle vacanze e la riduzione degli orari di lavoro. Tutto, tuttavia, senza affermare che è dovuto al coronavirus. Secondo il conteggio di Radio Azatlyk, che ha avuto accesso alle fonti mediche, ci sono almeno quindici casi nel paese. In effetti, il Turkmenistan, con il 10% delle riserve mondiali di gas ma con problemi economici tali che hanno costretto Ashgabat a sviluppare una forte dipendenza dalla Cina, aveva assicurato a febbraio che non vi erano infetti e che aveva firmato un accordo per vendere a Pechino un milione di maschere per circa 200.000 dollari.

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Italo Cosentino, interprete di russo

 

di Redazione

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