Serbia annuncia il ritiro della legge sul controllo delle informazioni

Pubblicato il 2 aprile 2020 alle 18:09 in Europa Serbia

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Il governo della Serbia ha annunciato il ritiro del decreto-legge sul controllo delle informazioni sul coronavirus, a seguito delle critiche e delle proteste scoppiate dopo l’arresto di una giornalista. 

È quanto rivelato, giovedì 2 aprile, da Reuters, il quale ha riportato le dichiarazioni della premier serba, Ana Brnabic. Nello specifico, il primo ministro di Belgrado ha annunciato il ritiro del decretolegge aggiungendo che a seguito di tale decisione non potrà più essere messo in dubbio il lavoro del governo. 

La legge era stata approvata dall’esecutivo di Belgrado lo scorso sabato 28 marzo e sanciva il controllo delle informazioni sul coronavirus da parte dell’Unità di crisi del Paese. Nello specifico, la misura sanciva l’obbligo per tutti i quartieri generali e le unità medico ospedaliere della Serbia di condividere le informazioni con l’Unità di crisi centrale, capeggiata dal premier, Ana Brnabic. Come effetto di tale legge, i media del Paese non potevano più ottenere informazioni dalle autorità locali, ma solo dalle fonti ufficiali del governo. In aggiunta, il testo menzionava possibili sanzioni legali contro gli autori di fake news. La misura, aveva specificato Brnabic, aveva l’obiettivo di scongiurare la disseminazione di informazioni inaccurate e non verificate. 

In seguito all’annuncio in merito all’adozione del decreto-legge, le organizzazioni non governative della Serbia avevano dichiarato di non accettare la presa di controllo del governo sul flusso delle informazioni. Tale decisione, avevano specificato, non consentiva ai giornalisti di lavorare in modo indipendente e senza ostacoli. 

In linea con quanto previsto dal decreto, le autorità hanno arrestato, mercoledì 1° aprile, una giornalista serba, Ana Lalic, corrispondente per un sito di informazione privato. L’arresto era scattato in seguito alla pubblicazione di un articolo di denuncia della mancanza di dispositivi sanitari di prevenzione nell’ospedale di Novi Sad, nel Nord del Paese, dove lo staff, aveva rivelato la giornalista, lavora senza mascherine e senza le competenze necessarie. 

La giornalista è stata rilasciata nella giornata di giovedì 2 aprile dopo essere stata interrogata da parte delle autorità. Nel frattempo, l’ospedale di Novi Sad ha avviato un’azione legale contro Lalic, accusata di diffamazione. 

Le misure adottate dalla Serbia per fronteggiare l’emergenza da coronavirus sono, secondo quanto rivelato da The Associated Press, tra le più rigide in Europa. In particolare, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha assunto pieni poteri per fronteggiare l’emergenza da coronavirus, attirando critiche in merito al suo abuso di potere. Nello specifico, da quando è stato proclamato lo stato di emergenza nel Paese, il 15 marzo, il ruolo del Parlamento è stato accantonato, i confini sono stati chiusi, i cittadini sono soggetti a un coprifuoco di 12 ore monitorato dalla polizia e gli anziani hanno il divieto di lasciare le proprie dimore. In aggiunta, Vucic ha annunciato apertamente di aver posto sotto controllo i cittadini con numeri telefonici italiani.  

In aggiunta, nel Paese sono sorti dubbi in merito al reale numero dei contagiati, attualmente 1.171 secondo la Johns Hopkins Universitysoprattutto in seguito alla diffusione delle immagini del museo di Belgrado trasformato in un ospedale improvvisato, al cui interno vi sono circa 3.000 posti letto, con brandine in ferro disposte l’una dopo l’altra. A tale riguardo, Vucic ha dichiarato di sentirsi sollevato dal fatto che i cittadini si siano spaventati dopo aver visto tali immagini, aggiungendo di essere disposto a utilizzare luoghi anche più preoccupanti, se necessario per trattenere i cittadini nelle proprie dimore.   

Poco dopo, il 1° aprile, è stato svelato che anche i palazzetti dello sport di Belgrado sono attualmente al centro dei lavori dell’esercito, il quale sta trasformando gli stadi in ospedali improvvisati. In particolare, gli stadi al momento individuati sono tre: Nuova Belgrado, Pionir e Arena. In totale, i tre ospedali da campo potranno accogliere circa 2.500 malati.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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