Necessario un “Piano Marshall” dell’UE contro il coronavirus

Pubblicato il 2 aprile 2020 alle 20:31 in Europa

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Il prossimo bilancio dell’UE garantirà un nuovo “Piano Marshall” per supportare la ripresa economica dell’Europa dalla crisi dovuta al coronavirus, secondo quanto ha riferito, il 2 aprile, la presidentessa della Commissione Europea, UrsulaVon Der Leyen.

“In questa crisi sappiamo che abbiamo bisogno di risposte rapide. Non possiamo impiegare uno, due o tre anni per inventare strumenti nuovi”, ha affermato in una conferenza stampa la presidentessa. La Von Der Leyen ha poi aggiunto che il bilancio a lungo termine, noto come Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), rimane lo strumento più efficace, nell’attuale situazione. “Vogliamo modellare il QFP in modo che sia una parte cruciale del nostro piano di risanamento”, ha dichiarato. “Penso che il bilancio europeo dovrebbe essere il piano Marshall che stiamo proponendo come Unione Europea per il popolo europeo”, ha aggiunto. Il Piano Marshall è stato un programma di aiuti degli Stati Uniti per l’Europa occidentale, avviato a partire dal 1948, per stimolare una ripresa economica dopo la seconda guerra mondiale.

Il giorno precedente, il primo aprile, le Nazioni Unite hanno sottolineato gli effetti potenzialmente “disastrosi” a lungo termine dell’epidemia di coronavirus a livello globale e hanno chiesto una maggiore cooperazione internazionale per combattere la pandemia. “Il COVID-19 è il più grande test che abbiamo affrontato insieme dalla formazione delle Nazioni Unite”, ha dichiarato il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, in occasione della presentazione di un rapporto sulla crisi legata al coronavirus. Il documento in questione ha fatto appello a tutti i Paesi affinché seguano le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), assicurando una risposta immediata per frenare la diffusione del virus.

Intanto, cresce il divario tra Nord e Sud dell’Europa nella crisi relativa al coronavirus. L’Italia e la Spagna, fortemente colpiti dalla pandemia, hanno accusato i Paesi Bassi e la Germania di insensibilità, poichè i propri leader sostengono che il rispetto delle rigide condizioni finanziarie, per accedere ai fondi d’emergenza, debba rimanere una priorità. Inoltre, si oppongono all’ipotesi di un debito collettivo condiviso, come gli Eurobond. Il 27 marzo, tuttavia, il premier olandese ha fatto un piccolo passo indietro, dichiarando che le posizioni delle due parti non sono inconciliabili. Tuttavia, ha comunque ribadito che gli strumenti di emergenza dell’UE, come il meccanismo di stabilità europeo, dovrebbero essere usati con parsimonia perché “non ci sono così tanti assi rimasti nella manica”. Il premier ha anche ribadito che l’emissione di Eurobond rimane da escludere. Questi, secondo Rutte, non rientrerebbero nella visione dell’euro e non sarebbero positivi per Paesi come Paesi Bassi e Germania.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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