Libia-UE: i dubbi di Tripoli sulla missione Irini

Pubblicato il 2 aprile 2020 alle 14:17 in Europa Libia

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Il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli ha criticato il lancio della nuova missione europea nel Mediterraneo, la Eunavfor Med IRINI, sostenendo che senza controlli terrestri rischia di favorire le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. “In questo modo è il governo libico di accordo nazionale ad essere preso di mira dai controlli, omettendo totalmente qualsiasi controllo sugli armamenti di Haftar”, ha dichiarato Mohamed Siala, ministro degli Affari Esteri del governo di Tripoli, sulla sua pagina Facebook. Siala ha dunque espresso insoddisfazione per la mancanza di completezza nella decisione dell’Unione europea di avviare la nuova operazione Irini. In una conversazione telefonica con il rappresentante dell’UE in Libia, Alan Bugeja, il ministro ha altresì precisato che “l’attuazione della missione con queste modalità fa capire che l’obiettivo è il controllo nei confronti del GNA, ignorando completamente qualsiasi controllo sulle armi consegnate da terra e dirette a Khalifa Haftar”. 

L’operazione Irini è entrata ufficialmente in azione dal primo aprile 2020, dopo che il Consiglio europeo ha formalmente adottato la decisione per il suo lancio, il 31 marzo. L’Unione ha specificato che si tratta di una missione aerea e navale, attiva nel Mediterraneo orientale, volta a far rispettare l’embargo in Libia e a fermare il traffico di armi. Irini sostituirà la vecchia operazione Sophia, il cui mandato è scaduto proprio a fine marzo. 

L’invio della missione era stato approvato, all’unanimità, lo scorso 17 febbraio, in occasione del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’UE, il quale aveva deciso la sostituzione di Sophia, mirata a contrastare il traffico di migranti, con una nuova missione tesa al monitoraggio dell’embargo sulle armi. A differenza della missione precedente, la quale riguardava la totalità delle coste libiche, la nuova riguarderà solo le acque ad Est della Libia, principale punto di arrivo dei carichi di armamenti. Irini sarà guidata dal comandante Fabio Agostini e il suo quartier generale sarà a Roma. La missione si avvarrà di navi e mezzi aerei e satellitari. Potrà condurre ispezioni in alto mare, al largo della Libia, su imbarcazioni sospettate di trasportare armi o materiale similare, secondo quanto stabilito anche dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tra i compiti secondari di Irini, sono compresi il monitoraggio e la raccolta di informazioni sull’export illegale di petrolio, il supporto alle operazioni e il contributo all’addestramento della Guardia Costiera libica e ai militari della marina, il sostegno allo smantellamento delle reti di trafficanti. La durata della missione è stata momentaneamente fissata a un anno, quindi Irini sarà operativa fino al 31 marzo 2021. 

La Libia, nel frattempo, continua a vivere in un clima di tensione, nonostante i diversi appelli ed inviti rivolti a livello internazionale verso le parti coinvolte nel conflitto, esortate a porre fine ai combattimenti per arginare una possibile emergenza coronavirus. A tal proposito, il Consiglio presidenziale del GNA ha stabilito, a partire da lunedì 30 marzo, un coprifuoco dalle ore 14:00 alle 07:00 del mattino, con il conseguente divieto di spostamento tra le città libiche e l’interruzione delle attività lavorative alle 12:00.

È dal 4 aprile 2019 che Haftar ed il proprio esercito cercano di prendere il controllo della capitale Tripoli. Tuttavia, l’inizio della crisi libica è da far risalire al 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’avvio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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