Immigrazione: l’Europa condanna Praga, Budapest e Varsavia

Pubblicato il 2 aprile 2020 alle 17:02 in Europa Immigrazione

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La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha decretato che Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca hanno infranto la legge chiudendo le proprie frontiere ai migranti nel 2015. 

Nella sentenza della corte del Lussemburgo, nello specifico, si legge che il rifiuto di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca di rispettare le proprie quote della ripartizione dei migranti nel 2015 viola il diritto europeo. Tale verdetto, specifica Reuters, conferma la discrepanza esistente tra i Paesi del blocco comunitario in materia di immigrazione, pur non prevedendo pene per gli Stati che hanno infranto la legge. Ciò deriva dal fatto che, secondo quanto sottolineato dal sito di informazione, la ricollocazione dei migranti non sia più prevista dal 2017. 

I tre Paesi hanno dichiarato di non aver rispettato le quote sulla ripartizione al fine di tutelare la propria sicurezza nazionale, minacciata dall’afflusso dei migranti, principalmente rifugiati musulmani provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa. Diversamente da Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, però, i Paesi frontalieri, come l’Italia e la Grecia, hanno subito in prima linea gli sbarchi dei migranti nel 2015, lamentando l’assenza di un meccanismo di solidarietà europeo in grado di tutelare i propri sistemi di welfare e di sicurezza. Anche Stati del Nord Europa, però, come la Germania, hanno criticato i Paesi del blocco post-comunista dell’Est del continente, accusati di non aver fornito il proprio contributo nella ripartizione dei migranti, pur ricevendo importanti contributi finanziari dall’UE. 

In tale clima, la Commissione Europea ha citato in giudizio i tre Paesi considerati in difetto, avviando un’azione legale nel dicembre del 2017. Durante il processo, sono state rigettate le motivazioni presentate da Budapest, Praga e Varsavia. Tuttavia, sebbene non siano previste al momento sanzioni contro i tre Paesi, la Commissione europea ritiene che nessuno dei tre stia attualmente rispettando i nuovi obblighi in materia di immigrazione. Per tale ragione, l’esecutivo di Bruxelles ha annunciato un probabile nuovo ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE per richiedere l’imposizione di sanzioni economiche contro Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. 

In merito al giudizio della corte, rivela The Associated Press, il premier della Repubblica Ceca, Andrej Babis, ha minimizzato quanto deciso, enfatizzando invece il ruolo di Praga nell’abolizione delle quote sulla ripartizione dei migranti.  

In maniera simile, il ministro della Giustizia dell’Ungheria, Judit Varga, ha dichiarato di ritenere irragionevole il meccanismo delle quote che, secondo Varga, non è stato rispettato in realtà da quasi nessuno Stato membro. Da parte sua, ha sottolineato il ministro, l’Ungheria continuerà a difendere la propria posizione in materia di immigrazione, considerata una cattiva risposta ai problemi dell’Europa. 

Dall’altra parte, la presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, ha accolto con favore la decisione della corte del Lussemburgo, considerata particolarmente utile in vista di un nuovo “Patto sull’Immigrazione”, attualmente in lavorazione presso gli uffici di Bruxelles. 

Nel 2015, ricorda Reuters, sono stati più di un milione i migranti che hanno raggiunto l’Europa dal Mediterraneo. Ciò ha colto impreparata l’UE, dove al tempo stesso è stato registrato un forte incremento della popolarità dei partiti di estrema destra, promotori di posizioni anti-migratorie. Per fronteggiare l’emergenza, Bruxelles ha fortificato nel tempo i propri confini esterni, fornendo anche aiuti economici a Stati come la Turchia per ricevere supporto nell’ostacolare i migranti dal raggiungere l’Europa. Tuttavia, a livello interno, le tensioni tra gli Stati membri in materia di immigrazione non si sono placate. 

Nel corso dell’emergenza migratoria del 2015, rivela The Associated Press, i 28 Stati membri dell’UE avevano deciso la ricollocazione di 160.000 migranti dall’Italia e dalla Grecia. Tuttavia, secondo le stime finali, sono stati circa 40.000 i rifugiati che sono stati trasferiti durante i due anni successivi negli altri Paesi del blocco comunitario. Del totale degli stranieri ricollocati, la Polonia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria non ne hanno accolto quasi nessuno. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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