Egitto: incentivi alla sanità pubblica per combattere il coronavirus

Pubblicato il 2 aprile 2020 alle 13:43 in Africa Egitto

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L’Egitto ha intensificato gli sforzi per combattere il coronavirus, ordinando ai produttori di destinare la maggior parte dei dispositivi di protezione medica agli ospedali pubblici e concedendo 64 milioni di dollari di finanziamenti extra per i suoi servizi sanitari.

La capacità del sistema sanitario pubblico di far fronte a un’accelerazione dei casi nel Paese nordafricano resta la preoccupazione maggiore per le autorità del Cairo. Decenni di investimenti insufficienti hanno lasciato molti degli ospedali pubblici egiziani alle dipendenze di donazioni esterne per alcuni servizi e forniture. La scarsa qualità delle strutture sanitarie e degli ospedali pubblici ha poi portato, negli ultimi anni, oltre la metà dei pazienti a cercare assistenza medica nelle strutture private, secondo quanto riferito dalla Banca mondiale. All’ospedale pubblico Boulaq, al Cairo, la prima grande ristrutturazione, richiesta anni fa, è iniziata da pochi mesi, dopo una campagna sui social media. Mentre alcuni ospedali pubblici sono stati utilizzati per creare appositi reparti di isolamento, quelli come Boulaq, che rimangono aperti per i normali servizi sanitari, stanno soffrendo e si trovano in difficoltà. “Le cose non vanno bene. Sentiamo la pressione aumentare ogni giorno”, ha detto un medico del Boulaq, rimasto anonimo. “Stiamo soffrendo da anni per un insieme di problemi. Al momento, abbiamo carenza di attrezzature, dispositivi e forniture mediche”, ha aggiunto.

L’Egitto ha stanziato circa 125 miliardi di sterline egiziane, del suo bilancio da 1,6 trilioni di sterline, al settore sanitario. Il ministro della Sanità ha riferito al Parlamento del Cairo, a gennaio, che 150 milioni di sterline egiziane dovevano essere destinate ai lavori di ristrutturazione di Boulaq, ma, secondo il quotidiano statale Al-Ahram, ne saranno necessari di più.

L’Egitto non è il solo a sentire la tensione del coronavirus, che ha ucciso oltre 46.000 persone in tutto il mondo. Dal Giappone all’Italia, dalla Spagna alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti, gli esperti del settore medico e scientifico hanno accusato i governi di aver minimizzato la pandemia o di non aver agito abbastanza rapidamente. In più, sui sistemi sanitari di molti Paesi, non solo dell’Egitto, gravano anni di pesanti tagli alla sanità pubblica e scarsi investimenti nel settore della ricerca. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha elogiato l’impegno profuso in questi giorni dall’Egitto, ma ha specificato che in alcune aree può essere fatto di più.

Jean Jabbour, capo dell’ufficio egiziano dell’OMS, ha affermato che la risposta del governo è stata finora pronta. Ci sono 2.000 posti letto assegnati per il trattamento di COVID-19, metà dei quali sono in unità di terapia intensiva e 600 con ventilatori, mentre sono stati consegnati 400.000 kit di test. “Il sistema è pronto a aumentare le sue capacità ogni volta che c’è un aumento nel numero di casi di COVID-19”, ha dichiarato Jabbour.

L’Egitto ha riportato il suo primo caso di coronavirus il 14 febbraio. Il numero di casi confermati è aumentato costantemente arrivando, ad oggi, a 779, inclusi 52 decessi. Esistono circa 50 centri per il test del coronavirus e 8 ospedali dedicati all’isolamento e alla cura. Il personale medico ha ricevuto la promessa di un modesto bonus da parte del presidente, Abdel Fattah al-Sisi. Per il momento, i funzionari affermano di essere in grado di contenere il virus testando, rintracciando, isolando e curando i casi positivi, nonché mettendo in atto una serie di misure restrittive generali, a livello nazionale, come il coprifuoco notturno e la chiusura delle moschee, delle scuole e dei siti turistici. Tuttavia, una volta che il numero di casi supererà i 1.000, il tracciamento diventerà più difficile, secondo quanto ammesso dallo stesso ministro della Sanità. “Se siamo molto fortunati, possiamo interrompere la trasmissione come hanno fatto in Cina. Se non siamo così fortunati, possiamo ritardare almeno la terza fase o la trasmissione a livello di comunità”, ha detto il funzionario dell’OMS Yvan Hutin. Il pericolo è che la diffusione esponenziale dei casi possa aumentare più velocemente di quanto il sistema sanitario nazionale sia in grado di sopportare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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