Yemen: l’esercito conquista nuove postazioni

Pubblicato il 1 aprile 2020 alle 9:49 in Medio Oriente Yemen

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Le forze dell’esercito nazionale yemenita hanno riferito, il 31 marzo, di essere riuscite a liberare nuove aree presso l’asse di combattimento di ‘Alib, nel governatorato settentrionale di Sa’ada.

La notizia è stata riportata dal quotidiano arabo al-Arabiya, sulla base di quanto riferito dal comandante posto a controllo di ‘Alib, Yasser Majalli. Come specificato, le nuove postazioni liberate dalle forze yemenite, in collaborazione con le milizie della coalizione a guida saudita, sono situate nel distretto di Baqim, a sua volta posto in una delle principali roccaforti dei ribelli sciiti Houthi dell’estremo Nord, Sa’ada. A detta del comandante yemenita, la nuova conquista è risultata da un attacco su larga scala perpetrato dai soldati yemeniti contro le postazioni dei ribelli di Baqim. Inoltre, è stato aggiunto, l’esercito yemenita ha altresì distrutto parte dell’equipaggiamento militare impiegato dagli Houthi nelle operazioni contro Al-Zamah, ed ha catturato, ucciso e ferito alcuni combattenti.

Poche ore prima, le forze congiunte, ovvero della coalizione emiratino-saudita e dell’esercito centrale yemenita, avevano condotto un’ulteriore operazione nella medesima regione e, nello specifico, nel distretto di al-Safra.  Qui le unità yemenite sono riuscite a trarre un’imboscata ai ribelli, i quali sono stati in parte uccisi, mentre i restanti sono fuggiti via.

Attualmente, come riporta il quotidiano arabo, l’esercito yemenita è impegnato nel contrastare i ribelli Houthi su otto assi di combattimento presso la loro roccaforte Sa’ada, dove continua a condurre operazioni militari in collaborazione con le forze della coalizione a guida saudita. Parallelamente, sin dalla metà del mese di gennaio 2020, lo Yemen è testimone di una violenta escalation, che ha interessato prevalentemente i governatorati di Ma’rib, Jawf e Sana’a, dove le forze congiunte stanno provando a liberare i luoghi precedentemente conquistati dai ribelli, dirigendosi verso la capitale. Il primo marzo, gli Houthi sono riusciti ad occupare la città di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, costringendo le forze governative a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Per i ribelli è stata una delle conquiste più rilevanti degli ultimi anni.

Il conflitto civile in Yemen è in corso da cinque anni. Questo è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

In diverse occasioni l’esercito yemenita ed i ribelli Houthi sono stati esortati a porre fine ai combattimenti per far fronte alla crescente diffusione del Covid-19. L’invito a livello Onu è giunto, in particolare, dal segretario generale, Antonio Guterres, il quale, il 25 marzo, ha esortato l’umanità intera ad impegnarsi per far fronte all’emergenza sanitaria e ai pericoli derivanti dalla diffusione di coronavirus. Per quanto riguarda lo Yemen, nella dichiarazione rilasciata dal portavoce Stephane Dujarric, il segretario generale ha sottolineato come le battaglie in corso nella aree yemenite di al-Jawf e Ma’rib rischiano di esacerbare ulteriormente le condizioni di vita della popolazione. “È giunto il momento di porre fine al conflitto armato e concentrarci insieme su ciò che minaccia davvero le nostre vite” sono state le parole del segretario generale. Inoltre, Guterres ha ribadito che la pista politica continua a rappresentare l’unico percorso perseguibile verso una risoluzione inclusiva e sostenibile al conflitto.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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