Ungheria: la dura reazione di Sassoli contro l’aumento dei poteri di Orban 

Pubblicato il 1 aprile 2020 alle 16:53 in Europa Ungheria

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Diversamente dalla presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, il presidente del Parlamento di Bruxelles, David Sassoli, ha reagito duramente all’aumento di poteri del premier ungherese, Viktor Orban. 

È quanto riportato, mercoledì 1° aprile, da EurActiv, il quale ha riportato le dichiarazioni rilasciate da Sassoli la sera precedente. Nello specifico, Sassoli ha chiesto esplicitamente l’intervento della Commissione europea, la quale dovrà stabilire se le nuove leggi introdotte in Ungheria per far fronte all’emergenza da coronavirus rispettino quanto previsto dai trattati dell’Unione Europea. 

Poco prima, la Commissione europea aveva ricordato agli Stati membri di non adottare leggi in grado di ledere i valori fondanti dell’Europa e della democrazia, ma prima delle parole di Sassoli non era stato fatto esplicito riferimento all’Ungheria. 

Nello specifico, Von Der Leyen aveva dichiarato che riveste massima importanza assicurare che le misure di emergenza adottate dai Paesi non rappresentino una minaccia per i principi e i valori fondamentali dell’Europa e che deve essere garantito l’accesso all’informazione indipendente, senza il quale non può essere tutelato il funzionamento della democrazia. In aggiunta, la presidente della commissione aveva ricordato agli Stati membri che una misura di emergenza deve essere limitata nel tempo e proporzionale a quanto necessario, oltre ad essere soggetta al controllo da parte degli organi preposti.  

Secondo quanto sottolineato da EurActiv, alcuni esperti hanno visto nelle frenate parole di Von Der Leyen un tentativo di fornire protezione a un partito alleato, quello di Orban, Fideszil quale fa parte del Partito popolare Europeo (EPP) così come la formazione politica della stessa presidente della Commissione. 

Anche il Financial Times ha evidenziato come l’Unione Europea abbia interrotto prima del previsto le sue critiche contro Orban, annunciando una semplice analisi dell’implementazione delle misure che ne conseguiranno, sebbene il premier ungherese sia da più parti stato accusato di aver dato vita al primo regime d’Europa. 

Nello specifico, il capo della commissione parlamentare Affari Esteri di Bruxelles, Nortber Rottgen, ha dichiarato di ritenere che la legge approvata in Ungheria di fatto elimina l’opposizione, in totale violazione dei principi fondamentali, inaccettabile da parte dell’Unione Europea.  

In maniera simile, anche un membro dell’EPP, Alexander Stubb, ha proposto l’espulsione del partito di Orban dalla coalizione, riconoscendo la durezza della sua proposta, ma giustificandola ricordando la corrosione dei principi fondamentali da parte del premier ungherese. 

Anche oltreoceano, negli Stati Uniti, la legge che consente ad Orban di governare per decreto ha attirato numerose critiche. In particolare, il senatore in lizza per essere il candidato dei Democratici, Bernie Sanders, ha dichiarato di ritenere la scelta del Parlamento di Budapest un chiaro esempio di come “i leader autoritari sfruttino le situazioni di crisi per ottenere un potere incontrollato”. 

La controversa legge era stata approvata dal Parlamento ungherese lo scorso 30 marzo, con 137 voti a favore e 53 contrari.   

Nonostante i tentativi dell’opposizione volti a far inserire al governo un limite temporale nella legge, questa è stata approvata nella sua forma originaria, consentendo ad Orban di governare per decreto a tempo indeterminato. In aggiunta, vi è la possibilità di condannare alla reclusione o alla radiazione dall’albo i giornalisti indipendenti che pubblicano notizie ritenute false o contrarie a quanto approvato dal governo. Da parte sua, rispondendo alle critiche, il premier ungherese ha promesso che utilizzerà i poteri straordinari ottenuti “in modo proporzionale e razionale”.   

La nuova legge estende lo stato di emergenza proclamato lo scorso 11 marzo a data da destinarsi e consente al premier di governare per decreto fino a nuove misure. Per quanto riguarda l’assenza di una scadenza, il portavoce di Orban, Zoltan Kovacs, ha dichiarato che il governo ha deciso di non includere una data di termine data la possibilità che si ammalino i parlamentari di Budapest. In aggiunta, rispondendo alle critiche in merito alle minacce alla libertà di stampa, Kovacs ha dichiarato che si tratta di dichiarazioni irresponsabili e distorte.     

Principalmente, commenta il Guardian, le critiche attirate dalla misura presentata dal Governo derivano dalla condotta di Orban nel corso dei suoi dieci anni di premiership. Nello specifico, sono state molteplici le accuse rivolte al premier nel corso di tutto il suo mandato da parte di oppositori politici e esperti, i quali hanno più volte segnalato i tentativi di Orban di danneggiare i valori democratici e di erodere lo stato di diritto.  In aggiunta, durante i suoi anni di premiership, sottolinea il France24, Orban ha trasformato l’Ungheria in molteplici livelli, sia politico, sia giudiziario, sia costituzionale. Il premier di Budapest ha anche avuto divergenze con le istituzioni europee, le organizzazioni non governative e gli attivisti per la tutela dei diritti dei cittadini, principalmente per via delle sue politiche in materia di immigrazione, democrazia e stato di diritto. È in linea con ciò che Budapest è stata richiamata da Bruxelles per aver infranto i valori fondanti dell’Unione Europea.     

In tale contesto, un ex giornalista ungherese rifugiato in Austria, Paul Lendvai, ha sottolineato come fino ad ora quello di Orban sia stato uno “Stato ibrido”, a metà tra la democrazia e la dittatura. La paura di Lendvai, tuttavia, è che le nuove misure di Orban possano dar vita alla “prima dittatura dell’Unione Europea”.     

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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