Il Qatar respinge le accuse: nessun sostegno agli Houthi

Pubblicato il 1 aprile 2020 alle 15:55 in Qatar Yemen

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Lo Yemen ha accusato Doha di legittimare il progetto iraniano in Yemen, fornendo sostegno mediatico e politico ai ribelli Houthi. Il Qatar ha respinto le accuse.

In particolare, il ministro dell’Informazione yemenita, Muammar Al-Eryani, ha affermato che l’emirato e la propria emittente statale, al-Jazeera, appoggiano le milizie sciite alleate di Teheran, fornendo sostegno politico e copertura mediatica. In tal modo, lo Yemen viene sfruttato per continuare a portare avanti la propria “lite” con l’Arabia Saudita. Pertanto, Doha è stata esortata a rivedere le proprie politiche e ad allontanarsi dalla crisi yemenita, mettendo in luce lo spargimento di sangue già provocato dal perdurante conflitto. Il Qatar, è stato affermato in un tweet da Eryani, non è immune dalle mire espansionistiche dell’Iran, il quale ha trasformato lo Yemen in un’arena per pareggiare i conti con altri, senza tener conto delle condizioni già precarie a livello politico, economico, umanitario e di sicurezza di un Paese oramai “esausto”.

Dal canto suo, Doha ha negato simili accuse e, in una dichiarazione del 31 marzo, il ministro degli Esteri qatariota, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha affermato che tutti sanno chi partecipa realmente al conflitto yemenita, continuando ad alimentare una “tragedia umana”. Pertanto, ha affermato il ministro, Al-Eryani dovrebbe rivolgersi alle potenze regionali coinvolte, esortandole a sostenere gli interessi del popolo yemenita e a porre fine al conflitto nel quadro di un cammino politico basato sulla legittimità internazionale e sulle relative risoluzioni. Non da ultimo, il Qatar continuerà ad impegnarsi e a sostenere gli sforzi profusi a livello regionale ed internazionale per porre fine alla crisi.

Sono circa cinque anni, nello specifico dal 19 marzo 2015, che lo Yemen assiste ad un conflitto che vede contrapposti i ribelli sciiti al governo centrale. Gli Houthi controllano la capitale Sana’a e sono alleati con le forze fedeli all’ex presidente, Ali Abdullah Saleh, oltre ad essere sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Il Qatar è vicino agli Stati Uniti ma ha anche forti legami con l’Iran, con cui condivide il più grande giacimento di gas al mondo. Il 5 giugno 2019, a due anni esatti dall’inizio della cosiddetta crisi del Golfo, i capi di stato di Doha e Teheran, Tamim bin Hamad al-Thani e Hassan Rouhani, avevano evidenziato l’importanza del dialogo e la volontà di collaborare. Principi che sono stati riaffermati nel corso di una visita del 12 gennaio scorso.

Inoltre, dal 5 giugno 2017, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain ed Egitto hanno imposto su Doha un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandola di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. Da parte sua, il Qatar, ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, l’espulsione dei cittadini qatarini dai Paesi fautori dell’embargo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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