ONU: proteggere i migranti e i rifugiati dall’epidemia di coronavirus

Pubblicato il 1 aprile 2020 alle 17:54 in Africa Medio Oriente

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Quattro agenzie delle Nazioni Unite hanno affermato, martedì 31 marzo, in una dichiarazione congiunta, che i diritti e la salute dei rifugiati, dei migranti e degli apolidi devono essere protetti e tutelati in questo momento in cui l’epidemia di coronavirus sta prendendo il sopravvento sul globo.

“Di fronte alla crisi dovuta al COVID-19, siamo tutti vulnerabili. Il virus ha dimostrato che non discrimina, ma molti rifugiati, sfollati, apolidi e migranti sono in una situazione di rischio maggiore”, hanno dichiarato l’Ufficio per i diritti umani, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), aggiungendo che gli Stati potrebbero aver bisogno di un ulteriore sostegno finanziario per garantire ai migranti e ai rifugiati un accesso adeguato ai servizi sanitari nazionali. In tal senso, hanno sottolineato, le istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo Monetario e la Banca Mondiale, possono svolgere un ruolo guida fondamentale nel rendere disponibili tali fondi.

Il nuovo coronavirus è arrivato più tardi in Nord Africa e in alcuni Paesi del Medio Oriente, ma il ritmo della sua diffusione è aumentato rapidamente di recente. Le agenzie hanno osservato che i tre quarti dei richiedenti asilo nel mondo sono ospitati in regioni in via di sviluppo, in cui i sistemi sanitari sono già sopraffatti e mal equipaggiati. “Molti vivono in campi sovraffollati, in insediamenti, in rifugi di fortuna o in centri di accoglienza dove non hanno un accesso adeguato ai servizi sanitari, all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari”, hanno dichiarato, riferendosi a Paesi come l’Afghanistan, il Burkina Faso, la Repubblica Democratica del Congo, l’Iraq, la Libia, il Sud Sudan, il Sudan e la Siria.

“La situazione dei rifugiati e dei migranti detenuti in luoghi di detenzione formali e informali, in condizioni anguste e non igieniche, è particolarmente preoccupante”, si legge nella nota. A causa delle conseguenze letali del COVID-19, dovrebbero essere rilasciati senza indugio, hanno esortato le Nazioni Unite. “I bambini migranti, le loro famiglie e quelli detenuti senza una base giuridica sufficiente dovrebbero essere immediatamente liberati”, hanno specificato, osservando che il nuovo coronavirus può essere controllato solo con un “approccio inclusivo” che protegge il diritto di ogni individuo alla vita e alla salute. “Migranti e rifugiati sono sproporzionatamente vulnerabili all’esclusione, allo stigma e alla discriminazione, in particolare se non documentati. Per evitare una catastrofe, i governi devono fare tutto il possibile per proteggere i diritti e la salute di tutti. È essenziale che a tutti, compresi i migranti e i rifugiati, sia garantito pari accesso ai servizi sanitari e sia effettivamente garantita l’inclusione nei programmi di risposta nazionale, compresi prevenzione, test e cure”, hanno infine dichiarato le agenzie.

Sempre nella giornata di martedì 31 marzo, le autorità della Grecia hanno riferito che una rifugiata residente in un campo profughi vicino ad Atene è risultata positiva al test per il coronavirus poco dopo aver partorito in un ospedale della capitale. La donna, non identificata ma probabilmente di origine africana, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa France24, viveva a Ritsona, a circa 80 chilometri a Nord di Atene. Si è trattato del primo caso di coronavirus registrato tra i richiedenti asilo residenti in un campo della Grecia. Qualche settimana fa, il 12 marzo, era stato registrato un caso a Lesbo, dove ci sono alcuni dei più sovraffollati centri di accoglienza delle isole del Mar Egeo. Il paziente positivo, pur non essendo un richiedente asilo, ha diffuso il panico tra i migranti e le stesse autorità greche.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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