Mali: attacchi e rapimenti durante le ultime elezioni legislative

Pubblicato il 1 aprile 2020 alle 15:46 in Africa Mali

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In Mali, le ultime elezioni parlamentari sono state macchiate da rapimenti, saccheggi e da aggressioni indiscriminate contro i cittadini che sono andati a votare. È quanto hanno riferito alcuni funzionari locali al quotidiano Al Jazeera, martedì 31 marzo, parlando della tornata elettorale di domenica 29, indetta per eleggere, dopo vari rinvii, il nuovo Parlamento. La tensione nel Paese, a ridosso delle elezioni, era particolarmente alta, anche in seguito alla notizia del rapimento del principale leader delle opposizioni, Soumaila Cisse, di cui non si hanno più notizie dal 25 marzo.

Le preoccupazioni si sono poi dimostrate fondate visti gli incidenti registrati dagli osservatori elettorali soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro. Tra questi, ci sono stati rapimenti di capi villaggio, di funzionari locali e di un osservatore. Le notizie sono state confermate dal gruppo di osservazione elettorale Cocem. Nonostante il dispiegamento di circa 1.600 osservatori indipendenti, ci sono state anche minacce di morte e vari saccheggi di seggi elettorali. Domenica, durante le votazioni, 9 persone sono rimaste uccise, nel Mali centrale, a causa dell’esplosione di un ordigno improvvisato, posizionato lungo una strada. Il comandante militare della regione, il colonnello Boubacar Yansari Sanogo, ha poi riferito all’agenzia di stampa Agence France Presse che la violenza è continuata anche lunedì e martedì, dopo che un veicolo dell’esercito ha colpito una mina e provocato l’uccisione di 3 soldati e il ferimento di altri 3.

Il voto di domenica ha previsto, per la prima volta dal 2013, l’elezione di nuovi parlamentari all’interno dell’Assemblea nazionale, composta da 147 seggi. A quel tempo, il partito dell’attuale presidente, Ibrahim Boubacar Keita, aveva guadagnato una maggioranza sostanziale. Nuove votazioni si sarebbero dovute tenere verso la fine del 2018, a seguito della rielezione di Keita, ma sono state rinviate più volte, in gran parte a causa di problemi di sicurezza. Quello di domenica 29 marzo è stato il primo turno elettorale e i suoi risultati devono ancora essere comunicati. Si prevede che ci sarà un secondo turno il prossimo 19 aprile.

Circa 200.000 persone, che hanno dovuto abbandonare la loro residenza a causa della violenza diffusa nelle regioni centrali e settentrionali del Paese, non hanno potuto votare, perché, secondo quanto riferito da un funzionario del governo, “non è stato istituito alcun meccanismo” per farlo. I timori in merito alla sicurezza sono poi aumentati in seguito alla diffusione dell’epidemia di coronavirus che ha provocato la sua prima morte nel Paese nella tarda serata di sabato 28 marzo. Il Mali, uno degli Stati più poveri e popolosi del continente, abitato da circa 19 milioni di persone, è particolarmente esposto a un focolaio di COVID-19.

Il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo in questa regione e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale. Nell’area è stata inaugurata ufficialmente, il 29 marzo, una nuova task force, chiamata Takuba, per coordinare gli sforzi regionali nella lotta al terrorismo. La Francia, insieme ad altri 13 Paesi europei, collaborerà con gli eserciti del Mali e del Niger per assistere le forze locali nella lotta contro i gruppi armati, integrando le operazioni compiute dalla missione francese Barkhane e dalla forza congiunta del G5 Sahel, composta da truppe provenienti dal Burkina Faso, dal Ciad, dal Mali, dalla Mauritania e dal Niger. La nuova missione opererà nella regione di Liptako, un’area compresa tra il Burkina Faso, il Niger e il Mali, secondo quanto si apprende dalla dichiarazione. Liptako è nota per essere una roccaforte dei combattenti dell’Isis nella regione del Sahel.

Oltre allo Stato Islamico, in Mali sono attivi diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. Questi operano perlopiù nelle zone aride del Mali centrale e settentrionale, utilizzandole come base da cui partire per lanciare attacchi contro soldati e civili attraverso il vicino Burkina Faso, il Niger e oltre.

Dopo le ultime elezioni legislative, si spera che il nuovo Parlamento attui le dovute riforme previste da un accordo di pace negoziato ad Algeri, nel 2015, tra il governo di Bamako e diversi gruppi armati. L’attuazione delle riforme procede lentamente, anche se quest’anno l’esercito maliano è riuscito a dispiegare nel Paese alcune unità composte sia da ex ribelli sia da militari regolari, come previsto da una delle disposizioni dell’accordo di Algeri. Il patto prevede anche il decentramento della governance, come richiesto da alcuni gruppi ribelli.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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