Il Libano di fronte al coronavirus

Pubblicato il 1 aprile 2020 alle 17:02 in Libano Medio Oriente

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Il Libano continua ad attuare misure per far fronte all’emergenza coronavirus. Tra le ultime, il governo ha previsto lo stanziamento di 400.000 sterline, pari a circa 266 dollari, alle famiglie più bisognose e povere.

Questo è quanto stabilito dal Consiglio dei Ministri, a seguito di una seduta del 31 marzo, durante la quale il primo ministro, Hassan Diab, ha sottolineato che il quadro libanese non è dei migliori e che il governo deve farsi carico delle proprie responsabilità, soprattutto nei confronti di coloro che percepiscono un reddito giornaliero o che hanno perso il proprio lavoro a causa dell’emergenza sanitaria in corso. Stando ai dati del primo aprile, il bilancio totale dei contagi da Covid-19 in Libano ha raggiunto quota 479, tra cui 12 decessi e 37 casi di guarigione.

Nella medesima riunione del 31 marzo, l’esecutivo libanese ha altresì approvato il meccanismo di rimpatrio per i cittadini libanesi che desiderano ritornare in patria. Questo dovrà essere approvato in un’ulteriore sessione governativa prevista per il 2 aprile. Secondo quanto stabilito, dopo aver ricevuto le informazioni da parte del Ministero degli Esteri, relative al numero degli espatriati che desiderano ritornare in Libano e la loro provenienza, bisognerà richiedere le prove necessarie e preparare équipe mediche. Solo successivamente potranno essere inviati gli aerei nelle diverse destinazioni. I primi 10 voli sono previsti per il 5 aprile e, secondo quanto riferito, non vi saranno distinzioni tra le mete.

Nel quadro dell’emergenza coronavirus, il quotidiano Lebanon24 ha riportato un ulteriore problema che grava attualmente sulla società libanese. In particolare, vista la sospensione dei voli, le banche non sono in grado di erogare dollari a chi ne necessita e di pagare gli stipendi dei propri dipendenti. A fronte di ciò, è stato loro proposto di ricevere il corrispettivo in lire libanesi, ma ciò comporta una perdita di circa la metà del valore.

Risale al 15 marzo scorso la decisione del presidente libanese, Michel Aoun, di proclamare lo stato di emergenza “sanitario” nel Paese, chiudendo altresì tutte le istituzioni pubbliche e private che forniscono servizi non essenziali, ed escludendo dalla misura supermercati, farmacie, banche e forni.

Tuttavia, il Libano risente delle conseguenze di una grave crisi economica e finanziaria, la causa principale di una carenza di dollari che, da settembre 2019, ha comportato, a sua volta, una riduzione delle importazioni di forniture mediche essenziali, tra cui mascherine, guanti e dispositivi di protezione, oltre a ventilatori e pezzi di ricambio. Non da ultimo, all’interno delle strutture sanitarie libanesi, è stato difficile assumere personale aggiuntivo e acquistare l’attrezzatura ed i dispositivi necessari ad affrontare l’emergenza coronavirus.

Il vicedirettore per il Medio Oriente presso Human Rights Watch, Joe Stork, ha riferito che l’epidemia di COVID-19 sta mettendo a dura prova un settore sanitario già in crisi. Il 12 marzo scorso, il governo ha destinato 39 milioni, provenienti da un prestito della Banca Mondiale precedente all’emergere della pandemia, con il fine di preparare ed equipaggiare al meglio le strutture sanitarie del Paese. Anche il governo cinese ha fornito a Beirut dispositivi e macchinari per far fronte all’emergenza e si è detto pronto ad aiutare ulteriormente il Libano.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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