La reazione della Russia all’ingresso di Skopje nella NATO

Pubblicato il 1 aprile 2020 alle 19:04 in Macedonia Russia

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Il Ministero degli Affari Esteri della Russia ha rilasciato una dichiarazione ufficiale sull’ingresso della Macedonia del Nord nella NATO, criticando il risultato raggiunto da Skopje. 

È quanto rivelato, mercoledì 1° aprile, da EurActiv, il quale ha riportato le dichiarazioni con cui Mosca ha minimizzato l’importanza dell’ingresso della Macedonia del Nord nell’Alleanza, avvenuto lo scorso 27 marzo. 

Nello specifico, nel comunicato rilasciato il 1° aprile, la Russia ha criticato i vertici di Skopje “per essere andati in estasi sulla natura storica dell’ingresso del Paese nella NATO, la quale in teoria garantirà la stabilità e la sicurezza del Paese”. In aggiunta, il Ministero della Difesa di Mosca ha anche sminuito le parole del ministro degli Esteri della Macedonia, Nikola Dimitrov, il quale aveva dichiarato che l’ingresso nella NATO rappresentava il “testamento dei genitori e dei nonni” del Paese. 

Tale enfasi è stata contrapposta da Mosca alla mancata menzione della prossimità tra la data dell’ingresso del Paese nella NATO e l’anniversario dei bombardamenti che questa aveva lanciato contro la Iugoslavia il 24 marzo del 1999, i quali avevano causato l’arrivo in Macedonia di numerosi rifugiati kosovari. 

In aggiunta, la Russia ha messo in evidenza alcuni dettagli che, secondo Mosca, rappresentano vere e proprie irregolarità dal punto di vista legale. In particolare, il Ministero degli Esteri ha ricordato l’Accordo di Prespa, firmato il 12 giugno 2018, il quale aveva posto fine alla disputa tra Macedonia del Nord e Grecia in merito al contestato nome del Paese balcanico, uguale a una regione greca. Ciò rappresentava il principale ostacolo per l’ingresso di Skopje nella NATO. A tale riguardo, Mosca ha contestato alcuni passaggi del processo di ratifica, insieme alla bassa affluenza di elettori in occasione del referendum sull’ingresso nella NATO e nell’UE, il quale si era tenuto il 30 settembre 2018. 

Tali fattori, però, ha dichiarato Mosca, non sono stati notati dai Paesi occidentali, i quali non hanno neanche fatto caso ai “noti episodi di interferenza negli affari interni della Macedonia del Nord, tra cui casi di estorsione e intimidazione”. 

In aggiunta, il Ministero degli Esteri della Russia ha messo in dubbio il valore che l’ingresso della Macedonia nella NATO riveste per la sicurezza dell’Europa, della regione e della stessa nazione. L’unica cosa che viene richiesta a Skopje in questo momento, ha scritto Mosca, “è l’aumento immediato della spesa militare e degli acquisti di armi e dotazioni dall’Occidente, principalmente dagli Stati Uniti”. Questo, ha sottolineato la Russia, “è il prezzo che la Macedonia dovrà pagare per aver ceduto la propria sovranità sulle questioni politiche e militari”. 

In Macedonia, la votazione sulla ratifica del trattato si era tenuta in anticipo rispetto al previsto, dal momento che era giunta l’11 febbraio, durante l’ultima settimana di attività del Parlamento macedone, sciolto in vista delle elezioni politiche, rimandate a causa del coronavirus. La tornata elettorale era stata convocata in seguito alle dimissioni dell’ex premier, Zoran Zaev, rassegnate lo scorso 3 gennaio dopo che l’Unione Europea aveva bloccato, il 18 ottobre, l’avvio dei negoziati di adesione per Skopje e Tirana.    

Prima del voto sull’adesione all’Alleanza, il presidente di Skopje, Stevo Pendavrovski, aveva sottolineato ai parlamentari come l’accesso alla NATO sia molto di più di una adesione a una organizzazione internazionale. Nello specifico, il capo di Stato macedone aveva dichiarato di ritenere l’accesso all’Alleanza Atlantica l’ingresso nella “alleanza politico-militare più forte del mondo”, il che, aveva sottolineato Pendarovski, rappresenta “un privilegio, ma anche una grande responsabilità”. Al tempo stesso, come evidenziato dal presidente, il voto sull’accesso alla NATO rappresentava un passo in più per la sovranità e l’integrità territoriale della Macedonia.    

Il percorso di adesione della Macedonia del Nord alla NATO è entrato in una nuova fase a partire dallo scorso 6 febbraio, quando i rappresentanti permanenti dei 29 Paesi membri della NATO avevano firmato il protocollo di accesso, dando il via al processo di ratifica da parte degli Stati dell’Alleanza. A tale riguardo, lo scorso 25 settembre, il ministro degli Affari Esteri della Macedonia del Nord, Nikola Dimitrov, aveva dichiarato che il proprio Paese avrebbe completato tale iter entro aprile 2020. Il 17 marzo, la Spagna è stato il 29esimo, nonché ultimo, Paese membro della NATO ad aver ratificato il protocollo di Adesione.   

L’accesso alla NATO rappresentava, insieme all’ingresso nel blocco comunitario, ora entrambi in sviluppo, uno delle priorità dell’ex premier, Zoran Zaev, rimasto al potere per due anni e 7 mesi, dopo essere salito al potere nel 2017. Tuttavia, la nuova tornata elettorale, la quale è stata rinviata lo scorso 17 marzo a data da destinarsi, è di particolare valore per la politica macedone dato che rappresenterà un test per le politiche europeiste e filoatlantiche adottate da Zaev nel corso del suo mandato e attualmente in via di completamento.  In particolare, per quanto riguarda l’Unione Europea, risale allo scorso 24 marzo la decisione di avviare i negoziati per l’adesione di Albania e Macedonia del Nord.   

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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