Kosovo: dazi annullati, ma per Belgrado è una fake news

Pubblicato il 1 aprile 2020 alle 14:33 in Kosovo Serbia

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Il premier sfiduciato del Kosovo, Albin Kurti, ha annunciato di aver rimosso totalmente i dazi imposti sui beni provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia. 

È quanto rivelato, mercoledì 1° aprile, dall’agenza stampa macedone, MIA, la quale ha altresì riportato le dichiarazioni di Kurti, secondo cui i dazi sono stati rimossi in attesa di ricevere dimostrazioni di reciprocità.  

In particolare, con tale espressione il Kosovo si aspetta che come Pristina si occuperà dei beni provenienti da Belgrado, anche la Serbia gestirà beni di manifattura kosovara. Ciò giunge in virtù delle accuse rivolte da Pristina contro Belgrado, secondo cui la Serbia stia bloccando le importazioni di beni provenienti dal Kosovo presso i punti di attraversamento della frontiera. 

Alla luce di ciò, per verificare i progressi in materia di reciprocità, ha annunciato Kurti, la situazione sul transito dei beni verrà monitorata mensilmente fino al 15 giugno, data in cui potrà essere deciso l’eventuale reinserimento dei dazi. 

Rimuovendo totalmente le tariffe, tuttavia, Kurti ha anche superato uno dei principali ostacoli nella normalizzazione delle relazioni con la Serbia, sebbene secondo gli esperti sia improbabile al momento il raggiungimento di importanti progressi. 

Da parte sua, l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’UE, Josep Borrell, ha accolto con favore la decisione di Kurti, ma il portavoce del Dipartimento della Serbia che si occupa dele relazioni con il Kosovo, Marko Djuric, ha dichiarato che l’annuncio di Kurti è solo una “fake news”. 

Nello specifico, secondo la Serbia, le parole del premier sfiduciato kosovaro fanno solo riferimento a una rimozione temporanea dei dazi, data la ridiscussione prevista per il 15 giugno. In aggiunta, ha dichiarato Djurictale rimozione è soggetta a condizioni dettate dal governo di Pristina, il quale introduce in realtà misure punitive contro i cittadini e l’economia della Serbia. 

I dazi al 100% sui beni provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia erano stati imposti il 21 novembre 2018 e sono causa di stallo delle relazioni tra il Kosovo e la Serbia. Il Kosovo aveva approvato tali dazi il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, ostacolata dalla Serbia, accusata di aver condotto propaganda negativa contro Pristina. Da parte sua, la Serbia ritiene che le tariffe al 100% imposte dal Kosovo violino gli accordi regionali in merito alla libertà di movimento e di scambio, motivo per cui, come dichiarato dal presidente di Belgrado, Aleksandar Vucic, il dialogo tra i due Paesi non potrà riprendere prima del ritiro dei dazi da parte di Pristina.      

Lo scorso 21 marzo, Kurti aveva annunciato la decisione dell’esecutivo di rimuovere totalmente fino all’1 aprile i dazi sulle materie prime. Allo scadere del termine, il governo si sarebbe riunito nuovamente per votare sulla rimozione dei dazi anche sugli altri beni, il che avrebbe comportato l’adozione di misure di reciprocità con gli altri due Paesi. Sia la Francia sia la Germania avevano accolto con favore la decisione di Kurti di ritirare i dazi sulle materie prime, considerato un segnale per la disponibilità a riavviare il dialogo con Belgrado. La rimozione di tali dazi è stato definito un primo passo nella giusta direzione, nell’ottica dell’annullamento totale delle tariffe entro il 1° aprile.   

Gli Stati Uniti, però, hanno criticato la decisione di Kurti, essendo promotori del completo abbandono delle tariffe che, secondo Washington, danneggiano i cittadini del Kosovo, soprattutto data l’emergenza sanitaria da coronavirus.  

In aggiunta, la decisione di Kurti di rimuovere solo parzialmente le tariffe è stata ampiamente criticata, sia dall’opposizione sia dai suoi ministri della coalizione, i quali hanno accusato il premier di essere promotore di una politica anti-americana. Tale posizione rappresenta il fulcro della mozione di sfiducia presentata contro il premier e approvata lo scorso 25 marzo. La sfiducia è stata votata a favore da 82 parlamentari, a fronte di 32 voti contrari e una astensione. Tutti i membri dell’altro partito di coalizione, LDK, promotore della sfiducia, insieme al partito democratico e alla lista della comunità serba hanno votato a favore della sfiducia.   

Secondo quanto riportato, nel corso della discussione della sfiducia è stato posto l’accento da parte del partito di Kurti in merito alla proclamazione dello stato di emergenza per proporre uno scambio territoriale con la Serbia, in seguito smentito dagli Stati Uniti. Dall’altra parte, LDK e l’opposizione hanno accusato Kurti di autoritarismo, di mancato rispetto dell’accordo di coalizione e di deterioramento delle relazioni con gli Stati Uniti.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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