Coronavirus: l’Argentina estende la quarantena

Pubblicato il 1 aprile 2020 alle 6:23 in America Latina Argentina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente argentino, Alberto Fernández, ha prolungato almeno fino al 14 aprile la quarantena a cui è soggetta la popolazione. Lo stop obbligatorio e la quasi-paralisi dell’economia sono iniziati il 20 marzo ed era originariamente previsto che durassero fino a martedì 31 marzo, ma i consulenti medici del governo hanno consigliato che le misure di emergenza fossero prolungate più a lungo.

“Un’economia che cade si risolleva, ma una vita che cade non la solleviamo più” – ha dichiarato Fernández, durante un intervento televisivo. Il presidente ha avvertito che sarà “inflessibile” con le società che effettuano licenziamenti e con coloro che approfittano della situazione per aumentare i prezzi. “Stiamo guadagnando tempo – ha aggiunto – per prepararci a una situazione di estrema necessità”. Si stima che il picco della pandemia in Argentina sia registrato verso la fine di aprile o l’inizio di maggio.

L’estensione della quarantena era già stata decisa giorni fa, sebbene non comunicata ufficialmente. L’Argentina è uno dei paesi che avevano adottato in precedenza drastiche precauzioni, simili a quelle in vigore in Spagna o in Italia, ed è stato il Paese ad agire per primo rispetto all’espansione del virus: quando fu ordinato l’isolamento obbligatorio, erano stati registrati solo due decessi da coronavirus. I virologi che lavorano con il Ministero della Salute ritengono che la misura sia stata efficace e giovedì scorso hanno raccomandato di mantenerla in vigore. Quando Fernández ha annunciato l’estensione della quarantena c’erano 20 morti, con 820 pazienti positivi. 

Nella residenza presidenziale di Olivos, Fernández ha tenuto una riunione in videoconferenza con medici specialisti domenica mattina e già nel pomeriggio ha parlato con tutti i governatori del paese (l’unico governatore fisicamente presente a Olivos era quello di Buenos Aires, Axel Kicillof) per spiegare la sua decisione e assicurarsi il loro sostegno.

Il danno che la prevenzione contro il coronavirus infliggerà all’economia argentina, in recessione da aprile 2018 e incapace di far fronte all’indebitamento estero, è attualmente incalcolabile. Sarà senza dubbio molto grave, ma Alberto Fernández ha puntato fin dal primo momento sulla protezione della salute dei cittadini, confidando nel sostegno del Fondo Monetario Internazionale. 

Il problema più urgente è la situazione nei quartieri più poveri, dove la quarantena è quasi impossibile (in alcune aree vivono fino a sei persone per camera) e dove la mancanza di reddito può portare direttamente alla fame e alla disperazione. Il presidente ha promesso domenica 29 marzo di portare cibo e altre necessità di base in quei quartieri, come suggeritogli da un gruppo di sacerdoti dei quartieri poveri incontrati nei giorni precedenti, e per giorni l’Esercito ha distribuito pacchi di cibo nelle zone meno abbienti di Buenos Aires. Sebbene non sia esplicitamente ammesso, la presenza militare potrebbe anche servire, a tempo debito, per evitare disordini.

Per consentire alle imprese di pagare i salari in una situazione di paralisi, la Banca centrale ha creato un meccanismo di credito a basso interesse (26%, metà dell’inflazione), accompagnato dalla possibilità di differire gli impegni fiscali. Alberto Fernández ha accusato le grandi società che hanno fatto licenziamenti durante la crisi, in un riferimento al gruppo industriale Techint, che ha licenziato 1450 persone: “Non sono aziende che stanno per fallire, semplicemente guadagneranno di meno. E vi dico ragazzi, è giunto il momento di guadagnare di meno”.

Leggi Sicurezza Internazionale il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.