Africa, coronavirus: le Nazioni Unite chiedono la riduzione dei debiti

Pubblicato il 1 aprile 2020 alle 16:28 in Africa

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I ministri delle Finanze africani hanno chiesto al Fondo monetario internazionale, alla Banca mondiale e all’Unione Europea, nel mezzo dell’emergenza coronavirus, un sostegno per la riduzione del debito bilaterale, multilaterale e commerciale. È quanto ha affermato la Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa (UNECA), precisando che il continente sta per affrontare un’imminente recessione economica, con i prezzi del petrolio e delle materie prime che crollano e le valute nazionali che si svalutano. Tale crisi economica e finanziaria potrebbe mettere a rischio la risposta dei Paesi africani all’epidemia.

Presieduta congiuntamente dal ministro delle Finanze sudafricano, Tito Mboweni, e da quello del Ghana, Ken Ofori-Atta, la Commissione si è incontrata in videoconferenza, martedì 31 marzo. “La richiesta di riduzione del debito vale per tutta l’Africa e dovrebbe essere intrapresa in maniera coordinata e collaborativa”, ha dichiarato l’UNECA in una nota. In una precedente riunione, organizzata dalla Commissione il mese scorso, i ministri hanno chiesto un pacchetto di incentivi da 100 miliardi di dollari e la sospensione dei pagamenti del servizio di debito.

Dopo l’incontro di martedì, i ministri hanno altresì concordato che i partner internazionali dovrebbero prendere in considerazione la riduzione del debito e la tolleranza sui tassi di interesse per un periodo di 2 o 3 anni per tutti i Paesi africani a basso e medio reddito. Hanno infine chiesto la creazione di uno strumento speciale “far fronte a tutti gli obblighi del debito sovrano” anche se non sono stati forniti ulteriori dettagli sulla forma che dovrebbe prendere.

Nel frattempo, in Africa, i casi confermati di coronavirus sono saliti ad almeno 5.300 con oltre 170 decessi registrati. numeri più alti di contagi nel continente sono stati rilevati, per il momento, nella regione del Nord Africa. Il Marocco conta, allo stato attuale, 578 casi, l’Algeria 626, la Tunisia 381, l’Egitto 507 e la Libia 9. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 3 in Mauritania, 134 in Senegal, 3 in Gambia, 22 in Guinea, 8 in Guinea-Bissau, 26 in Mali, 215 in Burkina Faso, 6 in Liberia, 171 in Costa d’Avorio, 159 in Ghana, 23 in Togo, 8 in Benin, 128 in Nigeria, 212 in Camerun, 14 in Guinea Equatoriale, 17 in Gabon, 19 in Repubblica del Congo, 3 in Repubblica Centrafricana, 99 in Repubblica Democratica del Congo, 9 in Namibia, 1298 in Sudafrica, 9 in Eswatini, 36 in Zambia, 75 in Ruanda, 2 in Burundi, 17 in Tanzania, 57 in Kenya, 4 in Somalia, 27 in Etiopia, 30 in Gibuti, 4 in Sudan, 142 nelle Mauritius, 57 in Madagascar, 7 in Ciad, 31 in Niger, 4 in Angola, 7 in Zimbabwe, 8 in Mozambico, 44 in Uganda, 15 in Eritrea, 1 in Sierra Leone, 3 in Botswana.

Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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