Yemen: la coalizione risponde attaccando Sana’a

Pubblicato il 31 marzo 2020 alle 9:03 in Arabia Saudita Yemen

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A seguito dell’intercettazione dei missili balistici lanciati dai ribelli sciiti Houthi verso i territori sauditi, la coalizione a guida saudita ha avviato una nuova operazione militare. Il primo obiettivo è stato la capitale yemenita Sana’a.

In particolare, secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Arabiya, il 30 marzo, e dal portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, le forze emiratino-saudite hanno lanciato raid contro depositi di armi, droni e munizioni appartenenti ai ribelli sciiti e situati nella capitale yemenita, causando la loro distruzione e diversi danni alle postazioni dei ribelli stessi. Come specificato in un comunicato, le forze congiunte hanno colpito “obiettivi militari legittimi”, nel rispetto del diritto internazionale umanitario e delle norme volte ad affrontare una tale minaccia. Non da ultimo, è stato affermato, tali luoghi venivano utilizzati per assemblare ed immagazzinare missili balistici e droni e venivano altresì utilizzati dagli esperti iraniani del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica.

Al-Maliki ha poi sottolineato come il mondo e lo Yemen si trovino ad affrontare un periodo difficile, a causa della pandemia di coronavirus. Tuttavia, è stato affermato, l’Iran continua a sostenere gli Houthi e le loro azioni ostili, facendo leva sulle proprie risorse finanziarie, umane e logistiche, con il fine ultimo di realizzare i propri interessi ed ambizioni, a spese del popolo yemenita ed iraniano. Pertanto, ha riferito al-Maliki, la coalizione continuerà a contrastare le forme di violazione ed aggressione, in modo da garantire la sicurezza dei cittadini e dei territori. Gli Houthi e l’Iran, è stato sottolineato, costituiscono una minaccia non solo per l’Arabia Saudita, ma per l’intera regione.

Come riportato da al-Jazeera, i raid lanciati contro Sana’a il 30 marzo sono stati almeno 19. Tuttavia, non sono state riportate vittime. Si tratta del primo intervento delle forze della coalizione a guida saudita degli ultimi mesi, sebbene siano circa cinque anni che queste partecipano al conflitto civile yemenita.

L’operazione delle forze congiunte, a cui partecipano altresì soldati dell’esercito centrale yemenita, giunge dopo quanto accaduto il 28 marzo scorso. In tale data, Turki al-Maliki aveva comunicato che le forze di difesa aerea saudita avevano intercettato e abbattuto due missili balistici partiti dallo Yemen e lanciati dalle milizie sciite alle 11:23, ora locale, di sabato 28 marzo. I due ordigni erano stati indirizzati contro obiettivi civili situati nella capitale saudita Riad e nella città di Jizan, ma non hanno causato vittime. Due persone sono state lievemente ferite dai detriti caduti da uno dei missili che è stato fatto esplodere a mezz’aria sopra un distretto residenziale di Riad.

L’episodio è stato condannato da diversi Paesi del Golfo, tra cui Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti (UAE). In particolare, questi ultimi hanno sottolineato come la sicurezza di Riad e Abu Dhabi siano indivisibili e che, pertanto, qualsiasi attacco contro il Regno saudita mina altresì la sicurezza emiratina e della regione, oltre all’unità manifestata dal mondo in tale periodo complesso. Per il Kuwait si è di fronte a “crimini atroci”.

Precedentemente, la coalizione a guida saudita, attiva in Yemen a fianco del governo centrale legittimo riconosciuto a livello internazionale, si era detta disposta a sostenere gli sforzi profusi in Yemen dall’inviato speciale dell’Onu, Martin Griffiths, volti a promuovere una de-escalation nel Paese, ad alleviare le sofferenze della popolazione e ad adottare misure concrete che riguardino aspetti umanitari ed economici e pongano le condizioni necessarie a far fronte alla diffusione di Covid-19.

L’invito a livello Onu era giunto, in particolare, dal segretario generale, Antonio Guterres, il quale, il 25 marzo, ha esortato l’umanità intera ad impegnarsi per far fronte all’emergenza sanitaria e ai pericoli derivanti dalla diffusione di coronavirus. Per quanto riguarda lo Yemen, nella dichiarazione rilasciata dal portavoce Stephane Dujarric, il segretario generale ha sottolineato come le battaglie in corso nella aree yemenite di al-Jawf e Ma’rib rischiano di esacerbare ulteriormente le condizioni di vita della popolazione.

La perdurante guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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