Ungheria: la reazione dell’UE all’aumento dei poteri di Orban

Pubblicato il 31 marzo 2020 alle 16:23 in Europa Ungheria

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La presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, ha ricordato all’Ungheria che le misure di emergenza adottate per far fronte al coronavirus non devono ledere la democrazia.  

È quanto rivelato, martedì 31 marzo, da Reuters, il quale ha riportato le dichiarazioni di Von Der Leyen, secondo cui riveste massima importanza assicurare che le misure di emergenza adottate dai Paesi non rappresentino una minaccia per i principi e i valori fondamentali dell’Europa. In particolare, ha aggiunto la presidente dell’Esecutivo di Bruxelles, deve essere garantito l’accesso all’informazione indipendente, senza il quale non può essere tutelato il funzionamento della democrazia. 

In aggiunta, ha sottolineato Von Der Leyen, una misura di emergenza deve essere limitata nel tempo, ma deve anche essere proporzionale a quanto necessario. I governi, da parte loro, devono fare da garanti per assicurare che le misure messe in atto siano sottoposte al controllo da parte degli organi preposti. 

Le parole di Von Der Leyen sono giunte in risposta all’approvazione da parte del Parlamento dell’Ungheria della richiesta del governo in merito alla concessione di poteri straordinari al premier, Viktor Orban. Nello specifico, il Parlamento aveva approvato la legge lo scorso 30 marzo, con 137 voti a favore e 53 contrari.  

Nonostante i tentativi dell’opposizione volti a far inserire al governo un limite temporale nella legge, questa è stata approvata nella sua forma originaria, consentendo ad Orban di governare per decreto a tempo indeterminato. In aggiunta, vi è la possibilità di condannare alla reclusione o alla radiazione dall’albo i giornalisti indipendenti che pubblicano notizie ritenute false o contrarie a quanto approvato dal governo. Da parte sua, rispondendo alle critiche, il premier ungherese ha promesso che utilizzerà i poteri straordinari ottenuti “in modo proporzionale e razionale”.  

Da parte sua, la Commissione europea ha dichiarato, il 31 marzo, di avere intenzione di monitorare e analizzare con molta attenzione le leggi che verranno implementate in Ungheria, già accusata di far vacillare i valori democratici dopo aver posto le reti mediatiche, accademiche e quelle degli attivisti sotto un maggiore controllo da parte del governo. 

Lo stato di emergenza era stato proclamato in Ungheria lo scorso 11 marzo. Tuttavia, la nuova legge lo estende a data da destinarsi e consente al premier di governare per decreto fino a nuove misure. Per quanto riguarda l’assenza di una scadenza nella bozza presentata dal governo, il portavoce di Orban, Zoltan Kovacs, ha dichiarato che il governo ha deciso di non includere una data di termine data la possibilità che si ammalino i parlamentari di Budapest. In aggiunta, rispondendo alle critiche in merito alle minacce alla libertà di stampa, Kovacs ha dichiarato che si tratta di dichiarazioni irresponsabili e distorte.    

Principalmente, commenta il Guardian, le critiche attirate dalla misura presentata dal Governo derivano dalla condotta di Orban nel corso dei suoi dieci anni di premiership. Nello specifico, sono state molteplici le accuse rivolte al premier nel corso di tutto il suo mandato da parte di oppositori politici e esperti, i quali hanno più volte segnalato i tentativi di Orban di danneggiare i valori democratici e di erodere lo stato di diritto.  In aggiunta, durante i suoi anni di premiership, sottolinea il France24, Orban ha trasformato l’Ungheria in molteplici livelli, sia politico, sia giudiziario, sia costituzionale. Il premier di Budapest ha anche avuto divergenze con le istituzioni europee, le organizzazioni non governative e gli attivisti per la tutela dei diritti dei cittadini, principalmente per via delle sue politiche in materia di immigrazione, democrazia e stato di diritto. È in linea con ciò che Budapest è stata richiamata da Bruxelles per aver infranto i valori fondanti dell’Unione Europea.    

In tale contesto, un ex giornalista ungherese rifugiato in Austria, Paul Lendvai, ha sottolineato come fino ad ora quello di Orban sia stato uno “Stato ibrido”, a metà tra la democrazia e la dittatura. La paura di Lendvai, tuttavia, è che le nuove misure di Orban possano dar vita alla “prima dittatura dell’Unione Europea”.    

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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