Tunisia: liberati 1.420 prigionieri causa coronavirus

Pubblicato il 31 marzo 2020 alle 18:28 in Africa Tunisia

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Il presidente tunisino Kais Saied ha ordinato, martedì 31 marzo, il rilascio di 1.420 prigionieri per arginare il problema della diffusione del coronavirus nelle carceri. Al momento, sono 362 i casi confermati nel Paese, dove vige ormai da giorni un blocco generale attuato per cercare di rallentare i tassi di infezione. I morti, invece, sono almeno 9.

Il governo ha annunciato in una dichiarazione separata, rilasciata sempre nella giornata di martedì, che fornirà assistenza alimentare a migliaia di famiglie direttamente nelle loro case, a partire da venerdì, per un periodo di circa due mesi. La scorsa settimana Saied ha altresì schierato lesercito nelle strade per costringere i cittadini a rispettare il blocco.

Il governo tunisino ha poi deciso di stanziare 2.5 miliardi di dinari, che corrispondono a circa 850 milioni di dollari, per contenere gli effetti economici e sociali dell’epidemia. Tra le nuove misure, il governo ritarderà i debiti fiscali, rinvierà le tasse sulle piccole e medie imprese, ritarderà il rimborso dei prestiti dei dipendenti a basso reddito e fornirà assistenza finanziaria alle famiglie povere.

“Tutta la Tunisia è unita in questa pericolosa guerra. La guerra ha un costo e le decisioni eccezionali che abbiamo annunciato hanno un costo, ma non abbiamo altra scelta”, ha dichiarato il primo ministro Elyes Fakhfakh. In particolare, il governo di Tunisi devolverà 450 milioni di dinari come aiuti finanziari alle famiglie povere e ai tunisini che hanno perso il lavoro a causa del coronavirus. In più, ha stanziato 1,2 miliardi di prestiti e aiuti per le imprese colpite dalla crisi.

La Tunisia, che sta prevedendo di subire una recessione economica, sta spingendo la banca centrale a tagliare il suo tasso di interesse chiave di 100 punti base. Fakhfakh ha inoltre annunciato che, per quest’anno, il governo ha ridotto le sue previsioni di crescita dal 2,7% all1%. Come parte del suo budget fiscale annuale, la Tunisia avrà bisogno di circa 3.6 miliardi di dollari di fondi, di natura interna o esterna. La disoccupazione nel Paese risulta superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Anche l’inflazione è elevata e i governi hanno lottato a lungo per frenare i deficit fiscali e controllare il debito pubblico. Gli analisti avvertono che la crisi globale dovuta al coronavirus colpirà soprattutto il settore del turismo, che rappresenta circa l’8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera, con circa 9 milioni di turisti che hanno visitato il Paese lo scorso anno. Contemporaneamente, il settore agricolo sta lottando contro una grave carenza di pioggia.

Il nuovo governo tunisino, guidato da Fakhfakh, ha ottenuto la fiducia del Parlamento il 26 febbraio. I voti favorevoli sono stati 129 su 217. La squadra di governo presentata dal neopremier è composta da 30 ministri e da 2 sottosegretari. Diverse le sfide da affrontare a livello economico, dopo anni di crescita lenta, disoccupazione persistente, deficit pubblico elevato, debito in aumento, inflazione e servizi pubblici in deterioramento. Per affrontare tale situazione, sono richieste riforme politiche sensibili ai sussidi energetici e alle aziende pubbliche.

Erano circa 4 mesi che la Tunisia attendeva un nuovo esecutivo. Sin dal mese di ottobre 2019, i diversi partiti politici seduti in Parlamento non erano riusciti a trovare un accordo volto a creare una coalizione, così da proporre un primo ministro e formare un nuovo esecutivo. Il governo uscente ha già attuato tagli per ridurre il deficit pubblico, ma il Fondo Monetario Internazionale e altri istituti di credito stranieri hanno più volte richiesto ulteriori riforme fiscali. Al contempo, i cittadini tunisini hanno mostrato il proprio malcontento verso i servizi pubblici del Paese, considerati peggiori rispetto al periodo pre-rivoluzione del 2011. Ciò ha portato la popolazione ad avere sempre meno fiducia nei confronti delle istituzioni e della classe politica al potere.

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Chiara Gentili

di Redazione