Spagna: la mancanza di cooperazione tra regioni complica la lotta al coronavirus

Pubblicato il 31 marzo 2020 alle 12:47 in Europa Spagna

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Non ci sono state conversazioni ufficiali tra gli assessorati alla salute delle 17 regioni spagnole, né esiste una linea guida chiara o una mediazione del governo che le incoraggi. Ogni Comunità autonoma combatte il coronavirus da sola, con i propri mezzi e con i propri medici: il trasferimento di personale tra i diversi servizi sanitari è un groviglio burocratico in cui, per il momento, nessuna regione vuole impantanarsi. È quanto denunciano gli operatori sanitari in tutta la Spagna.

Il Ministero della Salute spagnolo ha annunciato lunedì, alle domande dei giornalisti, che “studia” come trasferire i pazienti a causa della saturazione della terapia intensiva da una regione all’altra, senza ulteriori dettagli. Il ministro, Salvador Illa, ha affermato che “non è escluso nulla”, ma che al momento il trasferimento dei pazienti o del personale non è stato coordinato, ma si è parlato piuttosto di quello di “attrezzature e forniture”. Più di due settimane fa è venuto a conoscenza degli incontri di coordinamento del ministero per spostare forniture mediche, come dispositivi di protezione individuale, dalle regioni meno colpite alle quali stava iniziando a soffrire l’aumento dei contagi, come Madrid. Da allora sono stati fatti pochi progressi, ad eccezione di casi specifici come la consegna di respiratori dalla Galizia alla capitale, che il presidente gallego Feijóo ha dovuto difendere personalmente al parlamento di Santiago di Compostela il 26 marzo, tra accuse violente di lasciare la popolazione locale “senza coperture sanitarie” per aiutare Madrid, o il trasferimento di 200 letti in un ospedale nella Comunità di Madrid fatto dalle autorità della Castiglia-La Mancha la scorsa settimana.

Non solo la maggior parte delle autonomie non ha più il margine per accettare nuovi pazienti provenienti da fuori regione, ma coloro che potrebbero essere nel bisogno, come Madrid, non hanno chiesto aiuto. Secondo i dati sull’occupazione delle terapie intensive, 1.460 persone a Madrid hanno avuto bisogno di ricovero in terapia intensiva. Prima dell’inizio della crisi, questa comunità aveva 641 posti in una situazione normale. Vale a dire, ha raddoppiato e sta per triplicare la sua dotazione iniziale.

L’assessore alla salute andaluso, Jesús Aguirre, sottolinea che i due terzi dei respiratori usati a Madrid sono stati ceduti dall’Andalusia, che “al momento non sta vivendo una situazione di emergenza” e “potrebbe accogliere pazienti di altre comunità”, ma non ha ricevuto richieste in tal senso. Anche il portavoce del governo di Castiglia-La Mancha ha osservato che formalmente non vi è stata alcuna richiesta di assistenza per i pazienti di altre comunità autonome. “Abbiamo 344 pazienti in condizioni critiche con respirazione assistita e 23 posti vacanti. Oggi non possiamo gestire pazienti in condizioni critiche di altre comunità se non arrivano i 150 respiratori che abbiamo acquistato e sono fermi alla dogana in Turchia” – afferma, introducendo un altro problema, quello degli acquisti di materiale.

In una conferenza stampa con i 17 presidenti autonomici, il premier Sánchez ha ammesso che l’acquisto e la distribuzione del materiale sanitario “procede a rilento”, giustificando con le sue parole il fatto che le regioni si fossero già mosse in maniera autonoma nelle scorse settimane. La sanità in Spagna è materia di competenza regionale, ma la mancanza di coordinazione da parte del governo e le risposte tardive alle richieste delle regioni hanno provocato malumori non solo nelle comunità autonome in pessimi rapporti con il governo centrale già da prima della pandemia, come Madrid, Andalusia, Murcia e Catalogna, ma anche in quelle governate dal partito socialista del premier, come Estremadura e Castiglia-La Mancha.

Con 94.417 casi, la Spagna è il terzo paese più colpito dall’epidemia dopo Stati Uniti e Italia. I morti sono 8.189, una cifra seconda solo a quella italiana. I guariti sono 119.259, ad oggi il miglior dato del pianeta dopo quello della Cina.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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