Siria, Idlib: la tregua continua a vacillare

Pubblicato il 31 marzo 2020 alle 17:28 in Siria Turchia

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Afes, un villaggio situato nella regione Nord-occidentale di Idlib, nei pressi di Saraqib, è stato colpito, martedì 31 marzo, dalle forze del regime. Parallelamente, Ankara ha continuato ad inviare rinforzi nell’area.

A riferirlo, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, sulla base delle informazioni riportate da un suo corrispondente. Quest’ultimo ha specificato che l’esercito del regime, affiliato al presidente siriano, Bashar al-Assad, di stanza nella vicina città di Saraqib, ha condotto un attacco contro Afes, impiegando artiglieria pesante e causando danni materiali alle proprietà civili del villaggio. Parallelamente al bombardamento, la Turchia ha inviato, sempre il 31 marzo, nuovi rinforzi militari nella medesima area, giunti attraverso il valico di Kafr Lusin, nel Nord di Idlib. Secondo quanto riportato, anche la sera precedente, il 30 marzo, è stato visto arrivare a Idlib un convoglio militare composto da circa 40 veicoli, posizionandosi nelle postazioni di Ankara nell’Est della regione, presso l’asse di Saraqib.

Tali operazioni giungono a seguito dell’invito del Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, il quale, dal 27 marzo, ha chiesto un cessate il fuoco per tutto il Paese, con il fine di contrastare l’emergenza coronavirus. Le Nazioni Unite hanno evidenziato che l’epidemia minaccia, in particolare, i 6.5 milioni di sfollati del Paese e oltre un milione di civili, situati presso gli accampamenti al confine turco. La Siria risente, poi, delle conseguenze del perdurante conflitto, che ha gravemente danneggiato il sistema sanitario e le infrastrutture a disposizione. In tale quadro, il Ministero della Salute siriano ha annunciato, il 29 marzo, il primo decesso da coronavirus. Secondo le ultime informazioni riferite da fonti del governo, al 31 marzo i casi di contagio ammontano a 10, mentre i morti sono due.

Oltre alla tregua esortata a livello internazionale, il governatorato di Idlib è al centro del cessate il fuoco raggiunto il 5 marzo scorso dal presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Oltre alla tregua, le parti hanno concordato l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest, e l’organizzazione di pattuglie congiunte, il cui avvio, previsto per il 15 marzo, è stato bloccato dalle proteste di ribelli e civili.

Sebbene non completamente rispettata, la tregua ha consentito ad alcuni sfollati di far ritorno nei propri villaggi situati nelle aree rurali di Aleppo e Idlib. Tuttavia, secondo quanto riferito, il 27 marzo, dall’organizzazione no profit Humanitarian Response, la percentuale di siriani che ha fatto ritorno nelle proprie abitazioni è soltanto dell’1,09%, pari a 11.347 sfollati. Questo, a detta dell’organizzazione, perché la popolazione siriana non crede che il cessate il fuoco duri a lungo e perché le condizioni di vita continuano ad essere dure.

La Siria risente di un conflitto entrato nel suo decimo anno. Le tensioni hanno avuto inizio il 15 marzo 2011 e da allora non si sono più placate. Queste vedono contrapporsi gruppi di ribelli, sostenuti dalla Turchia, e il presidente Assad, appoggiato da Mosca. L’esercito del governo è riuscito a prendere il controllo di circa il 70% del territorio nazionale, ma Idlib continua a rappresentare l’ultima roccaforte posta, in buona parte, sotto il controllo delle forze di opposizione. Per tale motivo, è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019.

Ankara detiene il controllo di più di 15 postazioni nel solo governatorato di Idlib. Prima della tregua del 5 marzo, la Turchia aveva dato avvio all’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation, nel Nord-Ovest della Siria. La nuova offensiva faceva seguito alla morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio. Un episodio che aveva fatto temere un ulteriore esacerbarsi delle tensioni, sebbene sia Ankara sia Mosca si fossero dette contrarie ad un conflitto diretto sul suolo siriano.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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