Serbia: quando il coronavirus fa sorgere accuse di abuso di potere

Pubblicato il 31 marzo 2020 alle 16:12 in Europa Serbia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha assunto pieni poteri per fronteggiare l’emergenza da coronavirus, attirando critiche in merito al suo abuso di potere.  

È quanto emerso in un report pubblicato martedì 31 marzo da The Associated Press, il quale ha specificato che le critiche dell’opposizione contro Vucic, il quale ogni giorno parla ai suoi cittadini annunciando nuove misure, riguardano la sua totale presa di controllo dello Stato in maniera anticostituzionale. 

A Belgrado, riporta il sito di informazione, i militari pattugliano le strade armati di fucili e l’esercito fa da guardia presso un museo trasformato in ospedale e dotato di letti di metallo per i malati di coronavirus. Il tutto, mentre il capo di Stato dichiara che i cimiteri della capitale non avranno abbastanza posti per contenere i morti causati dal virus, in caso di mancato rispetto delle misure indicate dal governo.  

Nello specifico, le restrizioni adottate dall’esecutivo di Belgrado sono iniziate lo scorso 15 marzo, quando Vucic aveva proclamato lo stato di emergenza. Da quel momento, il ruolo del Parlamento è stato accantonato, i confini sono stati chiusi, i cittadini sono soggetti a un coprifuoco di 12 ore monitorato dalla polizia e gli anziani hanno il divieto di lasciare le proprie dimore. Tali misure, rivela The Associated Press, sono tra le più rigide in Europa. 

In tale contesto, l’operato del capo di Stato serbo ha attirato forti critiche da parte dell’opposizione. A tale riguardo, l’ex commissario di Stato per la protezione dei dati personali, Rodoljub Sabic, ha dichiarato che attraverso la proclamazione dello stato di emergenza, Vucic ha assunto la supremazia totale sul processo decisionale del Paese, sebbene la Costituzione gli affidi un ruolo cerimoniale. Nello specifico, ha rivelato Sabic, Vucic rilascia ordini che sono automaticamente accettati dal Governo, senza alcuna forma di controllo o bilanciamento. 

L’introduzione di misure rigide, sottolinea il sito di informazione, è un fenomeno che sta caratterizzando i Paesi dell’Europa orientale, precedentemente comunisti, ma anche altri Stati, dove i leader, principalmente populisti, adottano restrizioni severe, come il controllo dei dati dei telefoni cellulari, per monitorare il rispetto delle misure. 

In particolare, in Serbia, Vucic ha annunciato apertamente di aver posto sotto controllo i cittadini con numeri telefonici italiani, mentre in Slovacchia è stato consentito all’Ufficio della Pubblica Sanità di accedere ai dati della localizzazione dei telefoni cellulari, al fine di contenere la diffusione del virus. 

In tale contesto, la responsabile della divisione Diritti Umani dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), Ingibjörg Sólrún Gísladóttirha dichiarato che seppur comprendendo la necessità di adottare misure rigide per proteggere i cittadini dal coronavirus, deve in ogni caso essere presente un limite temporale e il controllo del Parlamento sui provvedimenti del Governo. 

Anche gli attivisti in materia di diritti umani, tra cui Amnesty International, sostengono che le misure adottate dai Paesi possono talvolta ledere le libertà dei cittadini, come accade con l’aumento della sorveglianza, con l’imposizione dei coprifuochi, le restrizioni sui viaggi e gli spostamenti, ma anche i limiti alla libertà di espressione. A tale riguardo, uno dei membri di Amnesty International, Massimo Moratti, ha dichiarato che sebbene siano concesse dai dal diritto internazionale dei diritti umani, le misure adottate in stato di emergenza non devono in nessun modo diventare la normalità. 

Attualmente, rivela il sito di informazione, in Serbia vi sono quasi 800 casi confermati di coronavirus e 16 morti accertati. Tuttavia, è stato effettuato un numero limitato di tamponi e, secondo gli esperti, i numeri reali potrebbero essere di gran lunga superiori a quanto comunicato. La maggior parte dei contagiati mostra sintomi lievi o moderati, come febbre e tosse, ma per altri, soprattutto anziani e persone con complicazioni pregresse, il virus può manifestarsi in forma più grave, causando polmonite o, addirittura, morte. 

In particolare, a destare dubbi in merito al reale numero dei contagiati sono le immagini del museo di Belgrado trasformato in un ospedale improvvisato, al cui interno vi sono circa 3.000 posti letto, con brandine in ferro disposte l’una dopo l’altra. A tale riguardo, Vucic ha dichiarato di sentirsi sollevato dal fatto che i cittadini si siano spaventati dopo aver visto tali immagini, aggiungendo di essere disposto a utilizzare luoghi anche più preoccupanti, se necessario per trattenere i cittadini nelle proprie dimore. 

I pazienti, ha dichiarato il presidente, devono trascorrere dai 14 ai 28 giorni nella struttura, ma dal momento che serve a tutelare le vite dei cittadini, non è rilevante se si tratta di un luogo comodo o meno. 

In risposta alle parole di Vucic, un gruppo di attivisti civici della capitale ha invitato il presidente a non far affogare la capitale, lanciando una petizione online contro quello che viene considerato l’abuso di potere da parte di Vucic e i danni ai diritti umani fondamentali. In aggiunta, gli attivisti condannano le apparizioni giornaliere del presidente, le quali generano il panico in una società già abbastanza preoccupata.  

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale 

Jasmine Ceremigna 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.