La Somalia invia 20 medici in Italia per aiutare nella lotta contro il coronavirus

Pubblicato il 31 marzo 2020 alle 11:49 in Italia Somalia

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Un team di 20 medici somali è arrivato in Italia per offrire assistenza nella lotta contro il coronavirus. Si tratta di un gruppo di volontari dell’Università nazionale somala, ha riferito il portavoce del governo, Ismail Mukhtar Omar. “I 20 medici sono già stati registrati in Italia e collaboreranno con alcuni medici di tutto il mondo per aiutare l’Italia a contenere il nuovo coronavirus”, ha affermato Omar. Il portavoce di Mogadiscio ha poi specificato che la missione in Italia è stata organizzata in seguito alle richieste di assistenza internazionale avanzate dal governo di Roma. L’Europa è il continente con il bilancio di vittime per coronavirus più alto al mondo, con solo l’Italia che ha riportato 11.591 morti.

Solo qualche giorno fa, il 29 marzo, anche l’Albania ha inviato a Roma una squadra medica composta da 30 membri del personale sanitario albanese, sia dottori sia infermieri, pronti ad aiutare i loro colleghi italiani. A ricevere l’equipe medica inviata dall’Albania è stato il ministro italiano per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, il quale ha in seguito accompagnato i medici albanesi presso gli ospedali in stato di necessità. Nel frattempo, parte del personale sanitario è giunto a Verona. Inoltre, lo scorso 21 marzo, anche da Cuba un gruppo di 52 professionisti della salute, 37 medici e 15 infermieri, è arrivato in Lombardia per sostenere l’Italia nella lotta contro il coronavirus. Si tratta di una delle brigate mediche che il Paese caribico invia su richiesta di paesi terzi in situazioni di emergenza o di carenza cronica di personale medico. Infine, tra le altre forme di collaborazione internazionale offerte all’Italia in questo momento di grave difficoltà causato dalla pandemia, vanno menzionati gli aiuti russi, consistenti in velivoli militari carichi di virologi, medici, forniture mediche e biomediche. Ad oggi, 9 aerei da trasporto militare Il-76 delle forze aerospaziali russe sono decollati dall’aeroporto Chkalovsky, nella regione di Mosca, con circa 100 medici e personale ausiliario a bordo. I velivoli sono poi atterrati nella base aerea di Pratica di Mare, nei pressi di Roma. 

Per quanto riguarda la situazione del coronavirus in Somalia, il Paese africano ha riportato il suo primo caso il 16 marzo e, finora, ne ha confermati 3 in totale. La nazione del Corno d’Africa ha bloccato tutti i voli nazionali e internazionali nel tentativo di contenere la diffusione del virus. Alcuni esperti, tuttavia, avvertono che l’epidemia di coronavirus rischia di uccidere più persone in Somalia che in qualsiasi altro Paese se non vengono messe in atto con urgenza misure preventive. “Se questo virus ha ucciso migliaia di persone in Paesi sviluppati come la Cina e l’Italia, e ne ha uccise anche centinaia in Spagna e in Iran, è incredibile immaginare quale sarà il bilancio delle vittime in Somalia se non viene fatto nulla”, ha affermato il presidente dell’Associazione Medica Nazionale, Mohamed Mohamud Ali, in un’intervista ad Al Jazeera. “Attualmente, non disponiamo dei nostri kit per fare i test. Spediamo i campioni in Sudafrica e aspettiamo almeno tre giorni per conoscere i risultati. Questa è una grande sfida per noi”, ha aggiunto il professore.

L’epidemia ha raggiunto l’Africa più tardi rispetto agli altri continenti ma la velocità di diffusione è stata notevole, arrivando attualmente a circa 46 Paesi contagiati. Mercoledì scorso, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha invitato i Paesi africani a “svegliarsi” e a iniziare ad affrontare seriamente la minaccia del virus, altrimenti le conseguenze saranno catastrofiche. Lo stesso Mohamed Ali ha affermato che il popolo somalo deve fare di più per prendere sul serio la pandemia. “Non ucciderà solo le persone. Economicamente, se non si fa nulla, saremo rovinati. Potremmo non essere in grado di riprenderci”, ha dichiarato.

Un analista con sede a Mogadiscio, Mohamed Ahmed Ali, ha ribadito ad Al Jazeera che la Somalia deve fare di più per salvare vite nel Paese. “Le aziende sono aperte come di consueto. I trasporti pubblici funzionano come al solito, i ristoranti sono aperti. I rischi e le conseguenze sono inimmaginabili. Se non si fa immediatamente qualcosa di più, in Somalia potrebbero morire più persone che in qualsiasi altra parte del mondo”, ha confermato Mohamed.

Un ulteriore problema è rappresentato dal fatto che grandi aree del paese sono nelle mani del gruppo terroristico di al-Shabab, affiliato ad Al Qaeda. L’organizzazione impedisce alle informazioni di diffondersi nelle aree sotto il suo controllo, cosicché molti abitanti somali non sanno nemmeno dell’esistenza del coronavirus. I rapporti di tensione tra il governo centrale e gli stati federali peggiora ancora di più la situazione. “Purtroppo, il governo ha un potere limitato su ciò che può fare”, ha sottolineato Mohamed.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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