Iraq: gli USA dispiegano missili Patriot

Pubblicato il 31 marzo 2020 alle 11:24 in Iraq USA e Canada

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Fonti militari irachene e statunitensi hanno rivelato che gli USA hanno dispiegato una batteria di missili Patriot presso la base di Ain al-Assad, in un quadro di difesa contro eventuali offensive delle milizie filoiraniane.

Si tratta della stessa base che, l’8 gennaio scorso, era stata oggetto di un attacco condotto dalle forze iraniane del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Ain al-Assad, situata nel governatorato occidentale iracheno di al-Anbar, è considerata la seconda base aerea più grande in Iraq, dopo quella di Balad, ovvero il quartier generale della settima divisione dell’esercito americano, situata anch’essa nella medesima provincia.

Washington e Baghdad avevano avviato negoziazioni sul dispiegamento del sistema di difesa aerea sin da gennaio 2020, ma inizialmente non era chiara la posizione del governo iracheno, la cui approvazione è necessaria per avviare operazioni di tal tipo. Tuttavia, secondo quanto riferito da un ufficiale statunitense e da una fonte militare irachena, la prima batteria di missili Patriot è giunta tra il 23 ed il 29 marzo, e, al 30 marzo, risulta essere in fase di installazione. Il sistema di difesa è composto da radar dalle prestazioni elevate e missili in grado di intercettare e distruggere missili balistici mentre sono ancora nello spazio aereo. Si prevede che gli Stati Uniti invieranno altre due batterie, sebbene, a detta delle fonti, i sistemi attualmente si trovino ancora in Kuwait, in attesa di essere traferiti in Iraq. Altri missili sono stati posti, invece, a Erbil, il capoluogo delle regione autonoma del Kurdistan iracheno.

Inoltre, la coalizione anti-ISIS a guida statunitense, il 29 marzo, ha evacuato le proprie forze dalla base K1, situata nella regione di Kirkuk, nel Nord dell’Iraq, affidando la gestione del luogo all’esercito iracheno. Si è trattato della terza operazione di tal tipo, da inserirsi in un quadro più ampio di ridistribuzione e ridimensionamento delle forze della coalizione in Iraq, cedendo di volta in volta la responsabilità delle basi liberate alle forze irachene. Tuttavia, a detta di un diplomatico di Baghdad, è proprio il ridimensionamento delle basi e delle truppe USA ad aver spinto Washington a installare ulteriori missili, in un’ottica di autodifesa.

In precedenza, l’Iraq aveva richiesto l’allontanamento delle forze USA dal Paese e aveva mostrato resistenza al dispiegamento di missili Patriot aggiuntivi, timoroso che l’Iran avrebbe considerato la mossa una minaccia e avrebbe innescato ulteriori tensioni nel Paese. L’episodio dell’8 gennaio, data in cui Teheran ha attaccato due basi in Iraq che ospitano truppe statunitensi, ha rappresentato per l’Iran un modo per vendicare la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, ucciso il 3 gennaio a seguito di un raid ordinato dal presidente della Casa Bianca, Donald Trump.

Tali eventi erano stati considerati una forma di violazione della sovranità irachena da parte di Washington, e si temeva che l’Iraq potesse divenire un campo di battaglia tra Iran e Stati Uniti. Motivo per cui il Parlamento di Baghdad, il 5 gennaio, aveva proposto al governo di espellere tutte le forze straniere, e nello specifico statunitensi, dal Paese. Tuttavia, il 30 gennaio, l’esercito iracheno ha riferito che le operazioni con la coalizione contro lo Stato Islamico erano state riavviate.

La costruzione di Ain al-Assad ha avuto inizio nel 1980 ed è terminata dopo circa sette anni, grazie anche alla collaborazione di compagnie iugoslave. Il suo nome iniziale fu Al-Qādisiyyah, in quanto costruita a seguito dell’omonima battaglia tra Iran e Iraq. La base è stata fin da subito destinata ad ospitare più di 5.000 soldati, ed è stata dotata di tutti i servizi necessari alle attività e alla vita quotidiana delle forze presenti, da caserme e cliniche a piscine e moschee. La sua posizione, nel distretto nominato al-Baghdadi, è di importanza strategica, in quanto la base è situata sul punto più alto sopra il livello del mare.

Le forze statunitensi hanno occupato Ain al-Assad nel 2003, utilizzandola prevalentemente come base aerea. Per gli USA, questa ha rappresentato un centro rilevante per il trasferimento di truppe e rifornimenti in tutto l’Iraq, fino al 2011, anno in cui Ain al-Assad è passata nuovamente sotto il controllo delle forze irachene e, in particolare, della settima divisione dell’esercito. Tuttavia, alla fine del 2014, si contavano ancora più di 300 soldati statunitensi presenti nella base, oltre a consiglieri e ufficiali, con l’obiettivo di addestrare le forze irachene nel quadro della lotta allo Stato Islamico.

Dopo che l’ISIS ha preso il controllo del distretto circostante di al-Baghdadi, le milizie terroristiche hanno attaccato più volte la base, ma gli Stati Uniti non hanno mai ritirato i propri soldati, nonostante il pericolo, affermando il loro diritto ad auto-difendersi. Secondo il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, al momento dell’attacco dell’8 gennaio, nella base erano presenti più di 2000 tra soldati e funzionari di Washington, oltre a elicotteri da combattimento, un sistema di monitoraggio aereo con copertura pari a più di 400 km, unità di ricognizione e una task force speciale, responsabile della ricerca del precedente leader dello Stato Islamico, Abu Bakr al-Baghdadi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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