Grecia: le forti accuse di Dendias contro la Turchia

Pubblicato il 31 marzo 2020 alle 14:05 in Grecia Immigrazione Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli Affari Esteri della Grecia, Nikos Dendias, in un articolo pubblicato sul Financial Times, ha invitato la Turchia a porre fine alla sua “diplomazia del ricatto attraverso i migranti”. 

È quanto rivelato, lunedì 30 marzo, dal sito del Ministero degli Affari Esteri della Grecia, il quale ha riportato l’articolo pubblicato sul Financial Times in cui Dendias spiega la propria posizione. 

Nello specifico, il ministro di Atene ripercorre l’emergenza migratoria di cui l’Europa era stata teatro tra l’estate del 2015 e i primi mesi del 2016, quando circa 1 milione di rifugiati era giunto nelle isole greche dell’Egeo dopo essere partito dalla Turchia. Tali circostanze avevano portato l’UE e la Turchia a negoziare un accordo, siglato il 18 marzo 2016, con cui Ankara aveva accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso l’Europa in cambio di 6 miliardi di euro di aiuti. L’accordo, ha sottolineato Dendias, ha portato a una massiva riduzione degli arrivi dei migranti e ha anche dimostrato l’abilità della Turchia a controllare i flussi dei rifugiati. 

In aggiunta, sottolinea Dendias, l’accordo prevedeva una serie di impegni reciproci. Da parte sua, secondo il ministro greco, l’UE ha rispettato quanto sottoscritto. La Turchia, invece, ha cercato di trasformare l’accordo con l’Europa in un sostegno ai suoi “progetti neo-ottomani nel Nord della Siria e oltre”, cercando altresì di ottenere più finanziamenti. In linea con ciò, ripercorre Dendias, la Turchia ha prima minacciato di aprire le proprie frontiere e poi, dopo gli attacchi contro le forze turche nel governatorato di Idlib, in Siria, il presidente di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, ha eseguito quando in precedenza solo minacciato, consentendo l’afflusso di migliaia di migranti. La Turchia, ha dichiarato Dendias, ha “unilateralmente abrogato le proprie responsabilità derivanti dall’accordo siglato con l’UE nel 2016”. In aggiunta, il ministro di Atene ha scritto di ritenere che la Turchia abbia utilizzato gli esseri umani come pedine del proprio ricatto nei confronti dell’Europa, sottolineando al tempo stesso l’ambizione della Turchia di entrare nel blocco comunitario. 

Come conseguenza delle decisioni di Erdogan, sottolinea Dendias, la Grecia è stata soggetta all’improvvisa pressione, massiva e organizzata, derivante dall’arrivo di grandi quantità di migranti presso i suoi confini orientali. In particolare, il ministro di Atene sostiene che migliaia di rifugiati sono stati incoraggiati dalla stessa Turchia a partire verso la Grecia, in seguito all’apertura dei confini da parte di Ankara. In aggiunta, Dendias denuncia che tra i migranti, le famiglie con bambini sono stati trasportati presso la porzione turca della frontiera con la Grecia, in maniera tale da consentire alla Turchia di sfruttare il tutto in termini di propaganda. Per quanto invece riguarda i migranti che hanno tentato di oltrepassare il confine con la Grecia, Dendias rivela che secondo i funzionari ellenici, questi sono stati incoraggiati e talvolta anche aiutati dalle autorità turche, nonostante l’avviso della Grecia in merito alla totale intransigenza sugli attraversamenti clandestini delle frontiere. Tuttavia, rivela Dendias, i giovani migranti hanno in ogni caso tentato di scavalcare il confine, utilizzando anche la violenza, ad esempio lanciando pietre o gas lacrimogeni di manifattura turca, contro le guardie transfrontaliere della Grecia, mentre le autorità turche “li aiutavano, o quantomeno chiudevano gli occhi”. 

Per quanto riguarda l’origine dei migranti, Dendias ha altresì rivelato che oltre il 60% dei rifugiati arrestati per aver attraversato illecitamente la frontiera non proviene dalla Siria, come inizialmente immaginato, ma dall’Afghanistan. I siriani, invece, rappresentano circa il 10% dei migranti posti in arresto e risultano residenti in Turchia già da anni. 

La decisione di Ankara di aprire le frontiere non è considerata spontanea dai vertici della Grecia. Al contrario, Dendias sostiene che si è trattato di un “attacco pianificato contro la Grecia e contro l’Europa”. Per amplificare la risonanza di quanto deciso, ha aggiunto il ministro di Atene, Ankara ha disseminato notizie in merito all’utilizzo di armi da fuoco da parte della Grecia contro i migranti, alcuni dei quali avrebbero anche perso la vita. Tali affermazioni sono state più volte smentite da Atene, ma in particolare, nel suo articolo per il Financial Times, Dendias le ha definite “delle scandalose fake news”. 

Erdogan, inoltre, ha ricordato il ministro degli Esteri di Atene, ha anche paragonato la situazione al confine tra i due Paesi al trattamento riservato agli ebrei ai tempi dell’Olocausto. Ciò, ha dichiarato Dendias, non è rispettoso nei confronti dei milioni di cittadini che sono stati brutalmente uccisi dai Nazisti.  

Quello che invece, secondo il suo ministro degli Esteri, Atene ha fatto ad Evros, è stato difendere i propri confini, nel rispetto del diritto internazionale e interno, rispondendo alle provocazioni della Turchia. L’Europa, ha sottolineato Dendias, ha sostenuto la Grecia ed ha mostrato la sua totale solidarietà, rigettando la condotta della Turchia tesa a ottenere guadagni “a ricasco della sofferenza degli esseri umani”. 

Ciò dimostra alla Turchia, ha sottolineato Dendias, il fallimento della sua strategia diplomatica del ricatto, dato che né l’Europa né la Grecia intendono negoziare con Ankara in un contesto di ricatto, minaccia o costrizione. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale 

Jasmine Ceremigna 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.