Grecia: donna residente in un campo profughi positiva al virus dopo il parto

Pubblicato il 31 marzo 2020 alle 18:40 in Grecia Immigrazione

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Il Ministero delle Migrazioni della Grecia ha riferito che una rifugiata residente in un campo profughi vicino ad Atene è risultata positiva al test per il coronavirus poco dopo aver partorito in un ospedale della capitale. La donna, non identificata ma probabilmente di origine africana, secondo quanto riferito dallagenzia di stampa France24, vive a Ritsona, a circa 80 chilometri a Nord di Atene. Si tratta del primo caso di coronavirus registrato tra i richiedenti asilo che vivono in un campo della Grecia. Qualche settimana fa, il 12 marzo, era stato registrato un caso a Lesbo, dove ci sono alcuni dei più sovraffollati centri di accoglienza delle isole del Mar Egeo. Il paziente positivo, pur non essendo un richiedente asilo, ha diffuso il panico tra i migranti e le stesse autorità greche.

“Il Ministero della Sanità sta già monitorando le persone con cui è entrata in contatto la donna nei giorni scorsi e sta adottando tutte le misure necessarie per proteggere i residenti del campo e il personale”, ha affermato il Ministero delle migrazioni. Dieci membri del personale ospedaliero, al momento, sono stati messi in quarantena così come le altre persone che si trovavano in stanza con la paziente.

Finora, ci sono stati 46 decessi e 1.212 casi di coronavirus in Grecia, dove gli abitanti sono più di 11 milioni. Nei campi, dove decine di migliaia di richiedenti asilo vivono in condizioni di scarso igiene e di sovraffollamento, sono state annunciate misure finalizzate a mantenere i residenti il più lontano possibile dalla popolazione locale. Il movimento dei rifugiati è stato drasticamente ridotto per i prossimi 30 giorni e laccesso alle comunità vicine è consentito solo a piccoli gruppi sotto la supervisione della polizia, tra le 7:00 e le 19:00. Squadre mediche specializzate sono state schierate nei campi e sono state istituite aree di isolamento e punti di ispezione. Anche l’ingresso di visitatori esterni è vietato, ad eccezione dei rappresentanti delle ONG.

La situazione più critica resta comunque quella delle isole, dove i campi profughi risultano estremamente sovraffollati e lesasperazione della popolazione locale cresce di giorno in giorno. La Commissione europea ha specificato che sta lavorando con la Grecia per preparare un piano di risposta alle emergenze e per far fronte a un potenziale focolaio di coronavirus sulle isole. Un portavoce della Commissione ha affermato che le autorità greche stanno prendendo provvedimenti per prevenire la diffusione della malattia, con test di temperatura obbligatori per i nuovi arrivati nei campi, sospensione delle visite, pulizia regolare delle aree comuni e istituzione di aree di quarantena e di recupero. Il portavoce ha inoltre fatto riferimento a un’iniziativa per incoraggiare gli Stati membri dell’UE ad accogliere i bambini non accompagnati delle isole greche. Sette paesi hanno promesso, a inizio mese, che daranno accoglienza a più di 1.600 bambini. “Sono in corso discussioni sugli aspetti operativi e pratici del ricollocamento dei minori e speriamo vivamente di mettere in atto questa operazione il più presto possibile”, ha affermato il portavoce della Commissione. Tuttavia, le crescenti misure restrittive nei Paesi europei per far fronte al dilagare dell’epidemia sollevano interrogativi sulla rapidità del trasferimento. La Grecia ha inaugurato il blocco, lunedì 23 marzo, imponendo la quarantena a tutti i cittadini.

Sono oltre 40 mila i richiedenti asilo bloccati nei campi profughi allestiti dall’Unione Europea nelle isole greche. Un numero 6 volte superiore alle effettive capacità di accoglienza delle strutture, secondo quanto stimato dall’ONG Oxfam. Alla luce di questa situazione, l’organizzazione aveva lanciato, il 18 marzo, un appello urgente alla Grecia affinché venissero forniti immediati aiuti umanitari alle persone intrappolate nelle isole e venissero cancellati i piani per la costruzione di nuovi campi di detenzione. Anche il Consiglio d’Europa di Strasburgo ha condannato la situazione sulle isole greche dell’Egeo, dove sono ospitati migliaia di migranti in condizioni disumane, e ha esortato il governo di Atene a prendere le dovute misure per contenere lo scoppio di una crisi umanitaria. La dichiarazione è stata rilasciata il 17 marzo dalla commissaria dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, la quale, in una nota, ha riportato il caso di una bambina di 6 anni morta in un incendio nel campo di Moria, il 16 marzo. Il campo si trova sull’isola di Lesbo e l’incendio sarebbe scoppiato all’interno di uno spazio abitativo e, da lì, propagatosi su gran parte della struttura a causa del forte vento. “Questa è un’altra tragica prova di quanto sia urgente migliorare la sicurezza e le condizioni sanitarie sulle isole dell’Egeo”, ha sottolineato la Mijatovic, aggiungendo che “le autorità greche devono agire ora per prevenire altre tragedie e pianificare un rapido decongestionamento delle isole”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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