Coronavirus: aumentano i contagi in Israele e Palestina, Netanyahu in quarantena

Pubblicato il 31 marzo 2020 alle 12:26 in Israele Palestina

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La pandemia di coronavirus continua a diffondersi nei Paesi mediorientali, provocando vittime anche nei territori sotto il controllo di Israele e dell’Autorità Palestinese. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, è stato posto in quarantena.

In particolare, secondo le ultime informazioni riportate dal quotidiano arabo al-Arabiya e i dati della Johns Hopkins University del 31 marzo, i contagi in Israele hanno raggiunto quota 4.831, mentre il numero dei decessi è pari a 18. I guariti ammontano, invece, a 163. Tra i pazienti infetti, 83 versano in gravi condizioni mentre altri 90 si trovano in condizioni “moderate”. Parallelamente, in Cisgiordania e Gaza i casi positivi al Covid-19 sono saliti a 117, dopo l’annuncio del 31 marzo del portavoce del governo dell’Autorità Palestinese, Ibrahim Melhim, relativo a due nuovi contagi a Ramallah e Gaza. Tuttavia, è stato riferito, non è stato possibile rilevare il numero dei casi nelle aree di Gerusalemme occupate da Israele.

Circa gli ultimi due pazienti, Melhim ha riferito che si tratta di un uomo di 20 anni e di un altro di 50 anni. Il primo, è stato precisato, lavorava in Israele, e, ancor prima che venisse confermato il risultato del test, era stato posto in quarantena presso uno degli alberghi della città. Il secondo caso aveva fatto ritorno da Rafah nei giorni precedenti e anch’egli è stato posto immediatamente in isolamento.

I primi due casi positivi al coronavirus a Gaza erano stati riportati nella giornata del 22 marzo. Si trattava di due palestinesi recatisi precedentemente in Pakistan e posti in quarantena una volta ritornati a casa. Nel frattempo, mercati pubblici, scuole e centri per eventi pubblici sono stati chiusi nelle ultime settimane a Gaza per provare ad arginare la diffusione del virus. A tali misure si è successivamente aggiunta la chiusura di ristoranti e bar, e la sospensione della preghiera comunitaria del venerdì in moschea.

Tuttavia, la Striscia di Gaza è caratterizzata da servizi sanitari inadeguati e da una carenza di medicinali e forniture mediche, con un deficit di circa il 45%, secondo i dati del Ministero della Salute. I mezzi e le risorse che vengono forniti attualmente servono a soddisfare soltanto la metà del proprio fabbisogno. Pertanto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha messo in guardia fin dall’inizio da una ulteriore diffusione di coronavirus nella Striscia di Gaza, specificando come il sistema sanitario non potrebbe essere in grado di far fronte ad un focolaio nella regione. “Gaza è pronta a gestire solo i primi 100 casi. Dopo avrà bisogno di ulteriore supporto” sono state le parole del capo della sezione distaccata dell’OMS a Gaza, Abdelnasser Soboh.

In Israele, è del 30 marzo la notizia con cui è stato riferito che il primo ministro Benjamin Netanyahu e diversi suoi collaboratori sono stati posti in quarantena preventiva, dopo che una consulente del proprio staff, Rivka Paluch, è risultata positiva al Covid-19. Secondo alcune fonti, si tratta di una semplice precauzione, in quanto il premier non era stato in stretto contatto con la paziente infetta. Alcuni media israeliani hanno tuttavia evidenziato come questa avesse partecipato agli ultimi incontri organizzati in Parlamento per discutere della formazione del nuovo esecutivo.

Tutta la popolazione è stata esortata a rimanere nelle proprie abitazioni e ad evitare di riunirsi in gruppi maggiori a 10 persone, mentre cresce altresì il numero dei cittadini sottoposti a controlli medici e tamponi, parallelamente alle operazioni di ammodernamento delle strutture sanitarie. Anche le scuole hanno interrotto le proprie attività, mentre, dal 15 marzo, i negozi sono chiusi, ad eccezione di supermercati, farmacie, banche e distributori di benzina. Inoltre, Tel Aviv ha chiuso i propri confini ai cittadini non residenti nella città.

Tra le misure che sembrano contraddistinguere Israele vi è l’impiego della tecnologia e, nello specifico, l’utilizzo di dispositivi in grado di monitorare i casi infetti e le persone che entrano in contatto con essi. In particolare, accedendo ai dispositivi cellulari e ai dati forniti dalle compagnie di telecomunicazione, la Shin Bet, ovvero l’agenzia di intelligence per gli affari interni, può controllare gli individui contagiati, e fare in modo che rispettino le misure stabilite e il divieto di uscire di casa, forzandoli alla quarantena.

In tale quadro, è stata proprio l’emergenza coronavirus a spingere alla nomina del leader del partito israeliano Blue and White, Benny Gantz, come presidente della Knesset, il 26 marzo. Gantz, il principale rivale di Netanyahu, ha ricevuto, in realtà, sostegno proprio da membri della coalizione del premier attualmente in carica, facendo pensare ad una possibile alleanza volta a formare un governo di unità nazionale. “Questi non sono giorni normali e richiedono misure straordinarie da parte nostra”, ha dichiarato Gantz rivolgendosi alla Knesset, a cui ha riferito di voler profondere sforzi per formare un governo nazionale di emergenza.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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