Anche il Golfo lotta contro il coronavirus

Pubblicato il 31 marzo 2020 alle 16:18 in Emirati Arabi Uniti Oman

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L’emergenza coronavirus non ha risparmiato i Paesi del Golfo, in cui il numero dei contagi continua ad aumentare. Ciascuno Stato ha agito con diverse misure per provare ad arginare la diffusione del Covid-19.

Negli Emirati Arabi Uniti (UAE), il numero dei casi positivi al Covid-19 ha raggiunto, il 31 marzo, quota 611, di cui 5 decessi e 61 pazienti guariti. Gli ultimi 41 contagi sono stati riportati il 30 marzo dal Ministero della Salute, il quale ha specificato che nel Paese sono stati condotti circa 220mila test, visto altresì l’invito del principe ereditario emiratino, Mohammed bin Zayed al-Nahyan, a rafforzare le attività nei laboratori. In collaborazione con le ambasciate ed i consolati all’estero, gli UAE hanno poi favorito il rimpatrio dei connazionali. Fino ad ora, è stato riferito dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, sono 39 coloro che sono riusciti a tornare, mentre altri 25 rientreranno nei prossimi giorni.

In tale quadro, il 30 marzo, gli Emirati hanno poi esteso ulteriormente il periodo di apprendimento da remoto per gli studenti di scuole e università fino alla fine dell’anno accademico 2019-2020. Parallelamente, sono in corso le discussioni relative al rinvio dell’Expo 2020, inizialmente previsto a Dubai dal 20 ottobre al 10 aprile 2021. Tuttavia, diversi Paesi hanno chiesto il posticipo dell’evento di 12 mesi e la richiesta è stata accettata dal governo emiratino. Ora saranno il comitato esecutivo e l’assemblea del Bureau International des Expositions (Bie) a dare il responso definitivo e ad annunciare la nuova data.

Secondo un rapporto pubblicato da Step Feed, un tabloid emiratino, il Paese gode del miglior sistema sanitario nel mondo arabo. Nel 2019, la sanità emiratina si è classificata alla 47esima posizione, su un totale di 167 Paesi, nell’indice di prosperità Legatum, una società di private investment. Il risultato, è stato specificato, è stato il frutto di un’economia sviluppata, una stabilità interna, un’assistenza sanitaria di alta qualità e agli ingenti investimenti degli ultimi anni in ambito medico-scientifico e tecnologico. Nelle ultime settimane, gli UAE hanno stanziato ulteriori somme per facilitare lo sviluppo di meccanismi e strutture all’avanguardia, per affrontare e prevenire la diffusione del coronavirus, sia per il settore sanitario sia per la vita quotidiana della popolazione. Il tutto in un’ottica “smart”, che ha visto il Paese agire nell’immediato e con rapidità.

In Oman il numero dei contagi ammonta a 192 ma, al 31 marzo, non è stato registrato alcun decesso. Gli ultimi 13 casi positivi al Covid-19 sono stati annunciati il 30 marzo dal Ministero della Salute, il quale ha altresì evidenziato la presenza di 34 pazienti in fase di guarigione. Nel Sultanato è stata vietata ogni forma di assembramento, con punizioni per chi viola tale disposizione, ed i centri relativi a servizi pubblici, di carattere sia statale sia privato, sono stati chiusi. Sin dal 22 marzo, l’Alto Comitato incaricato di gestire l’emergenza sanitaria ha approvato una serie di nuove disposizioni. Tra queste, la sospensione della stampa, distribuzione e vendita di qualsiasi tipo di quotidiano, rivista o pubblicazione.

Il numero degli impiegati negli uffici del settore pubblico è stato ridotto del 30%, mentre il restante 70%, a seconda di quanto stabilito da ogni singolo datore di lavoro, lavora in modalità smart-working. Il tutto, a detta del comitato, per garantire il corretto funzionamento dei servizi essenziali. In tale quadro, l’agenzia di rating Moody’s ha posto la posizione creditizia del Sultanato tra le posizioni dei livelli ad alto rischio, declassando il Paese da Ba1 a Ba2. Ciò, è stato spiegato, è stato dovuto principalmente al calo della forza finanziaria del Paese, come dimostrato dall’aumento del debito pubblico e dalle deboli misure prese per sostenere tale debito. Non da ultimo, ha riferito Moody’s, stanno aumentando i rischi legati alle condizioni finanziarie esterne, visto il calo dei prezzi del petrolio, e quelli relativi alla capacità di liquidità del governo.

In Qatar, i casi positivi al coronavirus ammontano a 693, dopo gli ultimi 59 registrati il 30 marzo. Doha ha registrato solo un decesso da Covid-19, mentre i guariti hanno raggiunto quota 51. Secondo quanto riferito dal Ministero della Salute, i nuovi contagi sono da ricollegarsi a persone che hanno viaggiato all’estero di recente, di cui uno proveniente dal Regno Unito, o che sono stati a contatto con pazienti infetti.

L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, aveva già precedentemente emanato diverse disposizioni, modificando altresì la legge sulla prevenzione delle malattie infettive emessa nel 1990. In particolare, l’intera popolazione è obbligata a denunciare ogni caso di contagio, anche sospetto, o eventuali contatti con pazienti infetti. I trasgressori sono puniti con la reclusione per un periodo non superiore a tre anni e una multa non superiore a 200.000 riyal. Inoltre, il Consiglio dei Ministri ha il potere di adottare tutte le misure necessarie per frenare e prevenire la diffusione del virus, compreso il divieto di assembramento, spostamento o transito in determinati luoghi.

In Arabia Saudita, il 31 marzo, il Ministero della Salute ha dichiarato di aver registrato un incremento dei casi di contagio, attualmente pari a 1563, 110 in più rispetto al giorno precedente. A questi si accompagnano 10 decessi e 165 guarigioni. Di fronte a tale situazione, il monarca saudita, il re Salman bin Abdulaziz, il 30 marzo, ha emanato un’ordinanza con cui ha stabilito l’assistenza sanitaria gratuita per tutti i malati da Covid-19, compresi i cittadini il cui visto è scaduto.

Non da ultimo, il sovrano è stato altresì promotore del G20 straordinario tenutosi da remoto il 26 marzo scorso. In tale occasione, i Paesi membri si sono impegnati “a fare tutto il necessario per superare la pandemia, insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità, al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Mondiale, alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni internazionali”. La crisi è stata definita un “potente promemoria di interconnessione e vulnerabilità” e, pertanto, affrontare l’emergenza e la sua ricaduta sanitaria, sociale ed economica è la “priorità assoluta” del G20. Dal canto suo, re Salman ha stanziato 10 milioni di dollari all’Organizzazione mondiale per la sanità per la lotta al Covid-19.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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