Nigeria, coronavirus: blocco totale nelle maggiori città del Paese

Pubblicato il 30 marzo 2020 alle 12:57 in Africa Nigeria

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Il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, ha ordinato, domenica 29 marzo, il blocco totale delle attività, per 14 giorni, nella città di Lagos e nella capitale, Abuja, nel tentativo di frenare la diffusione del coronavirus. La Nigeria ha confermato, fino ad oggi, 111 casi, di cui 1 morto e 3 guariti. La maggior parte dei pazienti infetti è stata registrata nelle sue due città principali. Nella sua dichiarazione, Buhari ha specificato che le restrizioni inizieranno alle 23:00 di lunedì 30 marzo e che le misure si applicheranno anche allo stato di Ogun, che confina con quello di Lagos. Il discorso televisivo del presidente è stato il primo degno di nota da quando il primo caso di coronavirus è stato annunciato, in Nigeria, a fine febbraio. Buhari ha specificato che si assicurerà delleffettiva cessazione di tutti i movimenti a Lagos, Abuja e Ogun, durante i 14 giorni di blocco. “Tutti i cittadini di queste aree devono rimanere nelle loro case. Il viaggio da o verso altre regioni del Paese deve essere posticipato. Tutte le aziende e gli uffici all’interno di queste aree saranno completamente chiusi durante il periodo di blocco”, ha precisato Buhari. Lagos, il centro delleconomia nazionale e la capitale commerciale del Paese, abitata da 20 milioni di persone, aveva iniziato un blocco parziale di 7 giorni già dalla fine della scorsa settimana.

Il presidente nigeriano, di 77 anni, è risultato negativo al test cui è stato sottoposto dopo la notizia della positività del capo del suo staff. Il “periodo di contenimento”, secondo le disposizioni emergenziali, servirà a identificare, rintracciare e isolare tutte le persone entrate a contatto con i casi confermati. “Garantiremo il trattamento dei pazienti infetti, limitando al contempo la diffusione del virus in altre regioni”, ha affermato Buhari, sottolineando che le restrizioni non verranno applicate agli ospedali e alle strutture sanitarie.

Gli esperti sanitari sono preoccupati per la potenziale esplosione di un focolaio in uno dei più popolosi Paesi del continente africano, che conta circa 200 milioni di abitanti e un sistema sanitario pubblico mal equipaggiato. L’epidemia globale di coronavirus ha già messo da diversi mesi in difficoltà leconomia nigeriana, fortemente dipendente da quella cinese, dove è iniziata la pandemia. Anche in seguito allabbassamento del costo del petrolio dovuto alla guerra dei prezzi tra Arabia Saudita e Russia, la Nigeria, a inizio marzo, ha svalutato la moneta nazionale e ha annunciato un taglio del budget annuale di 4,9 miliardi di dollari.

Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è inoltre l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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