L’Ecuador tra coronavirus e crisi economica

Pubblicato il 30 marzo 2020 alle 5:50 in America Latina Ecuador

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L’Ecuador aveva cercato di migliorare la sua situazione economica lo scorso anno firmando un accordo con il Fondo monetario internazionale (FMI) per un prestito da 4,2 miliardi di dollari in cambio di adeguamenti della sua spesa pubblica, dell’aumento delle riserve della banca centrale e di azioni volte a riequilibrare il deficit fiscale. Ma la crisi globale del coronavirus, che ha paralizzato il paese imponendo una chiusura generale per contrastare diffusione della malattia, e il crollo dei prezzi del petrolio stanno spingendo sull’orlo del baratro l’economia ecuadoregna, che non è stata in grado di raggiungere gli obiettivi stabiliti con il FMI che ha ritardato l’arrivo degli esborsi previsti.

Tale è il livello di esposizione finanziaria del paese che il governo di Lenín Moreno ha proposto una serie di misure economiche per contenere l’impatto dell’onda d’urto della pandemia prima ancora di stabilire un recinto sanitario per fermare la diffusione del virus.

Il rischio-paese era di 2.879 punti e il prezzo del petrolio era inferiore a 35 dollari al barile quando il presidente dell’Ecuador ha proposto 15 giorni fa di aumentare le ritenute alla fonte delle imposte sul reddito nelle società, addebitare il 5% sull’acquisto di veicoli di oltre 20.000 dollari, trattenere una parte dello stipendio dei funzionari pubblici, ridurre ulteriormente gli investimenti pubblici e aumentare la porta dell’austerità nel settore pubblico con l’obiettivo di liberare 2,2 miliardi di dollari per attenuare le preoccupazioni sui mercati.

È stato inoltre annunciato che erano stati pagati 2 miliardi di dollari di debito aggiuntivo, a causa della riprogrammazione imprevista dei 250 milioni che il FMI avrebbe dovuto concedere in questo momento se l’Ecuador non avesse mancato di raggiungere gli obiettivi del programma.

Ma i problemi economici del paese erano nell’aria prima del coronavirus. Dopo le forti proteste dell’ottobre scorso, che ha annullato la decisione di eliminare i sussidi per il carburante e ha rovinato i risparmi annuali di 1,5 miliardi di dollari, l’esecutivo di Moreno sta affrontando un blocco politico che gli ha impedito di approvare il riforme e adeguamenti necessari per ridurre il disavanzo fiscale tanto quanto richiesto dall’accordo con il Fondo. Come reazione, l’agenzia di rating Moody’s ha abbassato la nota del debito dell’Ecuador da B3 a Caa1 all’inizio di febbraio e ha lanciato un avviso agli obbligazionisti in merito alle difficoltà che il Paese potrebbe avere in futuro per far fronte ai propri impegni di debito.

Circa 15 giorni dopo, il coronavirus è arrivato in Ecuador. Una donna proveniente dalla Spagna è stata il primo caso di una crisi sanitaria che ha raggiunto giovedì 26 marzo 1.211 positivi e 29 morti, facendo dell’Ecuador il quarto paese delle Americhe più esposto al virus dopo USA, Canada e Brasile.

L’espansione del contagio ha costretto il governo a decretare uno stato di emergenza, imponendo un coprifuoco dalle 14 alle 5 del mattino e la sospensione dell’orario di lavoro diretto sia nel settore pubblico che in quello privato. Tutto ciò sapendo che solo il 40% dei lavoratori ha un lavoro formale e il resto è sottoccupato (non raggiunge il minimo legale in ore o salario), informale o disoccupato.

Il governo spera in un ammorbidimento della posizione del Fondo Monetario Internazionale, che consenta al Paese di accedere a crediti per far fronte all’emergenza sanitaria a margine degli accordi economici precedenti.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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