La Francia inaugura “Takuba”, la nuova task-force del Sahel

Pubblicato il 30 marzo 2020 alle 11:21 in Francia Mali

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La Francia e altri 13 Paesi europei hanno istituito ufficialmente una nuova task force, chiamata Takuba, per la repressione dei gruppi armati nella regione dell’Africa occidentale e del Sahel, in coordinamento con gli eserciti del Mali e del Niger. La missione sarà composta dalle forze speciali dei diversi Stati. La decisione finale è stata presa dopo una videoconferenza in cui i rappresentanti di Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Mali, Paesi Bassi, Niger, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito hanno concordato di impegnarsi ad attuare ulteriori sforzi per superare la “resilienza dei gruppi terroristici”.

La dichiarazione, sottoscritta dai vari Paesi, afferma che Takuba, che in dialetto tuareg significa “sciabola”, dovrebbe “cominciare ad avere una capacità operativa iniziale entro l’estate del 2020 e dovrebbe diventare definitivamente operativa all’inizio del 2021”. La nuova task force assisterà gli eserciti regionali nella lotta contro i gruppi armati e integrerà gli sforzi compiuti dall’operazione francese Barkhane e dalla forza congiunta del G5 Sahel, composta da truppe provenienti dal Burkina Faso, dal Ciad, dal Mali, dalla Mauritania e dal Niger. La nuova missione opererà nella regione di Liptako, un’area compresa tra il Burkina Faso, il Niger e il Mali, secondo quanto si apprende dalla dichiarazione. Liptako è nota per essere una roccaforte dei combattenti dellIsis nella regione del Sahel.

“Takuba farà parte del pilastro antiterrorismo della “Coalizione per il Sahel”, il più ampio quadro di coordinamento recentemente annunciato a Pau”, ha annunciato il documento, riferendosi allultimo vertice tra la Francia e il G5 Saheltenutosi nella cittadina francese di Pau il 13 gennaio. L’incontro si era concluso con i leader africani che concordavano sulla creazione di una nuova struttura, volta a riunire le forze delle due parti sotto un unico comando, nonché a facilitare le operazioni congiunte e a migliorare la condivisione dell’intelligence. Durante il vertice, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha cercato anche una rassicurazione dalle sue controparti, affinché sostengano l’impegno militare di Parigi in un momento di crescente sentimento anti-francese in alcuni Paesi del Sahel, visto il rapido deterioramento della situazione della sicurezza.

La Francia, ex potenza coloniale che un tempo governava diversi Paesi dell’Africa occidentale, possiede attualmente circa 4.500 soldati nella regione nellambito dell’operazione Barkhane. Da parte loro, le Nazioni Unite conducono sul territorio del Mali un’operazione di mantenimento della pace che conta almeno 13.000 persone. Si tratta di una delle missioni più pericolose dellONU fino ad oggi.

Le Nazioni Unite, la Francia e gli Stati Uniti hanno versato miliardi di dollari per stabilizzare il Sahel, ma hanno riscontrato nel corso degli anni scarsi successi. Negli ultimi 6 mesi, la regione ha assistito ad un aumento della violenza, alimentando la sensazione di totale insicurezza e di inadeguata protezione tra i residenti. A gennaio, l’inviato delle Nazioni Unite per l’Africa occidentale, Mohamed Ibn Chambas,aveva dichiarato al Consiglio di sicurezza dellONU che, dal 2016, gli attacchi sono aumentati di cinque volte in Burkina Faso, Mali e Niger dal 2016. Nel 2019 sono stati registrati oltre 4.000 decessi. Anche l’Unione africana ha annunciato che dispiegherà temporaneamente una forza di 3.000 uomini nella regione occidentale del Sahel per tentare di contrastare l’avanzata dei gruppi armati locali, soprattutto islamisti. 

 

Oltre allo Stato Islamico, in Mali sono attivi diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. Questi operano perlopiù nelle zone aride del Mali centrale e settentrionale, utilizzandole come base da cui partire per lanciare attacchi contro soldati e civili attraverso il vicino Burkina Faso, il Niger e oltre.

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Chiara Gentili

 

 

di Redazione

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