La caduta economica dell’Italia e la competizione USA-Cina

Pubblicato il 30 marzo 2020 alle 14:41 in Il commento Italia

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I capi di Stato europei al momento non hanno voluto introdurre i “coronabond” per immettere liquidità nel sistema economico italiano e non solo. Eppure, Mario Draghi era stato chiaro: la situazione economica che attende l’Europa è “una tragedia umana dalle dimensioni potenzialmente bibliche”. L’unico modo per impedire che l’economia europea evapori – ha detto Draghi – è che le perdite dei privati vengano coperte dallo Stato, interamente o in parte. Se un imprenditore perde mille euro, lo Stato deve trovare un modo per farglieli riavere, affinché la sua impresa resti aperta. La ragione è semplice: senza imprese, l’economia dev’essere ricreata; non è più questione di far ripartire il motore, ma di trovare i bulloni per costruirne uno nuovo. Senza i coronabond, l’Europa diventerà meno ricca e potente e, quindi, gli Stati Uniti vedranno indebolirsi il pilastro su cui hanno costruito la propria egemonia. Autorevoli osservatori stanno paragonando le conseguenze del coronavirus a quelle della seconda guerra mondiale. Un simile accostamento trascura un punto fondamentale: a differenza di quanto accadde dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti non potranno lanciare un piano Marshall per risollevare l’Europa e l’Europa non potrà più appoggiare i piani di conquista degli Stati Uniti, sanzioni incluse contro tutti. Ne consegue che l’Europa dovrà aiutarsi da sola e, decidendo di non farlo, indebolirebbe tutto il blocco occidentale, rendendo più concreta la possibilità del sorpasso cinese ai danni della stirpe (guerriera) euro-americana. Occorre infatti sapere che il coronavirus sta piegando gli Stati Uniti, mentre la Cina si risolleva e lascia prevedere una crescita al 3%: un tasso strabiliante in tempi di pandemia, mentre il Pil dell’Europa calerà in picchiata. Numerosi strateghi americani hanno a lungo discettato di un attacco degli Stati Uniti per spingere la Cina indietro di decenni, ma oggi il coronavirus prosciuga le risorse della Casa Bianca. Trump dovrà spendere miliardi di dollari per aiutare i propri concittadini e non penserà di certo ad attaccare l’Iran o la Corea del Nord. Figuriamoci la Cina. Siccome la questione del sorpasso cinese rappresenta la questione geopolitica del secolo, dobbiamo sviluppare un ragionamento comprensibile a tutti, che richiede di esporre i fatti e poi di valutarli. I fatti principali sono tre.

Il primo è che la Cina ha riaperto le proprie industrie. Il secondo è che l’economia americana rischia di avvitarsi su se stessa come un elicottero impazzito. Il terzo è che gli Stati Uniti – primo Paese al mondo per numero di contagi e un numero di disoccupati che si calcola in milioni – non possono trovare aiuto nell’Europa e viceversa. Questo libera quote di potere mondiale, di cui Pechino cercherà di impossessarsi. Chiariti i fatti, passiamo a valutarli. Affinché la Cina possa migliorare la propria posizione nell’arena internazionale, visto che il suo successo non è scontato, devono allinearsi molte condizioni favorevoli. Ne indichiamo tre.

La prima condizione favorevole è che il coronavirus scateni una forte conflittualità sociale in Europa, che renderebbe più difficile il salvataggio dell’economia da parte dei governi. La soluzione migliore, per prevenire un simile scenario, è quella dei governi di unità nazionale, soprattutto in Italia, affinché le opposizioni non strumentalizzino il coronavirus aizzando i cittadini contro i governi. La seconda condizione, favorevole alla Cina, è che la Russia colga l’occasione dell’indebolimento dell’Europa per riprendersi una serie di territori ai propri confini, Ucraina inclusa. Un simile scenario sottoporrebbe l’Europa a una tensione critica non sopportabile. La terza condizione, favorevole al sorpasso cinese, è che l’Unione Europea si sfaldi: un’Europa di piccoli Stati – sono tutti piccoli rispetto alla Cina – sarebbe fagocitabile dal colosso asiatico in un sol boccone, che il coronavirus sta apparecchiando. Molto dipenderà dalle capacità creative delle élites europee, che non hanno dato buona prova con il rifiuto dei “coronabond”. Per capacità creativa, s’intende la capacità di una classe governante di inventare soluzioni per affrontare le sfide che minacciano la vita del sistema. Per quanto la politica internazionale sia fatta soprattutto di forze materiali, la creatività dei governanti è fondamentale. Le risorse sono la base per sopravvivere, ma bisogna saperle amalgamare.

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Alessandro Orsini

Articolo apparso sul “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore.

di Redazione

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