Iran: ancora ribellioni nelle carceri

Pubblicato il 30 marzo 2020 alle 15:02 in Iran Medio Oriente

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La pandemia di coronavirus continua a suscitare preoccupazione tra i detenuti iraniani, i quali hanno dato vita a rivolte all’interno di diverse prigioni del Paese sin dal 27 marzo.

Uno degli ultimi episodi si è verificato in due sezioni della prigione di Adel Abad, nella città di Shiraz, nel Centro-Sud dell’Iran, dove le proteste hanno avuto inizio alle 22:00 della sera del 29 marzo. La prigione risulta essere una delle maggiori del Paese, con circa 10.000 detenuti. Secondo quanto riferito dal procuratore capo della provincia Sud-occidentale di Fars, Sayyid Kazem Mosevi, i detenuti hanno danneggiato recinzioni e telecamere di sorveglianza prima di essere frenati dal personale di sicurezza e dalle guardie carcerarie, con cui si sono scontrati. Tuttavia, non è stato riportato alcun ferito o fuggitivo.

Quanto accaduto ad Adel Abad fa seguito ad altri episodi simili, tutti scaturiti dalla rabbia e dalla preoccupazione dei prigionieri di fronte alla negligenza di autorità e personale interno alle carceri, e a seguito dei casi di infezione da Covid-19, lasciati privi di assistenza e cure mediche. A Mahabad, nel Nord-Ovest dell’Iran, i detenuti hanno protestato contro le autorità che rifiutavano di rilasciarli nonostante la crescente diffusione del virus nel Paese. Nel clima di caos, alcuni prigionieri sono riusciti a scappare, altri si sono scontrati con le guardie della prigione e, nel corso della notte, sono stati altresì uditi degli spari.

Poche ore prima, nell’Ovest del Paese, disordini simili hanno caratterizzato il carcere di Alvand. Qui, le guardie hanno sparato contro i detenuti, causando un incendio nella prigione e consentendo ad alcuni di scappare via. Il 27 marzo, invece, è stato il centro penitenziario di Teheran ad aver assistito a scene di ribellione e scontri, vista la presenza di detenuti infetti e altri deceduti dopo aver contratto il virus. Tutte le guardie carcerarie e le autorità sono in stato di massima allerta, così come le forze di stanza nelle basi militari vicine alla struttura, e si sono dette pronte ad affrontare una nuova eventuale rivolta. Inoltre, nella medesima giornata, circa 80 prigionieri sono fuggiti da una prigione a Saqqez, nella provincia del Kurdistan.

Nel frattempo, il Covid-19 continua a diffondersi nel Paese, il quale, il 30 marzo, registra 2.757 decessi, su 41.495 casi confermati. Per quanto riguarda lo status di carceri e prigionieri, già il 9 marzo scorso, il capo della magistratura, Ebrahim Raisi, aveva riferito che circa 70.000 prigionieri erano stati temporaneamente rilasciati a causa dell’epidemia, sebbene il rilascio fosse stato consentito solo alle condanne a meno di 5 anni. Successivamente, a detta della Magistratura iraniana, il numero dei prigionieri rilasciati è salito a 83.000, su un totale di 280.000 detenuti in tutto il Paese.

Il 18 marzo, l’organizzazione per i diritti umani di Ahwaz, basandosi su fonti locali, aveva riportato il contagio di due detenuti presso il carcere di Ahvaz, nel Sud-Ovest dell’Iran, nella sezione destinata ai prigionieri politici. Pertanto, a detta dell’organizzazione, il rischio di contagio era oramai esteso anche al resto dei prigionieri, vista altresì la negligenza delle autorità iraniane nell’adottare tempestivamente misure adeguate. Ciò ha destato la preoccupazione dei familiari dei prigionieri, i quali si sono rivolti a tribunali ed autorità giudiziarie competenti, nel tentativo di richiedere l’amnistia per i propri familiari, ma, sino ad ora, non è stato ricevuto alcun segnale di risposta. Non da ultimo, è stato sottolineato come le due carceri di Ahvaz siano sovraffollate, a seguito della campagna di arresti del mese di novembre 2019, condotta nel quadro di una forte ondata di proteste.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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