India: scontri tra polizia e lavoratori per la chiusura

Pubblicato il 30 marzo 2020 alle 16:49 in Asia India

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La polizia dell’India occidentale ha usato gas lacrimogeni per disperdere un gruppo di lavoratori migranti che hanno sfidato il blocco di 3 settimane imposto dal governo per combattere il coronavirus.

Le forze dell’ordine hanno anche effettuato numerosi arresti, che hanno scatenato una crisi umanitaria, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Reuters. Centinaia di migliaia di lavoratori migranti sono impiegati in grandi città come Nuova Delhi e Mumbai e, nonostante il blocco, tentano ogni giorno di recarsi a piedi nelle campagne. Molti hanno camminato per giorni per rientrare verso le abitazioni, alcuni con famiglie e bambini piccoli, su autostrade deserte con scarso accesso al cibo o all’acqua.

Domenica 29 marzo, circa 500 lavoratori si sono scontrati con la polizia nella città occidentale di Surat chiedendo di poter tornare a casa in altre parti dell’India perché non avevano più un lavoro. “La polizia ha cercato di convincerli che non è possibile poiché autobus o treni non sono disponibili. Tuttavia, i lavoratori hanno rifiutato di muoversi e hanno iniziato a lanciare pietre contro la polizia”, ha riferito il vice commissario della polizia di Surat, Vidhi Chaudhari. Questo ha aggiunto che gli operai, molti dei quali impiegati nell’industria tessile chiusa di Surat, sono stati dispersi con lanci di gas lacrimogeni. Circa 93 di loro sono stati arrestati per violazione degli ordini di blocco, il 30 marzo. 

Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha ordinato a 1,3 miliardi di cittadini di rimanere in casa per le prossime 3 settimane, il 25 marzo, sostenendo che sia l’unico modo per evitare il disastro. Folle di persone hanno affollato i negozi per fare scorta di cibo e medicine nelle ore prima che le restrizioni entrassero in vigore, a mezzanotte del 25 marzo, anche se Modi ha specificato che i beni essenziali saranno disponibili per tutto il blocco. Molte persone sono preoccupate dalla difficoltà di reperire farmaci. 

Il governo aveva anche ordinato alle compagnie aeree commerciali di chiudere i voli domestici il 24 marzo per cercare di contenere il coronavirus. L’anno scorso circa 144 milioni di persone hanno viaggiato con voli nazionali. I viaggi in treno, molto frequenti e sovraffollati in India, sono già stati sospesi dopo che migliaia di persone, per lo più lavoratori pendolari, avevano riempito le stazioni ferroviarie per tornare a casa, mentre le attività commerciali chiudevano. Il primo ministro Modi, in tale occasione, ha affermato che molti indiani non prendono sul serio il blocco. “Per favore, salvatevi, salvate le vostre famiglie, seguire le istruzioni sul serio”, aveva scritto su Twitter.

Intanto, il 19 marzo, Nuova Delhi aveva già chiuso gli aeroporti ai voli internazionali, limitato le riunioni pubbliche e sigillato l’ingresso e l’uscita dal Kashmir dopo il primo caso di coronavirus. Nuovi casi in India, Pakistan e Sri Lanka hanno fatto crescere i timori per il virus, con un totale in tutta la regione di 700 casi accertati e 6 morti. Le autorità temono che questi Paesi possano essere particolarmente a rischio qualora il virus inizi a diffondersi localmente, a causa delle scarse infrastrutture sanitarie. L’India, il secondo paese più popoloso del mondo dopo la Cina, ha dichiarato che vieterà l’atterraggio di tutti i voli internazionali commerciali dal 22 marzo per una settimana. Il Paese ha già sospeso i visti per la stragrande maggioranza degli stranieri che cercano di entrare.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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