Guinea: le opposizioni respingono i risultati del referendum costituzionale

Pubblicato il 30 marzo 2020 alle 15:59 in Africa Guinea

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In Guinea, le opposizioni hanno respinto il risultato del referendum costituzionale, in base al quale l’attuale presidente, Alpha Conde, potrebbe riuscire a rimanere al potere ben oltre la fine del suo mandato. Il presidente della Commissione elettorale nazionale, Amadou Salifou Kebe, ha annunciato, nel fine settimana, che il 91,59% dei voti è risultato favorevole all’adozione della nuova costituzione, mentre l’8,41% contrario. Il referendum si è tenuto il 22 marzo e, secondo quanto stabilito dagli emendamenti in esso previsti, viene mantenuto il limite di due presidenze consecutive, ma viene aumentata la durata di ciascun mandato da 5 a 6 anni. In diverse occasioni, il presidente Conde, 82 anni, ha fatto intendere che i suoi due precedenti mandati non verrebbero presi in considerazione, diffondendo il sospetto che abbia intenzione di rimanere al potere per altri 12 anni.

La proposta di cambiare la costituzione è stata ritenuta da più parti controversa, scatenando proteste di massa nelle quali sono rimaste uccise circa 32 persone. Il Fronte Nazionale della Difesa della Costituzione (FNDC), un’alleanza di gruppi dell’opposizione e organizzazioni della società civile, aveva chiesto il boicottaggio del referendum e, dopo la notizia dei risultati, ha immediatamente respinto l’esito delle votazioni. “Non riconosceremo alcuna istituzione risultante da questa mascherata, né riconosceremo la nuova costituzione del signor Alpha Condé”, ha dichiarato uno dei leader dell’FNDC. “Rimaniamo e resteremo fedeli alla costituzione del maggio 2010 che fissa il numero di mandati a due e che dà diritto al popolo della Guinea di resistere all’oppressione”, ha aggiunto.

Il giorno del voto è stato segnato dalla violenza, con decine di seggi elettorali saccheggiati in tutto il Paese e, secondo l’opposizione, altrettante uccisioni e ferimenti. La Guinea è attualmente in uno stato di emergenza, dichiarato dal presidente Conde alcuni giorni dopo il voto. La mossa fa parte di una misura nazionale volta a contenere la diffusione della pandemia di coronavirus. Il Paese conta, attualmente, 16 casi confermati.

Conde aveva già dichiarato, a dicembre 2019, di voler procedere alla modifica della carta costituzionale del Paese, introducendo alcuni nuovi emendamenti. Il governo di Conakry ha accusato i leader dell’opposizione di cercare di far sprofondare il Paese nel caos. Le proteste sono iniziate, in forma più o meno intensa, a partire da metà ottobre 2019. A quel tempo, il Fronte Nazionale della Difesa della Costituzione aveva chiesto che le manifestazioni si svolgessero in maniera pacifica. Tuttavia, dopo qualche mese la situazione è precipitata e le violenze sono diventate frequenti. 

Conde era diventato il primo presidente democraticamente eletto dell’Africa occidentale nel 2010, ponendo fine a 2 anni di governo militare. Giunto dopo la morte dell’ex presidente Lansana Conte, il nuovo leader africano aveva suscitato la speranza di un futuro progresso democratico in Guinea. Il mese scorso, Conde ha invitato la popolazione a prepararsi a un referendum e a future elezioni, suscitando speculazioni che stia progettando di cambiare la Costituzione al fine di concorrere per un terzo mandato. Le prossime votazioni presidenziali sono attese per la fine del 2020.

Nonostante il Paese sia uno dei più ricchi in Africa termini di riserve minerarie, la sua popolazione resta una delle più povere. La Guinea è il principale produttore africano di bauxite, utilizzato per la produzione di alluminio, e possiede notevoli riserve di ferro. Secondo i gruppi d’opposizione, la stampa e le organizzazioni umanitarie attive sul territorio, da aprile 2011, sono 94 le persone che sono state uccise in Guinea, soprattutto per colpi di arma da fuoco, nelle varie dimostrazioni politiche che si sono svolte durante la leadership di Conde.

Dopo essere stato eletto presidente per la prima volta nel dicembre 2010, Alpha Conde è stato rieletto, per il secondo mandato, nell’ottobre 2015, assicurandosi la vittoria al primo turno con il 58% dei voti in parlamento. Il leader dell’opposizione, Cellou Dalein Diallo, aveva dichiarato invalido il voto, denunciando il presidente di corruzione. Tuttavia, l’Unione Europea aveva affermato che, nonostante alcuni problemi logistici, il risultato era valido. Quella del 2010 è stata la prima elezione democratica del Paese da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1958. La nomina di Conde ha però sollevato alcune tensioni etniche nel Paese dal momento che il presidente fa parte del gruppo etnico Malinke, che rappresenta il 35% della popolazione nazionale, mentre l’altro candidato, Diallo, apparteneva al gruppo etnico Fulani, di cui fa parte il 40% della popolazione.

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Chiara Gentili

 

 

di Redazione

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