Grande diga africana: primo ministro sudanese visiterà l’Egitto

Pubblicato il 30 marzo 2020 alle 18:58 in Egitto Sudan

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Il primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha affermato che visiterà presto, in data ancora da definire, l’Egitto e l’Etiopia per riaprire i negoziati sulla diga Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), durante una telefonata con il Segretario del Tesoro americano, Steven Mnuchin, il 30 marzo.

Tale dichiarazione è stata rilasciata nel corso di una conversazione telefonica con Mnuchin, al quale ha riferito altresì di voler sollecitare le parti coinvolte nella questione della grande diga affinché raggiungano un accordo. 

Parallelamente, il ministro degli Esteri etiope, Gedu Andargachew, ha riferito che il suo Paese sta preparando una soluzione alla controversia con l’Egitto, e la sottoporrà al più presto all’attenzione del Cairo e di Khartum. Gedu ha altresì sottolineato che l’Etiopia si sta impegnando nella risoluzione della disputa, e ha ribadito quanto già annunciato in un’intervista il 17 marzo, ovvero la necessità di negoziati “seri e leali” per riprendere le trattative con la mediazione degli Stati Uniti.

 L’Egitto ha partecipato all’ultimo round di colloqui sulla GERD, tenutosi a Washington il 27 e 28 febbraio scorso, che ha prodotto un accordo finale per il riempimento e il funzionamento della diga. Al contrario, i rappresentanti di Addis Abeba sono stati assenti alla riunione. Secondo quanto dichiarato dal ministro delle Risorse Idriche etiope, Seleshi Bekele, l’assenza della delegazione è stata dovuta alla mancata conclusione delle consultazioni con tutti i soggetti coinvolti. Pertanto, solo l’Egitto ha firmato l’accordo mentre il Sudan si è astenuto.

La GERD è il più grande progetto di sistema idroelettrico in Africa che, secondo le stime, arriverà a produrre circa 6.000 megawatt di elettricità, favorendo il potenziale elettrico di tutta la regione del Corno d’Africa. Il governo del Cairo ha sempre sollevato dubbi in merito al progetto, poiché sostiene che un riempimento eccessivamente rapido del serbatoio della diga, nei prossimi anni, potrebbe mettere in pericolo la propria quota di acque del Nilo, e danneggiare così il sistema idrico del Paese, dipendente per il 90% dal fiume.

Per più di quattro anni, i colloqui trilaterali tra Egitto, Sudan ed Etiopia sul funzionamento della diga non hanno prodotto alcun risultato. In tale scenario, gli Stati Uniti si sono proposti come mediatori per interrompere lo stallo, attraverso una lettera inviata dal segretario del Tesoro americano il 21 ottobre 2019, nella quale la Casa Bianca aveva invitato i ministri degli Esteri dei tre Paesi a discutere del progetto della diga sul suolo americano.

La posizione dell’Egitto è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle, e che il collaudo finale, insieme al riempimento della diga, non avvenga senza un accordo tra le parti interessate. Il governo del Cairo ha proposto un periodo di più lungo, affinché il livello del fiume non scenda drasticamente, soprattutto nella fase iniziale del riempimento. Da parte sua, l’Etiopia afferma di esercitare il diritto assoluto sul Nilo Blu, poiché attraversa il proprio territorio, e ha annunciato che inizierà a riempire la diga a inizio luglio, anche senza aver firmato l’accordo.

Tuttavia, il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati con la Gran Bretagna nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti. Nello specifico, la costruzione della diga coinvolge uno degli affluenti principali del fiume, il Nilo Azzurro, che ha origine dall’Altopiano Etiopico, presso il lago Tana. Dopo l’attraversamento del Sud dell’Etiopia, il fiume piega verso il Sudan, dove si unisce al Nilo Bianco, formando il Nilo. Secondo i termini dei trattati, l’Egitto ha diritto al 75% di acqua all’anno, mentre il Sudan al 15%. Inoltre, il Cairo non ha bisogno del consenso degli Stati a monte per intraprendere progetti idrici nei propri territori, ma può porre il veto a qualsiasi progetto riguardante gli affluenti del Nilo di tali Paesi.

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Mariela Langone

di Redazione