Gli Houthi rivendicano la maggiore operazione militare in Arabia Saudita

Pubblicato il 30 marzo 2020 alle 9:01 in Arabia Saudita Yemen

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I ribelli sciiti Houthi hanno riferito di aver condotto “la maggiore operazione militare” del 2020 contro obiettivi “sensibili” situati in Arabia Saudita, con riferimento ai missili lanciati nelle ore precedenti. Il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) ha espresso preoccupazione.

In particolare, il portavoce delle milizie Houthi, Yahya Sarea, il 29 marzo, ha dichiarato che l’operazione condotta il giorno precedente ha visto l’impiego di droni e missili e che questa è giunta in risposta alle azioni dei “Paesi aggressori”, con riferimento ai membri della coalizione a guida saudita. Tali Stati, è stato riferito, nei due giorni precedenti, ovvero il 27 e 28 marzo, hanno lanciato più di 80 missili contro i territori yemeniti. Pertanto, ha dichiarato il portavoce Houthi, le proprie milizie sono pronte a perpetrare operazioni ancora più sanguinose contro “il regime saudita”, se questo continuerà con le proprie azioni di assedio e aggressione in Yemen.

Il riferimento va a quanto accaduto il 28 marzo, sebbene l’annuncio sia giunto il giorno successivo, il 29 marzo. In tale data, Il portavoce della coalizione internazionale a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, ha comunicato che le forze di difesa aerea saudita avevano intercettato e abbattuto due missili balistici partiti dallo Yemen e lanciati dalle milizie sciite alle 11:23, ora locale, di sabato 28 marzo. I due ordigni sono stati indirizzati contro obiettivi civili situati nella capitale saudita Riad e nella città di Jizan, ma non hanno causato vittime. Due persone sono state lievemente ferite dai detriti caduti da uno dei missili che è stato fatto esplodere a mezz’aria sopra un distretto residenziale di Riad.

Come specificato dal gruppo Houthi, è da sei anni che vengono condotte operazioni simili, tutte in risposta a quanto effettuato dalla coalizione a guida saudita in Yemen. Per tale motivo, i Paesi membri di tale alleanza sono stati esortati a porre fine alle proprie azioni violente a danno della popolazione yemenita. La coalizione, da parte sua, si è detta determinata a far fronte alle minacce poste dagli Houthi e dall’Iran, loro sostenitore.

Di fronte a tale scenario, il governo yemenita ha condannato quanto compiuto dai ribelli sciiti, mentre il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) ha evidenziato come gli Houhti e le operazioni da questi condotte rappresentino un pericolo non solo per il Regno saudita, bensì per l’intera regione del Golfo, minandone la sicurezza e stabilità. Inoltre, è stato affermato, l’attacco del 28 marzo rappresenta una chiara violazione delle leggi e delle norme internazionali, secondo cui è vietato colpire soggetti e oggetti civili. Non da ultimo, il tutto è avvenuto in un clima di crescente preoccupazione a livello mondiale, in cui il mondo intero si sta impegnando per far fronte alla pandemia di coronavirus.

Condanne simili sono poi giunte anche da altri Paesi del Golfo, tra cui Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti (UAE). In particolare, questi ultimi hanno sottolineato come la sicurezza di Riad e Abu Dhabi siano indivisibili e che, pertanto, qualsiasi attacco contro il Regno saudita mina altresì la sicurezza emiratina e della regione, oltre all’unità manifestata dal mondo in tale periodo complesso. Per il Kuwait si è di fronte a “crimini atroci”.

Precedentemente, la coalizione a guida saudita, attiva in Yemen a fianco del governo centrale legittimo riconosciuto a livello internazionale, si era detta disposta a sostenere gli sforzi profusi in Yemen dall’inviato speciale dell’Onu, Martin Griffiths, volti a promuovere una de-escalation nel Paese, ad alleviare le sofferenze della popolazione e ad adottare misure concrete che riguardino aspetti umanitari ed economici e pongano le condizioni necessarie a far fronte alla diffusione di Covid-19.

L’invito a livello Onu era giunto, in particolare, dal segretario generale, Antonio Guterres, il quale, il 25 marzo, ha esortato l’umanità intera ad impegnarsi per far fronte all’emergenza sanitaria e ai pericoli derivanti dalla diffusione di coronavirus. Per quanto riguarda lo Yemen, nella dichiarazione rilasciata dal portavoce Stephane Dujarric, il segretario generale ha sottolineato come le battaglie in corso nella aree yemenite di al-Jawf e Ma’rib rischiano di esacerbare ulteriormente le condizioni di vita della popolazione. In tale quadro, Martin Griffiths, nella sera del 26 marzo ha invitato le parti impegnate nel conflitto yemenita a tenere una riunione urgente per discutere di una possibile cessazione delle ostilità.

La perdurante guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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