Egitto: 5 soldati uccisi nel Nord del Sinai

Pubblicato il 30 marzo 2020 alle 17:38 in Africa Egitto

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Almeno 5 soldati egiziani sono morti, nella notte tra il 29 ed il 30 marzo, a seguito di un attacco condotto da Wilayat Sinai, un’organizzazione terroristica affiliata allo Stato islamico.

In particolare, questo si è verificato nella città di Bir El Abd, situata nella provincia orientale egiziana del Sinai del Nord. Come specificato dalle fonti mediche dell’ospedale locale di al-Arish, stando ad un primo bilancio, tra le 5 vittime  decedute vi è stato altresì un ufficiale, mentre altri soldati presenti sul luogo sono rimasti gravemente feriti, il che potrebbe far aumentare il numero dei decessi.

Parallelamente, fonti locali hanno confermato l’accaduto, rivelando che l’organizzazione terroristica ha teso un’imboscata nell’area di Qasrawit, ad Est del villaggio di Najila. In particolare, è stato specificato, i militanti hanno dapprima fatto esplodere un ordigno contro la postazione dell’esercito, dove erano presenti quattro veicoli militari, e poi hanno sparato contro i soldati, assicurandosi della morte della maggior parte di loro prima di lasciare il luogo dell’attentato. Ore dopo l’accaduto, aerei da guerra egiziani hanno condotto raid nella medesima area, mentre le forze via terra erano impegnate a rimuovere i corpi delle vittime.

L’episodio è giunto dopo che, nel pomeriggio del 29 marzo, le forze aeree egiziane hanno attaccato Rafah, città situata nel medesimo governatorato egiziano, al confine con la Striscia di Gaza, dopo aver subito un ulteriore attentato nelle ore precedenti da parte di Wilayat Sinai. Anche in questo caso vi sono stati morti e feriti. A detta del quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, l’organizzazione terroristica ha ripreso le proprie attività negli ultimi giorni, dopo un breve periodo di pausa sui fronti di Rafah, al-Arish, Bir El Abd e Sheikh Zuweid.

Uno deli ultimi episodi si era verificato nella notte tra il 18 ed il 19 marzo a Rafah. Anche in questo caso, l’obiettivo è stato costituito dalle forze dell’esercito egiziano poste nell’area e, secondo fonti locali e testimoni oculari, vi sono stati altresì violenti scontri tra le due parti che hanno causato morti e feriti tra le file dei soldati egiziani.

L’organizzazione Wilayat Sinai trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più in tale regione, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane. Il 2 novembre scorso, inoltre, tale organizzazione ha giurato fedeltà al nuovo leader dello Stato Islamico, Abu Ibrahim al-Hashemi al-Quraishi.

Il Sinai del Nord vive da mesi in uno stato d’allerta, mentre è dal 2013 che la regione viene considerata il fulcro della violenza islamista in Egitto. In seguito ad alcuni episodi che hanno destato preoccupazione nel Paese, il 22 luglio 2019 è stato proclamato lo stato di emergenza ed un coprifuoco in tutta la regione. Inoltre, la Camera dei Deputati, ovvero il Parlamento monocamerale egiziano, il 14 gennaio scorso, ha ulteriormente esteso lo stato di emergenza a livello nazionale per tre mesi. In particolare, questo è entrato in vigore all’una di notte, ora locale, del 27 gennaio e durerà fino alla stessa ora del 27 aprile 2020. Si è trattato della dodicesima decisione consecutiva di tal tipo. La prima risale al 10 aprile 2017.

La regione del Sinai, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro, da anni, anche di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese. In tale quadro, il 16 marzo, il Ministero dell’Interno del Cairo ha riferito che almeno 6 terroristi egiziani sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con le forze di polizia in seguito a un raid nella città di Bir El-Abd.

In tale quadro, a inizio novembre 2019, l’esercito egiziano aveva riferito che le proprie forze erano riuscite ad uccidere 83 presunti militanti terroristi nel mese precedente, a seguito di operazioni condotte sia nel Sinai del Nord sia nelle aree centrali della regione. Ai militanti uccisi, definiti infedeli, si sono aggiunti altri morti e feriti tra le forze di sicurezza. Il periodo preso in considerazione va dal 28 settembre al 4 novembre 2019. In tale lasso di tempo, sono stati 61 i presunti criminali detenuti, trovati in possesso di circa 376 dispositivi esplosivi. Non è stato, però, specificato il gruppo di appartenenza di tali gruppi armati. Uno degli ultimi episodi di scontro tra i militari egiziani e i terroristi del Sinai risale invece al 9 febbraio, quando 10 militanti jihadisti sono stati uccisi, mentre tentavano di realizzare un attentato.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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