Coronavirus: Spagna chiude attività non essenziali

Pubblicato il 30 marzo 2020 alle 12:26 in Europa Spagna

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“Tutti i lavoratori che svolgono attività non essenziali dovranno rimanere a casa per le prossime due settimane”. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, è apparso sabato 28 marzo in televisione per annunciare che avrebbe approvato in un Consiglio dei ministri straordinario domenica 29, la cessazione di tutte le attività non essenziali a partire da lunedì 30 marzo a fino giovedì 9 aprile.

Il governo di Madrid ha deciso di compiere il passo più radicale, compiuto finora solo dall’Italia, per fermare la pandemia di coronavirus.  La Spagna ha raggiunto domenica 29 marzo un nuovo massimo nel numero di decessi nelle 24 ore con 838 deceduti. Sono 6.737 persone con coronavirus morte nel Paese, mentre i casi di positività sono quasi 80.000.

“In Spagna viviamo le ore più amare, più dure e più tristi. Il virus ci colpisce con violenza spietata” – ha detto il capo del governo, che ha nuovamente chiesto agli spagnoli uno sforzo ulteriore per adottare una misura che ha descritto “assolutamente eccezionale” e “di straordinaria durezza”, il che significa che la stragrande maggioranza dei lavoratori è confinata nelle loro case.

Sánchez ha annunciato che i dipendenti che devono interrompere la loro attività avranno sempre un congedo retribuito “recuperabile” e riceveranno i loro salari “normalmente”. Sánchez ha spiegato che sarà più tardi, quando questo periodo di cessazione dell’attività passerà, quando dovranno recuperare le ore “gradualmente”. Una volta terminata questa situazione di allarme, ha spiegato, i lavoratori saranno in grado di concordare con i datori di lavoro di prolungare le loro ore fino al prossimo 31 dicembre per recuperare questi giorni di inattività.

Questa settimana Sánchez ha ottenuto l’approvazione del Congresso dei deputati per l’ estensione dello stato di allerta fino al 12 aprile, non senza critiche da parte dell’opposizione che ha accusato il governo di agire “in ritardo” e di non adottare misure più “drastiche”. Una delle richieste era proprio la cessazione di tutte le attività economiche, ad eccezione dei servizi essenziali nel Paese. La richiesta di chiudere tutte le attività non essenziali era stata presentata già dieci giorni fa dal presidente popolare della Regione di Murcia, Fernando López Miras, seguito da numerosi governi locali, di tutti i partiti politici.

Con la mossa che entra in vigore oggi 30 marzo, Sánchez sceglie di rafforzare le misure, paralizzando praticamente tutte le attività economiche per cercare di fermare la diffusione del virus e solo i lavoratori continueranno a operare in attività definite essenziali nello stato di decreto di allarme. L’obiettivo è ridurre ulteriormente i contatti sociali, limitando la mobilità in Spagna in modo più drastico, al fine di decongestionare le unità di terapia intensiva dei centri sanitari, che in alcune regioni, come Madrid e la Catalogna, sono al limite. 

Secondo il decreto sullo stato di allerta, i servizi essenziali sono quelli relativi alla filiera alimentare per persone e animali, al sistema sanitario e farmaceutico, alle forze di sicurezza e agli organismi statali, ai media e ai trasporti pubblici.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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