Afghanistan: aumentano le violenze contro le forze dell’ordine

Pubblicato il 30 marzo 2020 alle 19:21 in Afghanistan Asia

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Almeno 13 membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi in un attacco talebano nella provincia nord-orientale di Takhar, tra il 29 e il 30 marzo. La stessa notte, un altro assalto letale ha colpito la provincia meridionale di Zabul. 

L’Afghanistan ha registrato una crescente violenza in almeno 15 province, secondo quanto hanno riferito i funzionari governativi di Kabul, il 30 marzo. Gli ultimi attacchi si sono verificati in due province: quella di Takhar, nel Nord-Est, e quella di Zabul, nel Sud. Entrambi hanno causato vittime tra le forze di sicurezza afghane e sono stati causati, secondo il quotidiano locale Tolo News, dai talebani. L’assalto a Takhar è stato condotto nella residenza del capo della polizia ad interim del distretto di Khwaja Ghar. Quest’ultimo ha riportato ferite, ma non sarebbe tra i deceduti. Tuttavia, i funzionari locali non hanno commentato l’attacco.

Nel frattempo, almeno 6 soldati sono stati uccisi in un attacco talebano nella provincia meridionale di Zabul la notte tra il 29 e il 30 marzo, secondo quanto ha dichiarato il Ministero della Difesa in una nota. I militanti hanno assalito le forze di sicurezza nel distretto di Arghandab, afferma la dichiarazione. Questa aggiunge che “i talebani sono stati respinti dalle forze di sicurezza”, ma sfortunatamente 6 soldati hanno perso la vita. Il quotidiano afghano riferisce, inoltre, che una fonte di sicurezza a Zabul ha comunicato che i soldati deceduti sarebbero almeno 9 e che i talebani sono stati aiutati da un membro della squadra di sicurezza, che si è poi unito a loro. Tuttavia, il gruppo militante islamista afghano non ha commentato gli assalti.

Tali notizie sono giunte in seguito a quello che sembrava essere un importante punto di svolta per i negoziati. Il 25 marzo i talebani e Kabul si erano accordati per il rilascio di prigionieri a partire dalla fine del mese di marzo, posto come requisito primario dai militanti per avviare il processo di pace. Il 26 marzo, il governo afgano, guidato dal presidente Ashraf Ghani, ha annunciato la formazione del gruppo che avrebbe dovuto partecipare alle trattative con i militanti, ricevendo l’approvazione dell’inviato speciale degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, che la ha definita inclusiva di tutte le parti. Tuttavia, i talebani hanno rifiutato il team annunciato dal governo afgano e hanno sferrato nuovi attacchi in tre province del Paese, il 28 marzo. Il portavoce dei militanti, Zabihullah Mujahid, ha riferito che i talebani non negozieranno con la delegazione composta da 21 persone e proposta da Kabul in quanto non è espressione di tutte le fazioni presenti nel Paese. 

Tuttavia, permane nel Paese una continua crisi, anche politica. All’interno dell’esecutivo di Kabul sono presenti profonde divisioni, in quanto sia il presidente Ghani, sia il leader dell’opposizione Abdullah Abdullah, hanno rivendicato la vittoria alle elezioni del 28 settembre 2019, i cui risultati sono stati annunciati lo scorso 18 febbraio. Il 9 marzo, Abdullah ha tenuto una cerimonia di inaugurazione del proprio governo, nonostante la Commissione Elettorale del Paese avesse decretato la vittoria di Ghani.  Il 12 marzo, quest’ultimo ha quindi annunciato la fine dell’ufficio del capo esecutivo, nomina con cui il rivale ha partecipato all’ultimo governo. Il capo dell’esecutivo era un ufficio nato nel 2014 in seguito ad un accordo di condivisione del potere per risolvere una precedente crisi elettorale verificatasi tra i due. Nella stessa giornata, a parte sua Abdullah ha però dichiarato terminato il governo di unità nazionale così come l’incarico di Ghani, ormai ex presidente di tale governo di unità nazionale.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione