Cipro: le risposte della Cina alle accuse degli Stati Uniti

Pubblicato il 30 marzo 2020 alle 18:23 in Cina Cipro

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L’ambasciatore della Cina a Cipro, Xingyuan Huang, ha risposto alle accuse avanzate dagli Stati Uniti in merito alla mancanza di trasparenza nella strategia di risposta all’emergenza da coronavirus. 

È quanto rivelato, lunedì 30 marzo, dal quotidiano in inglese di Cipro, Kathimerini, il quale ha riportato la risposta di Huang alle accuse avanzate il giorno precedente dell’ambasciatrice statunitense a Nicosia, Judith Garberla quale aveva condannato la mancanza di trasparenza da parte di Pechino in materia di coronavirus. 

In primo luogo, Huang ha ripercorso l’origine della pandemia, confermando che il virus è stato in principio registrato a Wuhan, nella provincia di Hubei, dove circolava dallo scorso dicembre, se non prima. Tuttavia, ha sottolineato il diplomatico, spetta alla scienza stabilire la vera origine del virus, dato che sia l’OMS, sia gli altri Stati del mondo, hanno dichiarato di essere contrari a collegare il coronavirus a uno specifico Paese, area geografica, o etnia. 

In tale contesto, Huang ha dichiarato che se l’origine del virus fosse collegata dagli scienziati agli Stati Uniti, la Cina si guarderebbe bene dall’appellarlo “il virus statunitense”, come d’altronde, ha dichiarato il diplomatico cinese, non è avvenuto con l’AIDS, inizialmente scoperto negli Stati Uniti. Tali parole rispondevano alle voci secondo cui il coronavirus negli Stati Uniti sia stato rinominato come “il virus cinese” o “il virus di Wuhan”, appellativi definiti da Huang “ignoranti e imbarazzanti”. 

L’ambasciatore ha dunque condannato la stigmatizzazione della Cina, soprattutto ora che il virus si è diffuso nel mondo, richiedendo altresì ai Paesi di collaborare per superare le difficoltà.  

Tuttavia, secondGarber, la Cina ha avuto una fase preparatoria molto estesa per tutelare la salute dei suoi cittadini, condividendo al tempo stesso solo parte delle informazioni. Se però Pechino avesse diffuso l’allarme prima, ha dichiarato l’ambasciatore statunitense, Cipro avrebbe potuto evitare la diffusione del virus.  

In risposta a tali accuse, Huang ha dichiarato che “ricercare un capro espiatorio e manipolare politicamente” lo scenario non aiuterà gli Stati Uniti a superare l’emergenza da coronavirus, né darà il suo contributo alla cooperazione internazionale. 

Nello specifico, per quanto riguarda Cipro, l’ambasciatore cinese ha ricordato gli aiuti ricevuti da Nicosia nei primi mesi della pandemia, quando il coronavirus aveva colpito duramente la Cina. In tale periodo, ha dichiarato Huang, tutto il Paese asiatico si è sforzato per superare le difficoltà interne come la scarsa produzione di materiale protettivo, o la difficoltà nei trasporti, necessari per fornire mascherine, tute protettive, visiere e quanto necessario. Tali materiali, ha sottolineato Huang, sono ora difficili da trovare a Cipro, il cui governo però, con il giusto impegno e con il pieno sostegno del governo cinese, potrà vincere la battaglia contro il coronavirus. 

In aggiunta, Huang ha risposto alle accuse avanzate da Garber in materia di disinformazione. Nello specifico, l’ambasciatrice statunitense aveva condannato le campagne di disinformazione lanciate da Pechino nel corso della diffusione della pandemia. In risposta, Huang ha criticato la soppressione delle agenzie stampa cinesi negli Stati Uniti, confermando altresì l’espulsione reciproca dei rispettivi giornalisti da parte di entrambi i Paesi. 

Intanto, il virus continua a diffondersi a Nicosia, dove, per rallentare il contagio, il governo ha approvato un nuovo pacchetto di misure, le quali estendono la quarantena e impongono un coprifuoco dalle 21:00 alle 06:00 del mattino.

Nel tentativo di fornire una risposta alla carenza di dispositivi sanitari, Cipro ha ricevuto dalla Cina 1.000 mascherine con filtro FFP2 e altri aiuti richiesti dal Ministero della Salute. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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