Senegal, coronavirus: gruppo di ricercatori sperimenta test pronto in 10 minuti

Pubblicato il 29 marzo 2020 alle 7:13 in Africa Senegal

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Un gruppo di ricercatori ha iniziato a condurre le prove di validità di un test diagnostico che può essere fatto a casa e che può produrre risultati in appena 10 minuti. Si stima che il costo del test sarà di appena 1 dollaro. Il piano è quello di fabbricare i test in Senegal e nel Regno Unito e, se le prove dovessero soddisfare gli standard normativi, potrebbero essere distribuiti in Africa già a giugno. “Il nostro obiettivo è quello di fornire test a tutto il continente africano”, ha detto al quotidiano Al Jazeera, Amadou Sall, direttore del Pasteur Institute di Dakar.

Sall e il suo team di ricercatori, che in precedenza hanno lavorato sui vaccini per la febbre gialla e la dengue, hanno sviluppato il prototipo per il test diagnostico in collaborazione con la Mologic, una società britannica di biotecnologie fondata dall’inventore del test di gravidanza Clearblue. Una volta pronti, i test saranno prodotti nel Regno Unito e in una nuova struttura con sede a Dakar gestita da DiaTropix, una filiale del Pasteur Institute che si concentra sui test per le malattie infettive.

Secondo Sall, il sito di Dakar avrà una capacità iniziale di produzione di circa 4 milioni di test all’anno. Gli sviluppatori sono anche in trattative per la realizzazione di siti produttivi locali in altre parti del continente. “Quando il COVID-19 è arrivato, sapevamo fin dall’inizio che l’Africa sarebbe stata colpita in maniera sproporzionata”, ha detto ad Al Jazeera Joe Fitchett, direttore medico di Mologic. “Con un test come questo, è possibile rilevare il virus molto rapidamente in qualsiasi parte del continente e quindi evitare la trasmissione”, ha aggiunto.

Per individuare quante più persone possibile, Fitchett ha affermato che il test sarà venduto al costo di circa 1 dollaro, anche grazie al sostegno del governo britannico e della Bill and Melinda Gates Foundation. “Il punto è quello di tenere il prezzo basso”, ha dichiarato Fitchett, aggiungendo che lavorerà con i fornitori per mantenere i costi al minimo.

I prototipi per il test diagnostico sono attualmente in fase di valutazione da due laboratori del Regno Unito, la Liverpool School of Tropical Medicine e la St. Georges University di Londra. Ulteriori test sono stati inviati ad altri laboratori del mondo, come Senegal, Spagna, Cina, Malesia e Brasile, per una valutazione indipendente. Lo sviluppo del prototipo arriva meno di tre settimane dopo che la Mologic ha ricevuto un milione di sterline inglesi dal governo del Regno Unito come parte di un fondo di 46 milioni di sterline da utilizzare per la prevenzione e la ricerca sul coronavirus. “La valutazione indipendente è molto critica, motivo per cui stiamo lavorando con i migliori laboratori di tutti i continenti”, ha affermato Fitchett. “Non è nel nostro interesse inviare qualcosa che non va bene, ha aggiunto.

Al momento, il COVID-19, la malattia respiratoria altamente infettiva causata dal nuovo coronavirus, non prevede né vaccini né trattamenti terapeutici. Fino a quando un vaccino non sarà pronto, i test diagnostici su larga scala sono considerati una delle strategie più efficaci per “appiattire la curva”, ovvero rallentare la diffusione del contagio nel tentativo di prevenire il sovraccarico dei sistemi sanitari, già in sofferenza.

A inizio marzo, il capo dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha invitato tutti i Paesi a sviluppare le proprie capacità nella produzione di test diagnostici per frenare la diffusione della pandemia. “Il modo più efficace per prevenire le infezioni e salvare vite umane è spezzare le catene di trasmissione. E per farlo, è necessario testare e isolare”, ha dichiarato Tedros ai giornalisti. “Non puoi combattere un fuoco con gli occhi bendati. E non possiamo fermare questa pandemia se non sappiamo chi è infetto”, ha aggiunto.

Con i test prodotti da laboratori avanzati e ancora costosi, che richiedono ore per la scoperta dei risultati, decine di aziende di tutto il mondo stanno lavorando per sviluppare kit rapidi e facili da usare per poi distribuirli su larga scala. Alcune domande, tuttavia, rimangono in merito alla loro accuratezza.

Attualmente ci sono più di 2.800 casi nel continente. Almeno 46 Paesi africani su 54 risultano contagiati. Sebbene questi numeri siano ancora inferiori rispetto ad esempio allEuropa, alcuni analisti temono che l’Africa stia seguendo una traiettoria simile. L’Africa Centers for Disease Control and Prevention (CDC) ha notevolmente aumentato la sua strategia di prevenzione nelle ultime settimane, costituendo laboratori in più di 43 Paesi, un aumento sorprendente se si considera che, a febbraio, solo due Paesi erano in grado di testare la malattia. L’Africa CDC ha anche fornito 1.000 kit di test a tutti gli Stati africani contagiati. Il miliardario cinese Jack Ma ne ha donato, da parte sua, un altro milione.

“In tempi come questi, è difficile per i governi africani acquistare test che sono anche più economici”, ha detto ad Al Jazeera Prashant Yadav, analista della catena di fornitura globale presso il Center for Global Health. Questo è il motivo per cui se il continente dovesse avere un test tutto suo sarebbe un punto di svolta. Stai dando alle persone l’accesso a un sistema che pochissimi altri al mondo hanno”, ha aggiunto Yadav.

Ciò che spaventa di più, in Africa, è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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