Intercettati due missili Houthi in Arabia Saudita

Pubblicato il 29 marzo 2020 alle 9:00 in Arabia Saudita Yemen

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Il portavoce della coalizione internazionale a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, ha comunicato che la Regia forza di difesa aerea saudita (RSADF) ha intercettato e abbattuto due missili balistici partiti dallo Yemen e lanciati dalle milizie sciite Houthi alle 11:23, ora locale, di sabato 28 marzo. I due ordigni sono stati indirizzati contro obiettivi civili nella capitale saudita Riyad e nella città di Jazan ma non hanno causato vittime. Solamente 2 persone sono state lievemente ferite dai detriti caduti da uno dei missili che è stato fatto esplodere a mezz’aria sopra un distretto residenziale di Riyad.

Nel suo annuncio di domenica 29 marzo, il colonnello ha sottolineato come tale evento rifletta il pericolo e la minaccia rappresentati dalle milizie terroristiche Houthi e dal Corpo delle guardie della rivoluzione islamica iraniane, che li appoggiano. L’attacco del 28 marzo è giunto in un momento di difficoltà globale e per questo non ha colpito solamente il Regno saudita, i suoi cittadini e abitanti ma anche l’unità e la solidarietà a livello internazionale.

L’attacco è stato sferrato ad un solo giorno di distanza dall’abbattimento di droni Houthi, diretti verso le città di Abha e Khamis Mushait, nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita. Nel corso del 2019, le due località sono state ripetutamente attaccate per mezzo di droni dai militanti sciiti. Nella zona di Khamis Mushait, in particolare, si trova la base aerea che è utilizzata come piattaforma di lancio per la campagna di bombardamenti della coalizione a guida saudita contro i ribelli Houthi in Yemen. Questi ultimi hanno dichiarato che l’attacco del 27 marzo è giunto in risposta all’aggressione dell’aviazione della coalizione contro lo spazio aereo di Ma’rib, verificatasi nella notte tra il 26 e il 27 marzo.

Lo scorso 25 marzo, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha rivolto un appello a tutti i popoli del mondo affinché si adoperino per contenere l’emergenza sanitaria e i pericoli rappresentati dalla pandemia di coronavirus. Lo stesso giorno, il suo portavoce, Stephane Dujarric, ha rilasciato una dichiarazione in cui il segretario generale Onu ha sottolineato il rischio posto dalle battaglie in corso nella aree yemenite di al-Jawf e Ma’rib nel contesto dell’epidemia globale. Nella sera del 26 marzo, l’inviato speciale Onu nel Paese mediorientale, Martin Griffiths, ha invitato le parti impegnate nel conflitto a tenere una riunione urgente per discutere della possibile cessazione delle ostilità e dell’adozione di misure umanitarie ed economiche per far fronte alla diffusione del coronavirus.

La guerra civile in Yemen è iniziata il 19 marzo 2015, quando i ribelli sciiti hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Dopo aver preso il controllo della capitale Sana’a, si sono dichiarati fedeli all’ex-presidente, Ali Abdullah Saleh, e il governo del presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, si è ritirato nella città di Aden. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita che è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015 ed è stato riconosciuto anche dalla comunità internazionale. La coalizione che lo appoggia comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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