Coronavirus: Tunisia e FMI negoziano nuovo programma di aiuti

Pubblicato il 28 marzo 2020 alle 6:16 in Africa Tunisia

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La Tunisia ha concordato con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) di rinegoziare un programma di aiuti che rifletta le politiche economiche e sociali del nuovo governo. È quanto ha dichiarato il ministro delle Finanze tunisino, Mohamed Nizar Yaich, specificando che “le due parti stanno attualmente discutendo i termini generali di questo nuovo accordo”. Secondo i piani, con il nuovo “Programma corona”, dal valore di circa 400 milioni di dollari, Tunisi cercherà di far fronte alla crisi sanitaria causata dalla diffusione del coronavirus. Yaich ha elogiato la forte mobilitazione del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero dello Sviluppo economico, degli Investimenti e della Cooperazione internazionale e ha lodato l’impegno profuso dal governo nell’aver negoziato un nuovo accordo di prestito con l’FMI. L’iniziativa rappresenta, a detta del ministro delle Finanze, una strategia di finanziamento dei bisogni a breve termine della Tunisia e un modo per affrontare la crisi provocata dal coronavirus. 

Nel dicembre 2016, la Tunisia aveva siglato un accordo con il Fondo Monetario Internazionale per un pacchetto di prestiti del valore di circa 2.8 miliardi di dollari, il cosiddetto Meccanismo del credito allargato (Medc). Il programma includeva misure per ridurre i deficit cronici e rivedere le spese sui servizi pubblici. Lo scorso giugno, l’FMI ha erogato un’ultima tranche di prestito da 247 milioni di dollari e, da allora, i negoziati si sono interrotti a causa della crisi politica che ha seguito le elezioni di ottobre. Il versamento attuale del prestito alla Tunisia ammonta complessivamente, dal 2016 ad oggi, a circa 1.6 miliardi di dollari. Ciò significa che la Tunisia ha incassato solo sei delle otto rate previste dal Fondo ai sensi dell’accordo del 2016. Il Medc si estinguerà ad aprile 2020.

Il nuovo premier tunisino, Elyes Fakhfakh, ha sottolineato che, causa emergenza coronavirus, il governo prevede una crescita dell’1% quest’anno, decisamente inferiore rispetto al 2,7% previsto nel bilancio 2020. In base ai calcoli di Tunisi, la crisi dovuta al virus è responsabile di un ribasso di almeno mezzo punto percentuale. Secondo i piani governativi, Tunisi lavorerà intensamente nei prossimi 5 anni per cambiare radicalmente il suo sistema economico. Questo cambiamento non sarà limitato a riforme parziali, che continuerebbero a mantenere una forte dipendenza dal Fondo, ma riguarderà l’intero modello di sviluppo del Paese.

Attualmente, tuttavia, l’economia nazionale continua ad essere in seria sofferenza. La disoccupazione nel Paese risulta superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Anche l’inflazione è elevata e i governi hanno lottato a lungo per frenare i deficit fiscali e controllare il debito pubblico. Gli analisti avvertono che la crisi globale dovuta al coronavirus colpirà soprattutto il settore del turismo, che rappresenta circa l’8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera, con circa 9 milioni di turisti che hanno visitato il Paese lo scorso anno. Contemporaneamente, il settore agricolo sta lottando contro una grave carenza di pioggia.

Il nuovo governo tunisino, guidato da Fakhfakh, ha ottenuto la fiducia del Parlamento il 26 febbraio. I voti favorevoli sono stati 129 su 217. La squadra di governo presentata dal neopremier è composta da 30 ministri e da 2 sottosegretari. Diverse le sfide da affrontare a livello economico, dopo anni di crescita lenta, disoccupazione persistente, deficit pubblico elevato, debito in aumento, inflazione e servizi pubblici in deterioramento. Per affrontare tale situazione, sono richieste riforme politiche sensibili ai sussidi energetici e alle aziende pubbliche.

Erano circa 4 mesi che la Tunisia attendeva un nuovo esecutivo. Sin dal mese di ottobre 2019, i diversi partiti politici seduti in Parlamento non erano riusciti a trovare un accordo volto a creare una coalizione, così da proporre un primo ministro e formare un nuovo esecutivo. Il governo uscente ha già attuato tagli per ridurre il deficit pubblico, ma il Fondo Monetario Internazionale e altri istituti di credito stranieri hanno più volte richiesto ulteriori riforme fiscali. Al contempo, i cittadini tunisini hanno mostrato il proprio malcontento verso i servizi pubblici del Paese, considerati peggiori rispetto al periodo pre-rivoluzione del 2011. Ciò ha portato la popolazione ad avere sempre meno fiducia nei confronti delle istituzioni e della classe politica al potere.

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Chiara Gentili

 

di Redazione