Coronavirus, Sudafrica: superati i 1.000 casi, blocco per 3 settimane

Pubblicato il 28 marzo 2020 alle 7:11 in Africa Sudafrica

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In Sudafrica, i casi di coronavirus aumentano con rapidità superando, nel giro di una settimana, le 1.000 persone infette. Il Ministero della Sanità ha inoltre segnalato i suoi primi due decessi, venerdì 27 marzo, il giorno dellentrata in vigore del blocco nazionale, destinato a durare per almeno 3 settimane. Il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha annunciato che la sospensione delle attività cercherà il più possibile di confinare a casa le persone, consentendo loro di uscire solo per questioni di prima necessità, come lacquisto di generi alimentari o le emergenze sanitarie. L’economia più industrializzata dell’Africa si fermerà quindi per 21 giorni, spegnendosi totalmente durante la notte.

Tuttavia, i media locali, venerdì mattina, hanno mostrato ancora immagini di strade affollate e lunghe code fuori dai supermercati, soprattutto nei quartieri più poveri, dove le precarie condizioni igienico-sanitarie rendono il distanziamento sociale inefficace e potrebbero far diffondere il virus ancora più rapidamente.

In settimana, anche il presidente si è sottoposto al test per il coronavirus, risultando negativo. Ramaphosa ha poi deciso di impiegare lesercito nelle strade, insieme alla polizia, per verificare il rispetto delle misure. Tuttavia, il blocco rischia di indebolire pesantemente leconomia nazionale già afflitta da tagli pubblici e da decrescita da almeno un anno. “Noi, come l’Africa, abbiamo invitato i paesi del G20, in particolare le economie più sviluppate, a sostenere pacchetti di stimolo per i Paesi del continente”, ha dichiarato Ramaphosa, specificando di aver chiesto anche la riduzione del debito allFMI e alla Banca mondiale.

Le società minerarie e di raffinazione del metallo, il nucleo dell’economia sudafricana, stanno riducendo o arrestando del tutto la produzione. Il ministro degli Affari minerari, Gwede Mantashe, ha dichiarato he il Sudafrica continuerà a lavorare i metalli del gruppo del platino, ma ridurrà la produzione di oro, cromo e manganese. Il rand, la moneta sudafricana, ha oscillato intorno ai minimi nelle ultime due settimane e mezzo e la banca centrale ha annunciato un programma di quantitative easing. Le aziende, inoltre, si stanno preparando agli ulteriori danni economici provocati dal blocco, con Airlink che è diventata l’ultima compagnia aerea locale a sospendere tutti i voli. Anche la South African Airways (SAA) di proprietà statale, già pesantemente indebitata, ha cancellato i suoi voli.

La Banking Association of South Africa (BASA) ha affermato che l’industria cercherà di aiutare i clienti che soffrono di più delle conseguenze economiche del coronavirus, ma senza il sostegno fiscale offerto da altre parti del mondo, le opzioni saranno relativamente limitate. Le banche, caso per caso, aiuteranno i clienti che erano in regola con i loro impegni, con misure tra cui il differimento dei pagamenti, la ristrutturazione del debito o il collegamento dei prestiti. “Se il governo è in grado di creare un podi spazio fiscale per noi, allora possiamo fare di più”, ha detto a Reuters l’amministratore delegato di BASA, Cas Coovadia, aggiungendo che il settore non prenderà provvedimenti che possano danneggiarne la credibilità.

Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è inoltre l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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