Coronavirus: l’Algeria impone il coprifuoco su quasi tutto il Paese

Pubblicato il 28 marzo 2020 alle 6:28 in Africa Algeria

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L’Algeria ha deciso di imporre un coprifuoco notturno in altre 9 province del Paese per limitare la diffusione del coronavirus. La misura è stata annunciata, venerdì 27 marzo, dall’ufficio del primo ministro, Abdelaziz Djerad. A inizio settimana, il governo aveva stabilito di introdurre il coprifuoco notturno solo nella capitale, mentre nella vicina provincia di Blida, la più colpita dall’epidemia, si osserva già un coprifuoco totale. I casi confermati nel Paese nordafricano sono al momento 367, con 25 morti ufficiali. La maggior parte dei casi è stata riportata proprio a Blida, situata poco più a Sud di Algeri. L’estensione del coprifuoco, da applicare dalle 19:00 alle 7 del mattino includerà le province diBatna, Tizi Ouzou, Sétif, Costantino, Médéa, Oran, Boumerdes, El Oued e Tipaza.Per il momento, non sono stati segnalati effetti sulla produzione nazionale di petrolio e gas.

L’Algeria, secondo quanto si apprende dalle dichiarazioni del Ministero della Sanità, ha deciso di trattare i casi più gravi di coronavirus con la clorochina. Il Comitato scientifico di monitoraggio della diffusione del coronavirus ha appoggiato la scelta. “Non ci sbagliamo”, ha affermato in videoconferenza il ministro della Sanità, Abderrahmane Benbouzid, al termine di un incontro con un gruppo di esperti cinesi. “L’Algeria non ha altra scelta. Il nostro approccio terapeutico è stato convalidato dal comitato scientifico istituito ad hoc dal presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune”, ha aggiunto Benbouzid, sottolineando che la scelta del farmaco antimalarico per curare i pazienti affetti da coronavirus è stata assunta dopo vari esperimenti condotti in altri Paesi con sistemi sanitari di qualità. Tra questi, c’è anche la Cina che, a detta del ministro, “sembra essere riuscita a contenere l’epidemia”. L’utilizzo della clorochina è promosso in particolare dal virologo francese Didier Raoult, recentemente elogiato dal presidente statunitense Donald Trump.  

Nel continente africano, la regione del Nord Africa risulta al momento quella più colpita dal virus. numeri, senza contare i morti e i guariti, sono attualmente i seguenti. Il Marocco conta, allo stato attuale, 256 casi, l’Algeria 313, la Tunisia 219, l’Egitto 369 e la Libia 1. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 3 in Mauritania, 108 in Senegal, 2 in Gambia, 8 in Guinea, 2 in Guinea-Bissau, 4 in Mali, 135 in Burkina Faso, 3 in Liberia, 93 in Costa d’Avorio, 131 in Ghana, 24 in Togo, 6 in Benin, 61 in Nigeria, 84 in Camerun, 12 in Guinea Equatoriale, 6 in Gabon, 4 in Repubblica del Congo, 3 in Repubblica Centrafricana, 46 in Repubblica Democratica del Congo, 6 in Namibia, 913 in Sudafrica, 6 in Eswatini, 16 in Zambia, 50 in Ruanda, 13 in Tanzania, 27 in Kenya, 1 in Somalia, 16 in Etiopia, 11 in Gibuti, 2 in Sudan, 79 nelle Mauritius, 3 in Ciad, 9 in Niger, 4 in Angola, 4 in Zimbabwe, 7 in Mozambico, 14 in Uganda, 6 in Eritrea, 24 in Madagascar.

Diverse nazioni africane, tra cui l’Uganda, il Ghana, il Kenya e il Sudafrica, che rappresenta il Paese sub-sahariano con il maggior numero di casi, hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti. Il Senegal ha vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose. Il Sudafrica ha dichiarato emergenza nazionale e ha chiuso metà dei suoi confini. La Libia ha chiuso il suo spazio aereo. La Tunisia ha bloccato le frontiere. Il Marocco ha stanziato circa 1 miliardo di dollari per migliorare le strutture sanitarie. Tuttavia, diversi esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è inoltre l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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