Yemen: abbattutto drone Houthi diretto verso l’Arabia Saudita

Pubblicato il 27 marzo 2020 alle 9:03 in Arabia Saudita Yemen

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Il portavoce della coalizione internazionale a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, ha riferito che le proprie forze hanno abbattuto un drone lanciato dagli Houthi e diretto verso i territori sauditi.

L’annuncio è giunto all’alba di venerdì 27 marzo. In particolare, il portavoce ha rivelato che i droni intercettati e distrutti erano diretti verso le città di Abha e Khamis Mushait, situate nella regione di Asir, nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita. L’aeroporto di Abha e la zona di Khamis Mushait, in cui si trova la base di Re Khalid, sono state più volte bersaglio di droni lanciati dai ribelli sciiti nel corso del 2019. L’area di Khamis Mushait, in particolare, ospita una base aerea utilizzata come piattaforma di lancio per la campagna di bombardamenti intrapresa dalla coalizione. Non da ultimo, più volte i ribelli Houthi hanno minacciato di espandere le proprie operazioni all’interno dell’Arabia Saudita, in risposta a ciò che vengono definiti aggressioni e assedi in territori yemeniti.

Anche il 27 marzo, il portavoce delle forze Houthi, Yahya Sarea, ha affermato che le proprie milizie hanno agito, in realtà, in risposta a un attacco condotto da aerei della coalizione contro lo spazio aereo del governatorato di Ma’rib, nella notte tra il 26 ed il 27 marzo, che, tuttavia, i ribelli sono riusciti ad affrontare.

Tra gli eventi dello scorso anno, il 15 giugno 2019, i ribelli Houthi avevano dichiarato di aver attaccato per mezzo di droni entrambi gli aeroporti sauditi di Jizan e Abha, rendendoli inagibili. L’offensiva era giunta in seguito al lancio di alcuni raid aerei della coalizione saudita contro sistemi di difesa e posizioni militari del gruppo yemenita a Sana’a, avvenuti nella stessa giornata. Qualche giorno prima, il 12 giugno, l’aeroporto di Abha era stato attaccato da diversi missili da crociera lanciati dai ribelli sciiti. Tale operazione aveva causato il ferimento di 26 persone. Riad ha accusato l’Iran di aver fornito agli Houthi le armi utilizzate nell’offensiva del 12 giugno contro Abha, ma Teheran ha negato qualsiasi coinvolgimento e le autorità iraniane hanno altresì assicurato di non aver fornito né missili né droni.

Tuttavia, i droni del 27 marzo giungono dopo che, nella sera del 25 marzo, la stessa coalizione attiva in Yemen a fianco del governo centrale legittimo riconosciuto a livello internazionale, si è detta disposta a sostenere gli sforzi profusi in Yemen dall’inviato speciale dell’Onu, Martin Griffiths, volti a promuovere una de-escalation nel Paese, ad alleviare le sofferenze della popolazione e ad adottare misure concrete che riguardino aspetti umanitari ed economici e pongano le condizioni necessarie a far fronte alla diffusione di Covid-19.

L’invito a livello Onu era giunto, in particolare, dal segretario generale, Antonio Guterres, il quale, il 25 marzo, ha esortato l’umanità intera ad impegnarsi per far fronte all’emergenza sanitaria e ai pericoli derivanti dalla diffusione di coronavirus. Per quanto riguarda lo Yemen, nella dichiarazione rilasciata dal portavoce Stephane Dujarric, il segretario generale ha sottolineato come le battaglie in corso nella aree yemenite di al-Jawf e Ma’rib rischiano di esacerbare ulteriormente le condizioni di vita della popolazione. In tale quadro, Martin Griffiths, nella sera del 26 marzo ha invitato le parti impegnate nel conflitto yemenita a tenere una riunione urgente per discutere di una possibile cessazione delle ostilità.

La perdurante guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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