Coronavirus: Venezuela militarizza la benzina

Pubblicato il 27 marzo 2020 alle 12:48 in America Latina Venezuela

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Mentre il governo di Nicolás Maduro sospende le attività ordinarie e decreta una quarantena preventiva contro l’avanzata del coronavirus, il Venezuela va avanti quasi completamente senza benzina. Le restrizioni in questa occasione toccano anche la città di Caracas, che fino a poco tempo fa era al di fuori del piano di razionamento. Le autorità hanno stabilito che le poche stazioni di servizio disponibili possono essere utilizzate solo da personale medico e militare, società di trasporto alimentare o persone che dispongono di un pass ufficiale.

Le cause di questa carenza sono le stesse di altre occasioni. Le strutture sono obsolete e la produzione petrolifera del paese – uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio e derivati di questi decenni – è ai suoi minimi storici, a causa della corruzione e della mancanza di manutenzione negli anni del chavismo. Da parte sua, l’inasprimento delle sanzioni internazionali contro Maduro rende difficili le operazioni di estrazione di carburante in alto mare, come era accaduto fino a poco tempo fa.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un mese fa ulteriori sanzioni alla compagnia petrolifera statale russa Rosneft per aver aiutato il governo di Maduro a triangolare operazioni commerciali offshore per acquistare e vendere greggio venezuelano in cambio di carburante raffinato. I serbatoi di riserva di benzina che la compagnia statale Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA) ha nel Paese sono, al momento, al di sotto della metà della loro capacità. La caduta dei prezzi del petrolio crea ulteriori problemi di liquidità per la compagnia petrolifera, che non dispone di tutte le risorse necessaria ad acquistare la benzina raffinata che precedentemente produceva ed esportava.

Il governo Maduro è duramente criticato dall’opposizione, che lo accusa di approfittare della quarantena per razionare ulteriormente il poco carburante che è in grado di raffinare e aumentare le sue riserve, con un abuso di privilegi, e di approfittare della situazione per limitare la possibilità di movimento delle persone. Il portale specializzato Petroguía riporta che, negli ultimi anni, il consumo di carburante nel paese, precedentemente il più alto in America Latina, è diminuito del 63%.

L’Esecutivo di Maduro ha dichiarato l’esistenza di 91 casi in tutto il paese, una cifra che, per il momento, coincide con quella diffusa dal team medico strutturato dal leader dell’opposizione Juan Guaidó, che nei giorni scorsi aveva accusato il governo di mentire sulle cifre ufficiali. I funzionari di Maduro chiedono la fine delle sanzioni statunitensi per far fronte alla pandemia e hanno annunciato l’arrivo di personale medico e paramedico cubano e cinese.

“In Venezuela c’erano poco più di 1.300 posti letto disponibili per terapia intensiva nel 2011” – spiega l’epidemiologo ed ex ministro della sanità José Felix Oletta. Quella cifra è calata molto negli anni di Maduro. Il tasso di crescita nelle infezioni è più alto qui che in Brasile e in Argentina e il modello dei casi potrebbe essere più veloce che in Italia. Le misure di isolamento sono importanti e sono state prese in tempo, ma la mancanza di trasparenza è fonte di preoccupazione.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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