Il coronavirus non frena l’Iran nella ricerca sul nucleare

Pubblicato il 27 marzo 2020 alle 17:51 in Iran Medio Oriente

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Sebbene sia considerato il Paese mediorientale maggiormente colpito dalla pandemia di coronavirus, l’Iran non ha smesso di sviluppare il proprio programma nucleare.

A rivelarlo, il 27 marzo, l’agenzia di stampa iraniana ISNA, ripresa, a sua volta, dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed. Il tutto si basa su un rapporto dell’Agenzia Iraniana per l’Energia Atomica, secondo cui gli esperti del Paese hanno continuato, nelle ultime settimane, le operazioni di arricchimento dell’uranio, oltre ad aver sviluppato le centrifughe esistenti e averne fabbricate di nuove. Secondo quanto riferito, le attività sono continuate “senza sosta”, anche con l’inizio delle festività per il capodanno persiano, il 20 marzo, e la crescente emergenza coronavirus.

In particolare, l’azienda iraniana TSA, specializzata nella costruzione di centrifughe nucleari, ha continuato a costruire ed assemblare pezzi presso lo stabilimento di Natanz, costruendo centrifughe di tipo IR-6, IR-9 e IR-S. Sebbene siano considerate mosse dirette verso il raggiungimento di “obiettivi pacifici”, nel quadro del programma nucleare iraniano, si tratta di dispositivi che consentono a Teheran di progredire nell’ambito dell’arricchimento dell’uranio. Le ultime centrifughe, spiega il rapporto, raggiungono prestazioni 50 volte maggiori rispetto al modello IR-1 e hanno capacità pari al doppio delle centrifughe IR- 8.

Prima che Teheran annunciasse, il 27 marzo, la fabbricazione del secondo dispositivo di tipo IR-9, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, aveva rivelato, il 18 dicembre scorso, che il Paese stava lavorando alla produzione di tali nuove tipologie di centrifughe, allora in fase di sperimentazione. Tuttavia, si tratta di mosse che vanno ad aggiungersi ad un clima già di per sé teso, in riferimento al nucleare iraniano.

In tale quadro, il 3 marzo, l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA), affiliata alle Nazioni Unite, ha riferito, attraverso un rapporto, che la scorta iraniana di uranio arricchito ha superato di cinque volte il limite massimo fissato dall’accordo sul nucleare del 2015. Nello specifico, a partire dal 19 febbraio 2020, la scorta ha raggiunto i 1.510 chilogrammi circa, una cifra superiore rispetto al tetto di 300 chili, stabilito dal cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), altresì noto come accordo sul nucleare iraniano. “L’Iran non ha consentito all’agenzia di accedere in due località e non ha partecipato alle discussioni sostanziali per rispondere alle domande relative ai possibili materiali nucleari non dichiarati e alle attività connesse al nucleare”, ha poi dichiarato l’AIEA. Per l’Iran, si tratta di accuse e inchieste infondate, basate su rapporti di intelligence di provenienza israeliana e statunitense.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo siglato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. Il capo della Casa Bianca, Donald Trump, si è ritirato dall’intesa unilateralmente l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti. Alla luce di ciò, il governo di Teheran ha cominciato a venir meno agli impegni presi.

Non da ultimo, Francia, Germania e Regno Unito, il 14 gennaio scorso, hanno attivato il meccanismo di risoluzione delle dispute, dopo le accuse relative alle violazioni commesse nell’ambito dell’accordo sul nucleare. Ciò potrebbe portare le Nazioni Unite a reintrodurre le sanzioni contro l’Iran, sebbene, fino ad ora, non vi sia stata alcuna mossa o procedura concreta.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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